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Obama contro i bonus ai manager di Wall Street

dal nostro corrispondente Mario Platero

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30 GENNAIO 2009

Barack Obama è partito ieri all'attacco di Wall Street criticando aspramente la decisione di molte banche di continuare ad erogare forti premi sullo stipendio del 2008 nello stesso momento in cui chiedono danaro pubblico per sopravvivere. "E' vergognoso – ha detto il Presidente americano – quanto ho letto questa mattina che i banchieri a Wall Street avevano deciso di pagarsi premi sullo stipendio per 20 miliardi di dollari, lo stesso livello del 2004 nel momento in cui queste stesse istituzioni sono sull'orlo del collasso e chiedono al contribuente di aiutarli e con il contribuente in difficoltà perché se non aiuta rischia di vedersi crollare il sistema sulla testa, si raggiunge un picco di irresponsabilità". La notizia che i banchieri a Wall Street si era pagata premi ancora "dorati" è stata oggetto di molte ironie sui tabloid e su molti giornali americani. Il Daily News ha mostrato una quantità di bicchieri di champagne dietro i marchi delle banche. La columnist del New York Times Maureen Dowd ha ridotto a pezzi John Thain, ex capo di Merrill Lynch che chiedeva un pagamento di 115 muilioni di dollari in bonus arretrati ed è ora sotto inchiesta. All'inizio della settimana il "Comptroller" dello stato di New York, Thomas Di Napoli aveva comunicato che i bonus complessivi erogati dalle banche ai loro dipendenti ammontavano per il 2008 e 18,4 miliardi di dollari, il 44% in meno rispetto al 2007, con una media di 112.00 dollari per dipendente. I premi complessivi sono al sesto posto nella storia di Wall Street. Queste polemiche, realizzi di profitti, incertezze sull'economia che ha mostrato ieri dati molto brutti hanno cancellato i guadagni di mercoledì a Wall Street. Il Dow Jones ha perso quasi il 2,5% ed è caduto a quota 8.173.14, l'S&P 500 ha preso quasi il 3% a quota 848 e il Nasdaq il 2,89% a quota 1.513.

L'attacco di Obama a Wall Street era quasi inevitabile: negli stessi giorni in cui le banche hanno reso noti i loro "bonus", il Tesoro si accinge a comunicare il nuovo progetto di riscatto dei titoli tossici dalle istituzioni finanziarie americane. Il nuovo costo stimato, secondo indiscrezioni che circolavano ieri a Washington, si aggira fra i mille e i duemila miliardi di dollari. Più elevato del Tarp, il Troubled Assets Relieved Program, il pacchetto di salvataggio da 700 miliardi di dollari approvato lo scorso autunno dal Congresso. E persino più elevato del pacchetto di stimoli per l'economia in discussione in questi giorni al Congresso, il cui valore finale è stimato in circa 900 miliardi di dollari. Il nuovo pacchetto di aiuti, dopo gli interventi all'inizio dell'anno scorso e dopo la formulazione del piano di salvataggio autunnale, dovrebbe supplire a quel che il Tarp non ha poi fatto: riscattare titoli tossici dalle istituzioni in difficoltà per consentire loro di migliorare i bilanci, di avere maggiore liquidità disponibile e, soprattutto, di riprendere ad erogare del credito.

Dei 700 miliardi di dollari stanziati originariamente nel Tarp, la prima tranche da 350 miliardi di dollari è andata a rafforzare il capitale delle banche, la seconda tranche, erogata appena qualche giorno fa è di fatto già impegnata: una parte andrà utilizzata per il settore dell'auto, un'altra parte per altri prestiti di emergenza destinati soprattutto a cittadini che rischiano di perdere la casa. "Solo" un centinaio di miliardi di dollari andrà a costituire il capitale della cosiddetta "bad bank", una nuova istituzione che deterrà i titoli che oggi non hanno mercato, riscattati dalle banche a una frazione del loro valore nominale. Ma il costo di riscatto di questi titoli tossici è molto più elevato di quello che si sospettava solo qualche mese fa. Il fatto che la cifra stimata sia fra i mille e i duemila miliardi di dollari conferma che le stesse autorità non hanno ben chiara l'esposizione complessiva. Sul piano operativo l'idea è che la Bad Bank ricada sotto la giurisdizione della Federal Deposit Insurance Corporation, l'agenzia federale che assicura i depositi bancari. Il finanziamento del nuovo fabbisogno dovrebbe avvenire attraverso l'acquisto da parte della Federal Reserve di obbligazioni a lungo termine emesse dal Tesoro americano. In pratica si tratta della mano destra che aiuta la mano sinistra, ma l'idea di fondo è che una buona parte di questi titoli tossici che oggi non hanno mercato, potrebbero averlo fra qualche anno. E dunque il Tesoro potrebbe poi collocare una parte dei titoli parcheggiati nella bad bank e riscattare dalla Fed i buoni del Tesoro che hanno finanziato l'acquisto. Uno dei punti centrali per il segretario al Tesoro Tim Geithern, al suo primo vero importante test da quando è stato confermato dal Senato la settimana scorsa, è di garantire che alla fine le istituzioni restino private. Anche se lo Stato dovesse sottoscrivere aumenti di capitale e dunque entrare in possesso di buona parte del capitale di banche che oggi valgono pochi miliardi di dollari, l'obiettivo alla fine è quello di restituire il controllo completo agli investitori privati. La difficoltà, ci dicono fonti vicine al Tesoro, sta nell'identificare strumenti e procedure adatti.

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