BRUXELLES
La Commissione europea ieri ha dato il via libera all'ingresso dell'Estonia nell'euro dal 1° gennaio prossimo. Ma la Bce si è messa subito di traverso.
Tallin rispetta tutti i criteri previsti e poi la sua entrata nella moneta unica è un segnale forte di fiducia nell'euro e nell'Europa, hanno commentato in piena sintonia il presidente della Commissione Josè Barroso e Olli Rehn, il commissario competente.
Immediata però la doccia fredda da Francoforte dove si esprimono seri dubbi sulla promozione perché non si ritiene sostenibile la convergenza raggiunta dal paese, soprattutto in fatto di controllo dell'inflazione. Sullo sfondo, non detti, i timori che anche un'economia quasi "microscopica" come quella di un paese da 1,4 milioni di abitanti possa portare nell'euro affetto dalla sindrome greca un carico di destabilizzazione di cui in questo momento non si sente proprio il bisogno.
Quello della Bce non è comunque un parere vincolante. La decisione finale sarà presa dai ministri delle Finanze in luglio, previa la benedizione politica del vertice europeo di giugno. A scorrerle, le cifre estoni per ora sono invidiabili: deficit del 2,4% quest'anno e il prossimo, debito rispettivamente al 9,6 e al 12,1%. Inflazione allo 0,7 annuo. Se non ci saranno sorprese, l'Estonia diventerà il 17mo membro dell'euro. «Sarebbe totalmente illogico non premiare il rispetto delle regole proprio quando la loro violazione è diventata un grosso problema per l'euro» ha affermato il ministro estone delle Finanze Jungen Ligi. A torto?
A. C.

 

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