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Telecom Italia, Scajola: nessuna decisione senza il consenso della società

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12 febbraio 2009


«Per quel che riguarda la rete Telecom ho già detto più volte e ribadisco che nessuna eventuale iniziativa potrà essere assunta senza il pieno consenso della società». Con una nota il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, interviene per mettere in chiaro la posizione del Governo sul futuro della rete di Telecom Italia. «Il problema dell'evoluzione della rete di telecomunicazioni a banda larga - aggiunge Scajola - è fondamentale per l'economia del Paese». Scajola ricorda che Francesco Caio, che ha già svolto nei mesi scorsi un analogo incarico per il Governo inglese, è stato incaricato «di predisporre un rapporto sul tema che sarà pronto tra breve. Su questa base, e nel confronto con tutti gli operatori interessati - aggiunge il ministro - il Governo assumerà le opportune decisioni. Nel frattempo, per portare la banda larga nelle zone marginali, abbiamo già previsto uno stanziamento di 800 milioni che, con il metodo del project financing consentirà di coprire il 60% del Paese».

Il botta e risposta tra Borghini e Bernabè
La dichiarazione di Scajola giunge al termine di una giornata caratterizzata dal botta e risposta tra
Pierluigi Borghini,
coordinatore nazionale del dipartimento Attività produttive di Forza Italia e l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè sul delicato tema dello scorporo della rete di Telecom Italia.

Borghini, questa mattina, ha sottolineato come per, sostenere lo sviluppo della banda larga, la separazione sia la strada maestra. Dopo avere valutato gli asset «che Telecom Italia scorporerà» questi dovrebbero essere acquisiti «da parte di una nuova società così costituita: Telecom Larga Banda, con un successivo aumento di capitale da 10 miliardi di euro che potrebbe vedere coinvolte F2i e la Cdp. Abbiamo infatti considerato - ha aggiundo Borghini- che un allaccio valga circa 500 euro. Con 23 milioni di utenze un semplice prodotto ci porta così a stimare in 11,5 mld la cifra che serve per realizzare l'opera. In questa nuova società, Telecom avrà la maggioranza, ma sarà affiancata fino al 40% da nuovi azionisti». Tra chi ha già dato la disponibilità Borghini ha menzionato Siemens, Ericsson, Zte e Alcatel «disposte a collaboare fornendo 1 miliardo di euro ciascuna.

La risposta di Bernabé non si è fatta attendere. «Qualsiasi intervento dirigistico sarebbe illegittimo e inappropriato e andrebbe a ledere i diritti di un soggetto privato proprietario, fino a prova contraria, delle proprie infrastrutture di rete», ha detto il Ceo di Telecom italia. «Fortunatamente - ha aggiunto il manager- siamo in Italia, e in un convegno del Popolo delle libertà e non a un convegno della Gostplan (di memoria sovietica, ndr). Abbiamo un ordinamento che ci tutela e dà tutte le garanzie per procedere in maniera ordinata». «Se si vuole mettere insieme una nuova società per la rete a banda larga, tenendo conto che parliamo di un intervento keynesiano di aprire le buche e chiuderle la sera, ben venga - ha aggiunto Bernabè - ma questo è un problema dello Stato e non di Telecom».

Il manager ha ricordato che nei piani ci sono «investimenti per 6 miliardi di euro nella rete di nuova generazione». Nel prossimo triennio in Italia «investiremo 6,7 miliardi di euro nelle piattaforme di rete, il 45% per la rete di accesso e il 32% destinato alla piattaforma servizi. Noi investiamo nelle infrastrutture di rete il 15% dei ricavi a fronte del 9% di Telefonica, France Telecom e Deutsche Telecom». La rete, ha chiarito ancora Bernabè, «è adeguatamente attrezzata per il futuro, abbiamo un'ampia capacità di crescita».

Romani: aspettiamo il progetto di Caio. «Borghini ha lanciato il cuore oltre l'ostacolo; io ho qualche cautela» e «aspetto che Caio ci dia una riposta». Così Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni, ha commentato la proposta di scorporo della rete Telecom avanzata da Pierluigi Borghini e bocciata dall'amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè. «Telecom - ha proseguito Romani - ha tante qualità e fa un grosso sforzo di investimento sulla rete, anche se ha un grosso debito».

Romani ha spiegato inoltre che la presentazione del progetto sulla banda larga da parte del consulente del Governo, Francesco Caio, avverrà a breve: «Entro fine febbraio o la prima settimana di marzo. Il Governo lo assorbirà, lo proporrà. Vediamo tra marzo e aprile come vanno le cose», anche sul versante della crisi economica. «A quel punto con risorse stanziate attiveremo una task force» e «tra due-tre mesi saremmo in grado di proporre al Paese una soluzione che non va contro nessuno», ha concluso Romani.

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