La Gran Bretagna è uscita ufficialmente dalla recessione. Le cifre diffuse oggi dall'Office for National Statistics (ONS) - l'Istat britannico - dicono infatti che il Pil del Regno Unito, nell'ultimo trimestre del 2009, è cresciuto dello 0,1%. Poco, pochissimo, anche meno di quanto vaticinato dagli aruspici dell'economia (Downing Street si aspettava un più 0,3%).


Eppure è sufficiente a tirare una bella riga sul passato, quei 18 mesi di contrazione consecutiva che hanno trasformato la crisi del credito nella Grande Crisi, ovvero la peggiore che il Regno Unito abbia mai affrontato a partire dagli anni Trenta. Detto questo, non tira aria di festa sul lato britannico della Manica. Lo spauracchio che aleggia ora sulle scrivanie di politici e imprenditori è l'andamento a 'W' dell'economia: vedere il Pil salire di un tantino per poi esibirsi in un ulteriore crollo. Un incubo. Il Regno Unito, a partire dal primo trimestre del 2008, ha bruciato 6 punti percentuali di prodotto interno lordo e ha ammassato 178 miliardi di sterline di debito pubblico. Il 'pound' continua ad essere debole nei confronti di dollaro ed euro.

 

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