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Marchionne non chiude Termini
«La Fiat ha radici in Italia»

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18 giugno 2009

«Non si può immaginare un gruppo Fiat senza radici in Italia». Lo ha assicurato l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, secondo quanto riferiscono fonti presenti all'incontro con sindacati e Governo in corso a Palazzo Chigi.

Rispetto al tema caldo dello stabilimento di Termini Imerese il ceo di Fiat ha detto che intende mantenere lo stabilimento siciliano ma «con produzioni diverse da quella automobilistica». «Per questo - ha aggiunto - si dovrà rivedere l'accordo di programma». Fiat perciò conferma la produzione della Ypsilon fino al 2011. «A Pomigliano - ha aggiunto l'ad - manteniamo la produzione Alfa 159 berlina fino al 2010 e Alfa 147 e Gt quindi successivamente sarà assegnata una nuova piattaforma con uno o più modelli». «Fiat - ha detto Marchionne - non intende nascondersi dietro il paravento della crisi ma i grandi traguardi non si raggiungono da soli».

Infine, Marchionne ha sottolineato come ci sia un «eccesso di regolamentazione» in Europa, in particolare sull'ambiente ci sono «troppe norme» che comportano oneri per le imprese di circa 45 miliardi l'anno. Secondo l'ad del Lingotto bisognerebbe «sospendere» le norme sulla regolazione. Marchionne ha aggiunto che ci sono state «ricadute positive» dai provvedimenti di incentivi al mercato auto. «In tutti gli stabilimenti - ha concluso - c'è stata una buona raccolta ordini».

Il Lingotto, con una nota, ha commentato il contenuto che l'amministratore delegato Sergio Marchionne ha illustrato al tavolo di Palazzo Chigi: «La crisi dei mercati internazionali ha aggravato ancora di più il problema della sovraccapacità produttiva, che da anni caratterizza l'industria dell'auto mondiale. Si prevede che in Europa, nel 2009, la percentuale di utilizzo degli impianti scenda a circa il 65%». Per questa ragione, sottolinea la Fiat nella nota, «oggi è assolutamente necessaria una razionalizzazione dell'industria dell'auto per riportarla a un livello di sostenibilità economica». Tutti gli sforzi fatti finora a livello gestionale, industriale ed economico «non sono più sufficienti. Occorrono interventi strategici per raggiungere un'adeguata massa critica, per aumentare i volumi prodotti per piattaforma e per estendere la presenza geografica».
In quest'ottica «va letta l'alleanza raggiunta con Chrysler. Fiat e Chrysler insieme sono diventati il sesto produttore al mondo».

18 giugno 2009
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