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Berlusconi-Cuffaro, intercettazioni da distruggere

di Umberto Lucentini

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2 maggio 2008

Le intercettazioni di un colloquio tra Silvio Berlusconi e l'ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, avvenuto tra il 2003 e il 2004, non sono utilizzabili e vanno distrutte. Lo ha deciso il gup di Palermo, che ha così respinto la richiesta avanzata dalla Procura di non procedere in questa direzione. Quel colloquio tra l'allora premier Berlusconi e Cuffaro avvenne, e fu registrato, perché era intercettata l'utenza telefonica del politico siciliano in quel momento sotto inchiesta per le "talpe" a palazzo di giustizia di Palermo.

Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, aveva chiesto l'utilizzabilità non per procedimenti legati a Cuffaro (che al processo è stato poi condannato a 5 anni per favoreggiamento semplice a tre mafiosi e rivelazione di segreti d'ufficio) ma ai fini di una eventuale valutazione come notizie di reato e perché si potesse ipotizzare una trasmissione ad altra autorità giudiziaria.
Nel colloquio, Berlusconi si diceva certo che le indagini su Cuffaro non avrebbero portato a nulla: l'allora leader di Forza Italia ha dichiarato che alla base di queste affermazioni c'era la certezza dell'estraneità di Cuffaro a ipotesi di reato e non certo la conoscenza di notizia riservate sulle indagini, che poi ebbero comunque un esito negativo per Cuffaro.

Anche Nino Di Matteo, il pm titolare di un'altra inchiesta su Cuffaro, stavolta per concorso esterno in associazione mafiosa, si era pronunciato per la distruzione delle intercettazioni.
Il giudice per le udienze preliminari, Fabio Licata, ha spiegato in un lungo dispositivo perché ha dichiarato "inammissibile" l'istanza del procuratore Messineo per utilizzare le intercettazioni telefoniche. Il gup ha accolto le conclusioni dei difensori di Salvatore Cuffaro (gli avvocati Nino Caleca e Nino Mormile) e di Silvio Berlusconi (l'avvocato Niccolò Ghedini).

Il procuratore di Palermo aveva chiesto il 20 giugno 2007 la revoca parziale del decreto con il quale il gup il 9 dicembre 2005 aveva ordinato la disintegrazione dei verbali e delle registrazioni delle conversazioni. In base a questo provvedimento il giudice ha dunque dichiarato inammissibile l'istanza della procura.
Secondo il gup Licata, infatti, se nelle intercettazioni fossero state rilevate notizie di reato, già nel 2005 non si sarebbe dovuto procedere alla richiesta di distruzione. "Qualora le intercettazioni possono essere rilevanti in altri procedimenti", scrive il gup Licata nel suo provvedimento, "contengano una notizia di reato o, addirittura, costituiscano esse stesse il corpo di reato, sarà il pm nell'esercizio della sua discrezionalità (vincolata dal precetto costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale) ad esercitare il potere-dovere di utilizzare tale materiale probatorio e ad opporsi all'eventuale richiesta di distruzione avanzata da uno dei soggetti interessati".

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