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Navarro Valls: perché ho detto sì alla fondazione Telecom

di Franco Locatelli

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Venerdí 30 Gennaio 2009
Ettore Ferrari /POOL ANSA/DEF

Da stretto collaboratore di Papa Wojtyla per la comunicazione a presidente della nuova Fondazione Telecom Italia. Nella vita di Joaquin Navarro-Valls, spagnolo di 72 anni, l'incarico ricevuto dal maggior gruppo telefonico italiano guidato da Franco Bernabè sembra un segno di grande discontinuità, ma forse lo è meno di quanto si immagini. Non solo perché il filo conduttore della comunicazione c'è sempre, ma perché identico è lo spirito di servizio verso la comunità. Ne conviene, in questa intervista al «Sole-24 Ore», anche Navarro-Valls: «Sognavo da tempo di tornare a studiare aspetti sociali dell'età contemporanea che mi hanno sempre interessato tanto e le motivazioni della Fondazione Telecom Italia fanno esattamente capo alla responsabilità sociale d'impresa di cui parlano ben tre encicliche di Giovanni Paolo II. È ciò che mi ha spinto ad assumere questo nuovo incarico, che mi permetterà di conoscere meglio i bisogni della parte più debole della società e, possibilmente, di concorrere ad alleviarli un po'». Curiosamente anche la sua straordinaria avventura con Giovanni Paolo II cominciò da una telefonata, inattesa: nel 1984 Navarro-Valls dovette interrompere all'improvviso un incontro alla Stampa estera con Gianni Agnelli perché il Papa l'aveva convocato d'urgenza per affidargli l'incarico di Direttore della Sala Stampa della Santa Sede: «Si vede - dice oggi sorridendo - che nella mia vita c'è sempre un telefono che squilla».
Di che cosa si occuperà la Fondazione Telecom Italia?
Concentrerà attività e risorse su tre ambiti specifici: 1) il campo sociale, con iniziative educative e assistenziali dedicate alle fasce meno protette della popolazione; 2) la valorizzazione dell'educazione, dell'istruzione e della ricerca scientifica, con progetti finalizzati a migliorare l'accesso ad una formazione di qualità; 3) la tutela del patrimonio storico-artistico, con l'obiettivo di stimolare la creatività e l'innovazione nella diffusione della cultura artistica, architettonica, urbanistica e del paesaggio, nel rispetto della sostenibilità ambientale.
Quando saranno pronti i primi progetti?
Nel giro di un paio di mesi.
Di quante risorse dispone la Fondazione?
Riceverà ogni anno lo 0,5 per mille dell'ebitda consolidato del gruppo Telecom Italia che, in base al bilancio 2007, sarebbe pari a circa 5,5 milioni di euro.
Quanti collaboratori avrà?
La Fondazione avrà un segretario generale nella persona di Fabio di Spirito, manager del gruppo di grande esperienza, e un Comitato scientifico composto da cinque personalità di indubbia competenza tecnica e forte motivazione.
Vi occuperete di problemi solo italiani o anche le favelas del Sud America, dove Telecom è fortemente presente, potrebbero rientrare nell'orizzonte della Fondazione?
Lo statuto ci autorizza ad operare, in piena autonomia, in tutte le aree dove Telecom è presente.
Con Giovanni Paolo II ha avuto modo di parlare di responsabilità sociale dell'impresa?
Sì, in molte occasioni. Il Papa ne parlava spesso sotto il profilo antropologico, che ricerca il senso che il lavoro ha per l'uomo, e sotto quello della vera e propria responsabilità che l'impresa ha verso la società. Ricordo l'impressione che destò l'enciclica Sollicitudo Rei Socialis del 1989: dopo la caduta del Muro tutti si aspettavano la condanna del comunismo, ma il Papa non mancò di avanzare critiche anche al capitalismo sostenendo che questo sistema avesse bisogno di una profonda riflessione etica. Rilette oggi, quelle pagine sembrano davvero una grande profezia.
Nella Centesimus Annus Giovanni Paolo II stigmatizzò con forza i danni fatti dall'uomo all'ambiente: anche questo sarà uno dei filoni portanti della Fondazione?
Sicuramente sì, la difesa dell'ambiente riflette una preoccupazione crescente ma il problema è trovare una strada condivisa per dare uno sbocco concreto alle giuste inquietudini.
La Fondazione promette di occuparsi anche di educazione e un Suo libro sui favolosi anni passati accanto a Papa Wojtyla sarebbe altamente formativo. Ha mai pensato di scriverlo?
Me l'hanno chiesto in molti ma ci vorrebbe un lavoro di almeno un anno e mezzo per raccontare compiutamente i 25 anni che ho avuto la fortuna di vivere accanto a un Papa come Giovanni Paolo II. È un problema aperto a cui non posso rispondere nei dettagli.

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