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Fini: «Più liberalizzazioni, no a tentativi di restaurazione»

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16 giugno 2009

«Maggiore liberalizzazione e apertura concorrenziale dei mercati». È la ricetta indicata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, per favorire una crescita di medio e lungo termine. Nei saluti che hanno preceduto la presentazione della relazione dell'Antitrust, Fini ha messo in guardia dai rischi di un ritorno del pubblico nell'economia, come più volte si è evocato nel periodo di crisi. Si tratterebbe di «inopportuni tentativi di restaurazione».

Necessarie, invece, politiche di riforma «nei settori pubblici strategici, come l'istruzione, la ricerca scientifica, la giustizia civile, da cui in larga misura dipendono fattori essenziali e determinanti della produttività e della crescita dell'economia nazionale».

Di fronte alla crisi economica, ha ricordato Fini, «è stata, da più parti, rivendicata la superioritá dell'intervento pubblico e si è invocata una più estesa presenza dello Stato nell'economia, unitamente all'introduzione di vincoli più stringenti alla libertá di iniziativa economica. Questo diffuso atteggiamento appare quanto meno singolare a fronte di una crisi alla cui genesi hanno contribuito, in misura assolutamente non secondaria, scelte pubbliche errate o insufficienti; in particolare, una inefficace e lacunosa disciplina dei mercati finanziari e politiche monetarie incautamente accomodanti». Il concorso di questi errori, ha detto Fini «ha prodotto una miscela perversa di opacitá, conflitti di interesse e distorsioni nel meccanismo di formazione dei prezzi dei titoli. Un vasto numero di intermediari finanziari ha così potuto trasferire su soggetti terzi i rischi eccessivamente elevati, ma non riconoscibili e valutabili dal mercato, assunti nel perseguimento di politiche imprenditoriali fortemente orientate ai risultati di breve periodo piuttosto che ai canoni di una sana e prudente gestione».

«Le degenerazioni conseguenti a questo assetto squilibrato - ha concluso Fini - non possono dunque essere imputate al mercato e alla concorrenza, ma a quell'insieme di fattori distorsivi che ha seriamente alterato quelle condizioni di contesto essenziale per il loro corretto funzionamento. Diversamente, finiremmo per confondere cause e sintomi, rischiando di aggravare ulteriormente una situazine giá difficile e densa di incognite». (N.Co.)

16 giugno 2009
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