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Il costo delle merci ostacola la ripresa

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Mercoledí 28 Aprile 2010

Maurilio Sartor
MONTICHIARI
I mercati delle materie prime sono nuovamente in tensione, ma i manager degli acquisti non sono più disposti ad accettare supinamente la situazione. Già da qualche mese chi si occupa di approvvigionamenti era stato chiamato a reagire alle richieste dei produttori di metalli, che cercavano di "forzare" contratti siglati da tempo, con la richiesta di applicare i più elevati prezzi spot. Ora si cerca di mettere in atto contromosse che facciano capire che le aziende non possono più subire passivamente.
La decisione è emersa al tradizionale Workshop organizzato alla Fiera di Montichiari da Adaci, Associazione del Management degli Approvvigionamenti. I responsabili degli acquisti hanno avuto modo di confrontarsi e di studiare le linee guida da seguire sui rispettivi mercati di riferimento.
Gli accenni di ripresa per le Pmi non mancano, in questo primo semestre dell'anno, come è stato notato nel suo intervento a Montichiari da Domenico Delli Gatti, ordinario di Economia politica all'Università Cattolica diMilano. Ma si tratta di segnali timidi e discontinui. La crescita è ancora lenta e si fa sentire la mancanza di commesse a medio termine. In questo terreno è particolarmente grave il rischio di un ciclo inflativo oppure, peggio, una eventuale fase deflativa dei consumi.
Il rischio, notano i Purchasing Manager, è ingigantito dai massicci e deleteri interventi operati sui mercati delle materie prime da parte di grandi operatori finanziari. Le loro mosse speculative minacciano di stravolgere in modo schizofrenico un mercato dove il confronto tra produzione e consumi è sempre meno influente.
L'attenzione non è più confinata all'andamento del petrolio o al rapporto tra euro e dollaro. Chi compra deve fare i conti con il trend dei prezzi di metalli, leghe, acciai, rottami, materie plastiche, resine, componentistica in genere. Se le quotazioni andranno fuori controllo, le Pmi accuseranno una nuova crisi di sfiducia. Per il momento, la reazione è quella di non effettuare acquisti quando ci si trova di fronte a richieste di prezzi in forte aumento. È un tentativo di riconquistare forza contrattuale e di esternare un malessere profondo, perché molte aziende si chiedono sino a quando sarà possibile far fronte ai rincari, reagire e rimanere sul mercato.
Materie prime a prezzi troppo alti minacciano di fermare la debole ripresa e di creare preoccupanti bolle speculative. I 1.400 soci Adaci non hanno intenzione di aspettare passivamente che la situazione precipiti.
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Mercoledí 28 Aprile 2010
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