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Mastella dimissioni confermate e appoggio esterno al Governo. Interim a Prodi

di Nicoletta Cottone

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17 gennaio 2008
Clemente Mastella

Clemente Mastella ha confermato le dimissioni da ministro della Giustizia. Nella conferenza stampa convocata a Benevento il Guardasigilli ha ribadito la decisione comunicata ieri in aula alla Camera. «Ho parlato con il presidente Prodi e confermo le mie dimissioni per la mia dignità, onorabilità, perché non voglio sentirmi uno della casta, ma essere cittadino comune». Mastella conferma, poi, «l'appoggio esterno a questo Governo», ma, dice, saremo più esigenti. «Controlleremo - ha detto Mastella - sul piano dei valori, sui Dico, su come conciliare redditi e produttività, sulla politica estera. Saremo esigenti. Non daremo l'apporto come prima, quando il compromesso poteva essere determinante per un obiettivo comune». Toni forti nel passaggio sulla magistratura. «Voglio dire all'Associazione nazionale magistrati che ho grande rispetto per la magistratura. Ho lavorato a lungo con loro per la riconciliazione tra politica e magistratura e, a partire dalla riforma dell'ordinamento giudiziario, non abdico nulla di quanto fatto». Mastella dice di non aver espesso giudizi contro la magistratura, anzi, «agli italiani dico fidatevi della magistratura, fidatevi di quella seria», ma «non vi fidate di gip particolari che richiamando ragioni di incompetenza territoriale prima arrestano persone incensurate e poi emettono giudizio di incompetenza». Mastella ha detto di non volere «salvacondotti come ministro della Giustizia, ma vedo che quelle prese sono misure ingiuste, che non si danno nemmeno per le persone con il 41 bis. E questo è motivo di dolore». Ho una infinita serenità, dice Mastella. «Sono come la Repubblica di Venezia. Serenissimo».

Non lascio la politica, ha detto il ministro, «lascia chi non ha speranza». In un passaggio della conferenza stampa, un monologo appassionato, difende la moglie Sandra Lonardo. «La specchiata moralità di mia moglie è talmente alta che proprio in virtù di questo subì un attentato. Ed invece è stata arrestata per una espressione "Per me è morto" che nel gergo comune vuol dire "non ci voglio avere più nulla a che fare". Ma mia moglie dimostrerà la sua innocenza». Per Mastella verso la moglie Sandra Lonardo «ci vorrebbe un riguardo non per eventuali reati commessi ma perché, in quanto presidente del consiglio regionale eletta dai cittadini, ha una forma di ipoteca parlamentare ed invece è agli arresti domiciliari».

Il ministro ha iniziato la conferenza stampa dando «grande solidarietà al Santo Padre per questo laicismo esasperato». Domenica, ha detto, saremo come partito a San Pietro a manifestare per questo straordinario Pontefice. Una folla di militanti e curiosi assiepata all'uscita dell'hotel President di Benevento ha seguito in diretta la conferenza stampa su maxischermi, con altoparlanti sistemati fuori l'ingresso dell'albergo. In strada poco più di 200 manifestanti con bandiere color arancio e il logo del partito, in sala molti militanti e tanti sindaci con la fascia tricolore L'Udeur di Benevento si è anche mobilitato con un sit-in di protesta davanti alla prefettura di Benevento sulla vicenda giudiziaria che ha interessato molti rappresentanti locali, dalla moglie del leader Clemente Mastella, Sandra Lonardo, al sindaco della città sannita, Fausto Pepe, fino al prefetto Giuseppe Urbano, interdetto dagli uffici. Molti gli striscioni in piazza, da «Libera Sandra, libera tutti», a «Noi siamo persone perbene, non monnezza».

Intanto l'Associazione stampa parlamentare ha espresso solidarietà al cronista di Apcom Giovanni Tortorolo, aggiunto da un mandato a comparire emesso dalla procura di Santa Maria Capua Vetere. Tortorolo, che ieri ha dato per primo la notizia degli arresti domiciliari di Sandra Mastella, "ha subito una perquisizione nella sede della sua agenzia, effettuata dai carabinieri del comando di Caserta su mandato della procura di Santa Maria Capua Vetere. Al rifiuto del collega di rivelare la sua fonte, gli é stato ingiunto di comparire stamane in procura. «Ancora una volta – sottolinea l'Associazione stampa parlamentare - sono i giornalisti a rispondere della divulgazione di notizie che hanno il dovere deontologico di verificare e poi di pubblicare e non chi le lascia filtrare».

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