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Mastella e Verdi, Governo in ansia

di Lina Palmerini

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Sabato 19 Gennaio 2008

Tre giorni di ansia per Romano Prodi la prossima settimana. Si comincia dal caso Mastella, si continua – martedì – con il voto sulla legge elettorale – infine, mercoledì al Senato il voto sulla mozione di sfiducia a Pecoraro Scanio. E c'è un filo che trascina insieme le tre vicende e che potrebbe far crollare il Governo.

Oggi il quotidiano dell'Udeur "Il Campanile" titolerà «Il Governo a un passo dalla crisi» rilanciando il diktat del partito alla maggioranza: «Se la maggioranza lunedì non vota una mozione di totale condivisione di quanto ha detto il ministro in Aula, allora non c'è più una maggioranza», diceva Mauro Fabris, capogruppo Udeur a Montecitorio. Ma le parole dette da Mastella sono state un duro attacco ai giudici e – anche se corrette l'indomani dallo stesso ex ministro – continuano a essere motivo di divisione nell'Unione. Si è infatti riacceso il duello con Antonio Di Pietro che ha già avvertito: «La richiesta dell'onorevole Fabris è corretta e condivisibile se si riferisce alla relazione scritta da Mastella sulla situazione della giustizia. Se invece si riferisce anche all'attività della magistratura nel discorso di commiato, non è accettabile sul piano giuridico né politico e quindi non la potremo votare». E stesse perplessità arrivano dal Partito democratico e da Rifondazione che non vogliono avallare l'idea di uno scontro politica-magistrati.

Così a Palazzo Chigi si cerca una mediazione sul testo che verrà sottoposto alla Camera anche se c'è già condivisione sulla relazione depositata da Mastella che «rappresenta la posizione del Governo». Ieri per Romano Prodi sono cominciati i primi colloqui per spegnere il nuove fronte di battaglia. Prima un'ora e mezzo a colloquio con Antonio Di Pietro per convincerlo a non alimentare una crisi di Governo, poi un incontro con Massimo D'Alema che, in mattinata aveva visto Walter Veltroni. Il vicepremier ha chiesto a Prodi uno scatto sui temi dell'economia.
Dal Pd arriva quindi un sostegno a Prodi ma anche l'indicazione di una strada obbligata: il tentativo di un accordo anche con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale. E nel frattempo si cominciano a fare i conti sui numeri al Senato in vista del voto sulla mozione dell'opposizione contro Alfonso Pecoraro Scanio. «Il nostro voto dipende da come si muoverà la maggioranza sulla mozione di solidarietà a Mastella», diceva chiaro Mauro Fabris.

Il partito di Mastella può contare su tre senatori, incluso l'ex Guardasigilli che mercoledì «potrebbe essere a Palazzo Madama», aggiunge Fabris. Inoltre c'è l'incertezza sui tre "diniani" anche se Natale D'Amico ieri appariva più orientato per un sostegno al Governo «affinché si voti il referendum». Orientamento pro-Unione pure da Willer Bordon mentre restano in sospeso Domenico Fisichella che deciderà «solo dopo aver letto i documenti» e Franco Turigliatto. Certa invece l'assenza di Luigi Pallaro, el senador, che non sarà in Italia. È chiaro che, se passasse la mozione contro il ministro dell'Ambiente, si tradurrebbe in crisi di Governo. E così al Senato si fanno i conti e si confida sulle assenze di Forza Italia e Udc, come è accaduto al voto su Bassolino.

«Mi hanno lasciato solo in Aula. Il Governo non c'era e io mi chiedo: ma, anche umanamente, me lo merito?», è stato lo sfogo che ancora ieri Clemente Mastella consegnava ai cronisti arrivati a Ceppaloni. «Davvero, ci sono proprio tanti cuor di leone nel Partito democratico: solo Vannino Chiti è venuto in aula con me la mattina delle dimissioni, gli altri avevano tutti da fare e queste sono cose che ti segnano», continua Mastella che non ce l'ha solo con il Pd ma soprattutto con Di Pietro e la sinistra «mi hanno colpito perché l'Udeur è l'ago della bilancia ma ora serve nella maggioranza un momento di chiarezza». Gli unici a fare da scudo a Mastella sono i Verdi con il capogruppo Angelo Bonelli: «È del tutto legittimo che ci sia una risoluzione che riprenda le cose dette da Mastella in Aula». La ragione è chiara: senza i voti dell'Udeur il ministro Pecoraro Scanio rischia la sfiducia. E con lui l'intero Governo.

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