La possibilità di un'isola, titolo di un romanzo di Michel Houellebecq, è la perfetta sintesi del santorismo come del suo specchio politico, il berlusconismo. La possibilità di un'isola è l'idea che si possa creare dal nulla il singolo mondo, il singolo evento, il singolo conduttore di fronte alla piazza, alla folla, ma sempre in fondo solo. Nell'isola ci puoi arrivare, accendendo la televisione o prendendo la strada Cassanese che ti porta a Milano 2. Ma il protagonista resta lì al centro di Samarcanda come di Villa Certosa. Solo. Arroccato nei tempi duri, «come il generale Custer», all'arrembaggio nei tempi floridi, con i compagni di viaggio che vanno e vengono e con cui si può litigare e no.

Tutti lì ad aspettare lo scatto del protagonista, il Bella ciao, il costante predellino televisivo di un colpo di teatro, come due sere fa. Perché l'isola ogni tanto deve tagliare i ponti, tutti, anche quelli con la stampa, con la parte politica più vicina, tutti. La Bologna di Rai per una notte che va su Internet è la piazza San Giovanni di Berlusconi: chiama alla riscossa. Il j'accuse dell'altra sera di Michele Santoro è «l'abolirò l'Ici» di Silvio Berlusconi. L'editto bulgaro è, con qualche differenza, l'alternanza dei discorsi del duce e del Cav. a inizio trasmissione. Lo scatto però, in questa prospettiva, non è nemmeno il coppiano «un uomo solo al comando». Perché nel loro fare decisionista, il santorismo e il berlusconismo sono eventi, con una brutta parola si potrebbe dire "fenomeni", che mirano a convincere, conquistare, sedurre lo spettattore: se volete che resti, ditelo! Non per nulla questi "fenomeni" nascono da due persone che hanno fatto della comprensione del mezzo televisivo il loro successo.

Fino al '94 le due isole erano ordinarie storie di successo, poi sono diventate mondi, anzi meglio pianeti o qualcosa di simile, come la terra e la luna, in contrapposizione tra loro, ma in costante rotazione l'uno attorno all'altro. A volte tra le due isole si comunica. Ma la telefonata di Berlusconi, «si contenga, lei è un dipendente pubblico», equivale alla coda di Moby Dick che sbuca sugli schermi di Mediaset per raccontare i balcani in fiamme dall'altra parte della barricata. Quella telefonata, quel «si contenga», sembrava giungere da un altro pianeta, da un'altra isola. Come Santoro a Mediaset non era più un'isola, un evento, ma una trasmissione nel palinsesto di una tv privata. Non è nemmeno però la solitudine dei numeri primi, per citare il successo letterario di Paolo Giordano, è la solitudine dei costruttori di eventi, dei creatori di attesa, dei predellinatori. Come il Berlusconi che fa il Pdl salendo in macchina e come il Santoro che chiude Annozero, lascia la Rai (come dipendente), attacca tutto e tutti, e passa a creare il prossimo evento, la prossima prima, la docufiction. Polemiche e dunque grande attesa.

 

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