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Obama: senza riforme ancora crisi

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Venerdí 23 Aprile 2010

NEW YORK. Dal nostro corrispondente
Cooper Union, pietra angolare posata nel 1858, la Great Hall, la Sala Grande, da dove sono stati pronunciati alcuni dei più importanti discorsi della storia americana. Ieri è toccato a Barack Obama, che da questo salone disadorno ma imponete, poco lontano da Wall Street, ha lanciato con grande eloquenza il suo ultimo affondo per chiedere il passaggio di una riforma epocale del sistema finanziario che impedirà la formazione di nuovi rischi sistemici.
Il presidente si è rivolto ai molti banchieri in sala, fra questi Lloyd Blankfein, di Goldman Sachs: ha chiesto loro di non resistere a un cambiamento inevitabile, di ritirare «i battaglioni di lobbisti scesi sulla capitale, di smetterla con attacchi e ragionamenti fuorvianti che vogliono uccidere la proposta di legge, non migliorarla». È stato sotto il peso di queste forze, ha argomentato Obama, che il progetto di riforma non ha potuto contare su un appoggio bipartitico di cui c'è estremo bisogno. «Non vedremo sempre le cose allo stesso modo. Non saremo sempre d'accordo - ha continuato il presidente - ma questo non significa che dobbiamo scegliere fra due estremi, non dobbiamo scegliere fra mercati privi di qualunque protezione contro la crisi e mercati soffocati da regole onerose che sopprimono l'imprenditoria e l'innovazione. Si tratta di una falsa scelta». Poi una frase a effetto, una di quelle tipiche frasi che da qualche tempo Barack Obama usa per massimizzare l'effetto dei suoi discorsi populisti, perché ieri il presidente ha soprattutto parlato a Main Street, all'americano qualunque, per convincerlo a seguirlo, al di là degli schieramenti politici: «Se alcune istituzioni si comportano da banditi sfruttando i loro clienti, ne soffre la nostra intera economia, milioni di persone sono rimaste senza casa e decine di milioni con valori di capitale crollati». Una frase che ha fatto storcere la bocca di Blankfein, il capo di Goldman Sachs, l'istituzione finanziaria sul banco degli imputati della Sec, accusata di aver truffato i proprio clienti.
Obama ha chiarito che la riforma è inevitabile. Che le dimensioni assurde di banche «talmente grandi da poter travolgere la nostra economia» vanno mediate della "regola Volcker" che impone alcuni limiti sulle dimensioni degli istituti e sui rischi che possono sottoscrivere. E lo spilungone e anziano Paul Volcker, il consigliere del presidente in materia, che salvò l'America dall'inflazione quando guidava la Federal Reserve all'inizio degli anni Ottanta sedeva lì davanti al presidente ad ascoltare circondato dai banchieri che preferirebbero vederlo scomparire e da altre 700 persone invitate ad ascoltare il discorso. Al secondo punto dopo il controllo della dimensione Obama ha messo la trasparenza: «il problema è che i mercati hanno operato nell'ombra della nostra economia, invisibili ai regolatori e al pubblico. Le nostre riforme vogliono rispettare le attività legittime ma prevenire il rischio sfrenato. Gli unici che debbono avere paura di queste regole sono coloro le cui attività non passeranno l'esame». Infine il presidente ha citato l'importanza assoluta, decisiva di un'agenzia per la protezione dei consumatori «perché la crisi finanziaria non è stata il risultato di decisioni prese solo a Wall Street, ma intorno ai tavoli di cucina di tutta l'America su mutui, prestiti, carte di credito che non ci si poteva permettere». Obama ha anche espresso ottimismo per un barlume di bipartitismo emerso in Congresso negli ultimi negoziati. E ha ricordato che la missione per il rinnovo degli Stati Uniti d'America resterà sempre quello di adeguarsi al passo dei tempi, di evitare il prevalere iniquo dei più forti sui più deboli. «L'obiettivo è di mettere fine ai salvataggi del contribuente, portare fuori dall'ombra operazioni complesse, proteggere i consumatori». Un discorso ben pronunciato, come fa sempre questo presidente, condito di populismo ma anche denso di urgenza storica, di inevitabilità. In effetti se le riforme andranno avanti il volto di Wall Street, dei mercati e la mappa del potere finanziario in America come li abbiamo conosciuti negli ultimi 20 anni ne usciranno profondamente cambiati. Per questo, quando li abbiamo visti uscire, fra i banchieri riconoscibili la maggioranza aveva la testa bassa.
M.P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL PARTERRE



Lloyd Blankfein
Il ceo di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein ha assistito al discorso di Obama. La banca, nei giorni scorsi, è stata è accusata di frode dalla Sec per la gestione dei mutui subprime e la vendita dei prodotti derivati.
Paul Volcker
In platea era presente Paul Volcker, ex presidente Fed e capo avisor per l'economia di Obama. Il presidente ha ribadito la necessità della «Volcker rule» che pone limiti alle dimensioni e ai rischi presi dalle banche.
Il Tea Party
Fuori dalla sala dove stava parlando Obama è andata in scena la protesta dei Tea Party, il movimento della destra repubblicana che contesta ferocemente la politica economica di Obama.

Venerdí 23 Aprile 2010
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