Tiziano Grandelli
Mirco Zamberlan
La Funzione pubblica rilancia senza titubanze l'immediata applicazione della riforma Brunetta sia sulla ripartizione delle competenze tra legge e contrattazione nazionale sia sui poteri dirigenziali in materia di organizzazione degli uffici e di gestione dei rapporti di lavoro. Il nuovo quadro delle relazioni sindacali, ha chiarito Palazzo Vidoni dopo che i sindacati avevano parlato di "rinvio" delle novità illustrando il nuovo contratto dei dirigenti di fisco ed enti non economici, è già in vigore, perché la legge non ammette deroghe.
Il nuovo quadro modifica drasticamente la dinamica delle relazioni sindacali, togliendo dai tavoli della concertazione molte e significative materie. Nella logica della riforma i dirigenti devono decidere direttamente, procedendo alla sola informazione ai sindacati se prevista nei contratti. Eventuali comportamenti difformi sarebbero nulli per espressa previsione normativa. Che la novità potesse essere mal digerita dalla parte sindacale non può certo stupire, e infatti le reazioni non sono mancate. Nel comparto degli enti pubblici non economici è stata adottata la prima sentenza ad opera del Tribunale di Torino su ricorso dei sindacati, che ha visto soccombere l'Inps il quale, in applicazione della riforma, aveva ritenuto superate le norme del contratto nazionale in materia di banca delle ore. La sentenza, richiamando in modo estensivo l'articolo 65 del Dlgs 150/2009 sull'adeguamento dei contratti decentrati, chiede di mantenere in vita le vecchie regole delle relazioni sindacali a tutto il 2010. Nella stesso comparto il silenzio del contratto 2006-2009 era stato letto dai sindacati come conferma delle attuali regole. La Funzione pubblica ha immediatamente stoppato questa linea, spiegando al contrario che il contratto non potrà in alcun modo intervenire su questioni oggi riservate alla legge. I contenuti specifici saranno oggetto di una circolare che cercherà di definire questo delicato momento in cui convivono i vecchi contratti, in parte superati, e la nuova riforma.
Il nuovo riparto delle competenze si applica dunque anche agli enti locali, che non possono nemmeno invocare un periodo di moratoria in quanto né l'articolo 16 né l'articolo 31 del Dlgs 150/2009 lo prevedono.
Dall'entrata in vigore del Dlgs 150, quindi, l'organizzazione degli uffici e la gestione del rapporto di lavoro sono in mano in via esclusiva ai dirigenti o, quando questi non sono previsti, ai titolari di posizioni organizzativa, che esercitano le funzioni con i poteri del datore di lavoro privato escludendo qualsiasi forma di relazione sindacale. Per gli enti locali, sulla materia vigeva l'articolo 8 del contratto nazionale del 1° aprile 1999, nel quale si leggeva che erano soggetti a concertazione, ad esempio: l'orario di servizio, l'andamento dei processi occupazionali, i criteri per la mobilità interna. Ne consegue che, se il comune vuole strutturare il servizio di vigilanza con un orario che si articoli dalle 6 alle 14 e dalle 15 alle 22, oggi è sufficiente una disposizione del comandante, che non deve più confrontarsi con le organizzazioni sindacali. È evidente che tale articolazione si riflette sull'orario di lavoro e, quindi, sulla busta paga dei vigili, in quanto fa venir meno i presupposti per la corresponsione dell'indennità di turno.
Così la programmazione triennale dei fabbisogni di personale è un atto unilaterale dell'amministrazione, avulsa dal sistema delle relazioni sindacali. Ma la necessità di coerenza fra questa programmazione e la dotazione organica può richiamare in gioco i sindacati nel momento in cui si prospetta una modifica della dotazione, in quanto l'articolo 6 del Dlgs 165/2001 prevede, per questa fattispecie, la consultazione.
Il quadro è, quindi, molto intricato e alto è il bisogno di un provvedimento interpretativo che dirima le questioni incerte.
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