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Marchionne: «In Italia non possiamo tenere aperti sei stabilimenti Fiat»

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20 novembre 2009

Sul piano industriale della Fiat che sarà presentato il primo dicembre prossimo al ministro delle Attività Economiche Claudio Scajola e in seguito alle parti sociali, l'amministratore delegato di Fiat Group, Sergio Marchionne, ha sottolineato: «Abbiamo un piano industriale intelligente e riusciremo ad aumentare la capacità produttiva in Italia».

«La cosa importante - ha aggiunto il top manager, a margine dell'incontro presso il Centro ricerche Fiat con il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini - è cercare di non difendere tutto se vogliamo tenere tutti gli stabilimenti aperti e fare tutte le cose necessarie. Ci sono richieste che non sono fattibili in un mondo che è cambiato profondamente. Non possiamo tornare a una realtà che non esiste più. Abbiamo sei stabilimenti in Italia e quello che facciamo qui è l'equivalente di quello che facciamo in una sola fabbrica in Brasile. Questo non ha nessuna logica industriale».

Sergio Marchionne è pronto a discutere con il governo, a dicembre, il piano per l'Italia, ma una cosa è certa e la dice con fermezza: «non si può pensare di difendere tutto e di tenere tutti gli stabilimenti aperti. Non è fattibile, è fuori di ogni logica industriale». L'ad di Fiat prosegue: «Abbiamo in Italia sei stabilimenti e produciamo l'equivalente di quello che si realizza in una sola fabbrica in Brasile. Questo è fuori da ogni logica industriale, riflette una realtà che non c'è più. Siamo stati chiari nell'incontro con Berlusconi a giugno e oggi c'è poco da aggiungere». Poi ribadisce che «c'è l'impegno della Fiat a risolvere tutti i problemi legati al riallineamento della capacità produttiva. Confermo che sono disposto a lavorare con il governo e le parti sociali, ma cerchiamo di non illuderci. Capisco la posizione degli operai, sono disposto a lavorare con tutti, ma bisogna vedere qual è la situazione intelligente».

Sulle tensioni a Termini Imerese «confermo - ha detto Marchionne - che siamo disposti a lavorare con il governo e le parti sociali, ma cerchiamo di non illuderci. Capisco la posizione degli operai, sono disposto a lavorare con tutti, ma bisogna confrontarsi sulla realtà industriale e vedere qual è la soluzione intelligente. La Fiat fa auto, camion, trattori e motori. La politica industriale di sviluppo di questo Paese la fa il governo, non può essere responsabilità della Fiat. Non minaccio nessuno, sono semplicemente disposto a dare le nostre previsioni su come andrà il mercato poi spetta ad altri crederci o meno».

Più specificamente sulla situazione dello stabilimento siciliano Marchionne, rispondendo ad una domanda circa i finanziamenti ricevuti dal gruppo da parte della Regione, ha sottolineato che la Fiat non ha mai ricevuto un euro da nessuno. I sindacati hanno sostenuto che il gruppo ha ricevuto 500 milioni. «Non ho fatto nessuna richiesta di incentivi - ha aggiunto il manager riferendosi poi al quadro più generale - né la faremo. È una scelta di politica industriale del governo Berlusconi. Devono decidere loro. La Fiat gestirà ogni decisione che prenderanno».

Secondo Marchionne il mercato dell'auto in novembre è in linea con le aspettative quindi «confermiamo le previsioni per il 2009». Quanto all'auto elettrica Marchionne ha detto che gli americani, riferendosi alla Chrysler, «stanno investendo da anni, ci sono 125 ingegneri che ci stanno lavorando da anni e i lavori sono molto più avanzati di noi su questo tema. L'accordo con Chrysler ci dà la possibilità di condividere le nostre rispettive ricerche». Infine Marchionne ha voluto riaffermare che Fiat e Chrysler «bastano da sole, non c'è bisogno di altre alleanze».

20 novembre 2009
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