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Dall'Unione europea si può uscire

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Giovedí 29 Aprile 2010

Marina Castellaneta
Il Trattato di Lisbona non prevede in modo espresso una procedura per l'uscita volontaria di uno stato membro dall'Eurozona. Per abbandonare la moneta comune, l'unica eventuale strada, per la Grecia o altri partner in difficoltà, sembra essere uscire del tutto dall'Unione europea. Un'ipotesi di scuola, improbabile, ma tecnicamente possibile.
Proprio l'entrata in vigore, il 1° dicembre 2009, del Trattato di Lisbona offre anzi qualche strumento in più. Questo perché, per la prima volta, il Trattato Ue afferma, in modo espresso, il diritto di ogni Stato di uscire dalla Ue (articolo 50), facoltà prima non prevista nei Trattati e utilizzabile solo con un marchingegno interpretativo e il ricorso alla Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969, che lascia spazio al recesso anche quando i trattati non lo prevedono espressamente se questo diritto può essere dedotto dalla natura del trattato o dalla volontà delle parti.
La procedura di recesso impone allo stato che vuole abbandonare l'Unione di comunicare la scelta al Consiglio. A questo punto si apre un negoziato tra Unione e stato membro che si conclude con un accordo che fissa le modalità del recesso, con una delibera adottata a maggioranza dal Consiglio e approvata dall'Europarlamento. Sono ammessi ripensamenti. In tal caso, lo stato dovrà sottoporsi alle ordinarie procedure di adesione. Anche qui, la possibilità che uno stato "secessonista" venga riammesso nell'Unione e magari nel club dell'euro, sembra solo teorica.
Dall'entrata in vigore dell'accordo di recesso, i Trattati smettono di essere applicabili per lo stato. La Carta di Lisbona non dice nulla, invece, sulla possibilità di abbandonare solo l'Eurozona. Il Trattato, infatti, ammette l'opting out per alcuni stati, ma non dice nulla sulla possibilità di smarcarsi dall'euro. Lo scenario, per chi non rispetta i parametri di Eurolandia, non è cambiato molto con il Trattato di Lisbona, perché non è stata prevista la possibilità di un recesso da quest'area se non utilizzando la clausola d'uscita dall'intero Trattato. Tanto meno è prevista la facoltà di espulsione.
Il Consiglio Ue, infatti, su indicazione della Commissione potrà solo verificare se esiste un disavanzo eccessivo e trasmettere raccomandazioni allo stato membro. Se il paese «persiste nel disattendere le raccomandazioni», il Consiglio può intimargli di adempiere alle misure entro un termine stabilito e applicare sanzioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedí 29 Aprile 2010
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