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Alitalia, Berlusconi: «Molti imprenditori pronti per la cordata»

di Alberto Annicchiarico

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08 aprile 2008

«Appena si chiuderà in modo negativo la trattativa con Air France ci sarà una cordata di imprenditori che si faranno avanti e dopo 3-4 settimane di approfondimento faranno una offerta». Lo ha spiegato a "Radio anch'io" il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, precisando che al suo appello ha risposto «un numero enorme di imprenditori. Non c'è stata nessuna delle associazioni che ho incontrato, dalla Coldiretti alla Confapi, che abbia detto che si sottrarrebbe ad un aiuto alla nostra compagnia di bandiera».

A dire il vero uno che si tira indietro, anche per il dopo elezioni ed eventuali mediazioni (tesi sostenuta dai sindacati, secondo cui Parigi avrebbe offerto spiragli per riaprire i giochi dopo il voto), c'è: è Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, nei mesi scorsi protagonista con Air One della cordata che si era proposta in alternativa al colosso transalpino: «Da quando siamo stati esclusi dalla trattativa in dicembre, non abbiamo più nulla da dire».

Berlusconi in un'intervista al Giornale ha poi precisato che è l'azionariato diffuso, oltre la cordata di grandi imprenditori italiani, la strada da seguire per risanare l'Alitalia. «Se non la svendono prima delle elezioni - ha dichiarato il candidato premier del Pdl - la salveremo. L'altro giorno ho ricevuto la lettera di un artigiano con un assegno di 150 euro. "Non posso dare di piu", mi ha scritto, "ma voglio offrire il mio contributo per evitare la vergogna che la nostra compagnia di bandiera finisca nelle mani di un altro Paese. Mi ha colpito questa lettera. E mi ha fatto venire un'idea: posso chiedere a tutti di diventare azionisti di Alitalia. E anche di volare Alitalia».

Accanto all'azionariato diffuso «c'è - ha riaffermato Berlusconi, ignorando le critiche apparse anche sulla stampa internazionale, su tutti l'ironico Wall Street Journal che ha titolato su un'immaginifica "Air Silvio" - una compagine molto allargata di imprenditori importanti che si faranno avanti non appena questa sciagurata trattativa finirà. Alitalia resterà italiana e tornerà in attivo».

A candidarsi per il salvataggio arriva anche Gaetano Intrieri, da un anno amministratore delegato di Club Air: «Certo noi siamo una piccola compagnia (base a Dossobuono di Villafranca, vicino Verona, quattro velivoli in tutto per meno di 350 posti complessivi, ndr), ma - ha dichiarato in un'intervista a LiberoMercato- crediamo nelle possibilità di successo della cordata italiana per Alitalia». Intrieri, già top manager di NorthWest negli Usa e consulente di Mc Kinsey, afferma che «per Alitalia non servono soldi. Servono solo buoni manager, non certo l'esorcista di cui parla Maurizio Prato».

Intrieri dà ragione a Berlusconi che si oppone all'operazione con i francesi. «Secondo me siamo di fronte a un altro caso Sme. Anche allora Prodi aveva tentato di svendere una proprietà pubblica. Berlusconi si oppose facendo fare un grande affare allo Stato. Adesso sta facendo lo stesso dimostrando, ancora una volta, grande fiuto imprenditoriale».

Dal campo avversario il segretario del Pd, Walter Veltroni durante la registrazione della puntata di "Porta a porta" che andrà in onda questa sera, torna a criticare, pur senza citarlo direttamente, il leader del Pdl Silvio Berlusconi per le prese di posizione sulla vicenda Alitalia. La trattativa tra Alitalia e Air France è stata condizionata dalle «interferenze della politica», il dialogo deve riprendere perché ci sono in ballo molti posti di lavoro, anche se è evidente che «a qualcuno non interessa. E' stato fatto un disastro, è stata messa a duro rischio la trattativa con Air France».

Ricorda Veltroni: «Qualcuno ha detto che se fallisce Alitalia non gliene importa nulla, sono state evocate cordate che non ci sono, si è parlato dell'intervento di propri congiunti che poi si sono ritirati... Io sono perché la trattativa con Air France vada avanti». Per il segretario del Pd bisogna «salvare Alitalia, Malpensa e, soprattutto, i posti di lavoro che a me interessano e a qualcun altro evidentemente no».

Quanto al fatto che il suo avversario abbia fatto di Alitalia un tema di campagna elettorale, Veltroni sottolinea che durante il governo Berlusconi «si sono bruciati 2,5 miliardi in 5 anni senza fare nulla». Invece il governo Prodi «almeno ha affrontato la cosa». Poi, «sui tempi e le modalità si possono avere tutte le opinioni che si vuole». Insomma, per Veltroni il caso Alitalia ha dimostrato, specie dopo le dichiarazioni di Berlusconi sulla cordata italiana, che «non si fanno gli interessi del Paese ma quelli elettorali e di parte».

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