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Per l'Eni l'accordo è come un brusco risveglio

di Marco Magrini

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14 gennaio 2008

«Questa incertezza ha gravato sul titolo Eni per un bel po' di tempo. A nostro avviso, per la compagnia italiana, l'accordo appena raggiunto rappresenta una riga sulla sabbia». A line in the sand - l'espressione testualmente usata da un report del Credit Suisse sulla fine della contesa di Kashagan - è un modo di dire inglese che indica (in barba all'effimera natura di qualsiasi disegno sulla sabbia) qualcosa di definito, di invalicabile. E, difatti, il titolo Eni ha reagito senza scossoni, quasi con soddisfazione, alla fine del braccio di ferro fra il consorzio che sta sviluppando il mega-giacimento petrolifero sul Caspio, capitanato dall'Eni, e il governo del Kazakhstan.
Come si era detto fin dal primo momento, il gigantesco Paese asiatico non aveva nessuna intenzione di replicare l'autarchia della vicina Russia, che nell'analoga disputa sui giacimento Sakhalin-2, aveva di fatto espropriato la Shell. Qui era solo questione di soldi: i ripetuti ritardi nello sfruttamento del giacimento sul Caspio - certamente uno dei più difficili al mondo - erano ben noti al governo kazakho. Ma l'impennata nel prezzo del greggio aveva poi messo in agitazione i contabili dell'ex Stato sovietico, che con i proventi del petrolio e del gas finanziano l'ambizioso programma di crescita economica voluto dal presidente Nursultan Nazarbayev.
Alla fine, i soldi sono arrivati: fra i 2,5 e i 4,5 miliardi di dollari di compensazione, a seconda di come evolveranno i prezzi del greggio. Più il raddoppio della quota kazakha nel consorzio.
Ma la sorpresa sta nel rimescolamento delle carte, proprio in seno al consorzio. L'Eni, che nel 2000 aveva conquistato la posizione di operatore unico del giacimento, dopo un braccio di ferro dove i muscoli geopolitici contavano più di quelli tecnici e tecnologici, si trova all'improvviso in una situazione radicalmente diversa: dal 2011, quando Kashagan entrerà in produzione (ovvero ancora un anno più tardi delle ultime stime), gli operatori diventeranno quattro. Oltre all'Eni, ci saranno tutte e tre le compagnie che ambivano originalmente alla posizione di operatore: ExxonMobil, Shell e Total. Ma c'è qualcosa di più.
«Strettamente parlando - ha detto il ministro dell'Energia, Sauat Mynbaev - l'operatore cambierà e ci sarà una nuova società operativa. L'Eni sarà responsabile fin quando non sarà conclusa la fase di esplorazione e di produzione. Ma sarà controllata dal resto del gruppo». Nei sogni iniziali, Kashagan avrebbe già dovuto rifornire il mondo con 1,5 milioni di barili il giorno, fare da medaglia, sul petto dell'Eni. Il risveglio di oggi, è piuttosto brusco. E' come una linea scolpita nel marmo.

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