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Borsa, i titoli che hanno resistito alla crisi

di Alberto Ronchetti

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13 OTTOBRE 2008
I titoli migliori e i peggiori
ANALISI
Il termometro della paura
di Marco Liera

L'ultima settimana ha dimostrato, ancora una volta, che quando i mercati azionari sono in preda al panico, può davvero accadere di tutto. I piani di salvataggio varati dai Governi, l'azione delle Banche centrali e i messaggi rassicuranti delle autorità politiche non sono bastati per impedire ai listini di proseguire la corsa al ribasso. Anchei comparti difensivi o le Borse emergenti, che avevano limitato le perdite nei mesi passati, nelle ultime settimane sono scesi a valanga.

Ma,se dall'andamento generale dei panieri passiamo all'analisi delle performances delle singole azioni, si vede che le differenze fra quelle che hanno guadagnato di più e quelle che hanno perso di più possono essere anche notevoli. Suggerendo anche alcune osservazioni. A partire dal fatto che l'analisi deve essere fatta sulla singola storia societaria, più che sul settore.

Nelle tabelle accanto ci sono i titoli che, da inizio anno, si sono comportati meglio e peggio nei principali listini europei e a Wall Street. L'andamento ha premiato, in molti casi, società oggetto di operazioni di finanza straordinaria oppure oggetto di voci speculative. Il caso più eclatante è quello della tedesca Volkswagen che vanta, da gennaio a oggi, un capital gain di oltre il 100% (vicino al 120% alla chiusura di venerdì) su voci di possibile scalata da parte della famiglia Porsche e dei movimenti degli hedge fund attorno al titolo. Anche l'inglese Detica Group, che opera nei sistemi della difesa, mostra un ottimo capital gain (+100% da inizio anno) dopo l'annuncio dell'acquisizione da parte di Bae.

Gli altri best performer si trovano prevalentemente fra i classici difensivi (come utilities o energetici) o in piccole capitalizzazioni che operano in settori tecnologici "di moda" sui mercati (energie alternative e biotech). In Italia, per esempio, tra le migliori performance c'è Landi Renzo, che realizza impianti per l'alimentazione a gas dei veicoli.

I risultati peggiori accomunano invece su tutti i listini del mondo le società più colpite dalla crisi: banche, immobiliari, industriali e aziende legate al ciclo. Colpisce in particolare la lettura dei titoli peggiori di Wall Street, che raggruppa alcuni dei nomi che erano fra i più blasonati della Corporate America: da Office Depot a General Motors, da Wachovia ad Aig. Una conferma in più del cambiamento epocale che stiamo vivendo.

Fin qui la fotografia a oggi. Ma cosa accadrà nelle prossime sedute? Azzardato fare ipotesi. I timori di altri crash bancari e di recessione tengono alta la tensione. È vero che, secondo l'analisi tecnica, molti segnali indicano la possibilità di ulteriori ribassi. E quindi di successivi rimbalzi.
Potrebbe accadere già nelle prossime sedute. Il punto fondamentale, però, non è la possibilità di una reazione tecnica. È un altro. Quando tornerà un clima stabilmente più sereno? Certo non basteranno giorni o settimane. Serviranno alcuni trimestri, se non qualche anno, per ricostruire la fiducia.

Però chi può ragionare su un orizzonte lungo – e non teme altre ondate ribassiste – trova oggi titoli di qualità a prezzi stracciati. Ovviamente gli eventuali acquisti vanno selezionati con attenzione, con un occhio più attento a società difensive con bilanci solidi e buona visibilità degli utili.
Gli energetici, che grazie al supergreggio si sono difesi bene fino a luglio, hanno perso molto terreno con il ridimensionamento del prezzo del barile e oggi non sono fra i preferiti. Le valutazioni sono ovviamente basse, ma il rischio di un ulteriore calo del petrolio mette a rischio il cash flow prospettico.

Invece molti valori del comparto farmaceutici da inizio anno hanno tenuto i prezzi o meglio, hanno perso meno degli altri grazie alla stabilità dei profitti e ai conti in ordine. Fattori che potrebbero sostenere i prezzi anche nei prossimi mesi.

Le telecom, dopo la bolla del 2000 e la crisi successiva, hanno ridato solidità ai bilanci. Adesso non sono più considerati titoli growth, ma comunque riescono a distribuire un dividendo medio del 6-8%. Infine i consumi anticiclici (alimentari e tabacco)in una fase come l'attuale mettono in evidenza il loro ruolo difensivo.

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