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Berlusconi a Napoli: l'esercito rileva la gestione degli impianti Cdr

di Nicoletta Cottone

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30 maggio 208
La conferenza stampa di Berlusconi, Bertolaso e Maroni (LaPresse)

Il piano messo in campo dal governo per l'emergenza rifiuti a Napoli, «é il meglio di ciò che si può fare». Un piano per «risolvere in modo definitivo» la situazione. Il premier Silvio Berlusconi è volato a Napoli, per la seconda volta in una settimana, per fare il punto sull'emergenza e ribadire, non solo simbolicamente, la necessità di uno sforzo comune per fronteggiare l'emergenza. Un pomeriggio per confermare piena fiducia e appoggio all'operato di Bertolaso e per assicurare la vicinanza del Governo alla gente esasperata dall'emergenza. «Il problema - ha detto Berlusoni - nasce da una destrutturazione dello Stato negli anni passati. Troppe volte lo Stato si é fatto indietro quando invece doveva essere in prima fila nella difesa della legalità». Il premier parla di minoranze organizzate che lo Stato «non ha inteso contrastare con fermezza». La preoccupazione più forte ora è la situazione ambientale, i rischi per la salute dei cittadini legati al mix del caldo estivo con le montagne di mondezza che riempiono le strade di Napoli. Per il premier si devono trovare discariche per accogliere le 7mila tonnellate di rifiuti che si producono ogni giorno a Napoli, assistite da termovalorizzatori. Si devono trovare soluzioni alternative fino a quando i termovalorizzatori non saranno a regime: apertura di discariche e aiuto da altre Regioni che si possono aprire a ricevere modiche quantità di rifiuti. «Abbiamo deciso - ha spiegato Bertolaso - sentito il ministro della Difesa e le autorità militari competenti, di chiedere alle forze
armate di assumere loro la gestione degli impianti di Cdr». Gli impianti Cdr (Combustibili da rifiuti), poi, spiega il premier, saranno usati come centri di compostaggio per la produzione di concime per l'agricoltura.

Berlusconi tuona contro chi occupa le strade e gli aeroporti, «questa é una violenza ai viaggiatori, ai cittadini, alle istituzioni e allo Stato. Anche qui a Napoli l'emergenza rifiuti é dovuta al fatto che troppo spesso le istituzioni locali ha assunto decisioni che sono rimaste sulla carta, non si sono tradotte in realtà perché lo Stato non ha saputo imporre delle decisioni assunte da suoi organi democraticamente eletti». Due le riunioni alla prefettura di Napoli, la prima con gli amministratori locali, la seconda dedicata all'uso delle forze dell'ordine per fronteggiare l'emergenza rifiuti. Con Berlusconi, i prefetti, il ministro dell'Interno Roberto Maroni e rappresentanti dei vari corpi delle forze dell'ordine.

Intanto nelle strade imperversa ancora la protesta contro le discariche, affiancata dalle tensioni legate ai 25 arresti ai domiciliari operate dai giudici partenopei, che ha interessato anche alcuni dei più stretti collaboratori del sottosegretario per l'emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso. «Qualcuno - dice Berlusconi - ha definito questi interventi ad orologeria. Hanno creato delle difficoltà perchè hanno demotivato persone che con spirito di altruismo si erano messe a lavorare seriamente. Bertolaso per fortuna è uomo vero e non si è fatto intimidire o demotivare. Queste cose non credo che facciano piacere, ma la nostra direzione è giusta e andiamo avanti». Poi ci sono le polemiche legate alla Superprocura prevista nel decreto governativo sull'emergenza immondizia e la lettera scritta da 75 giudici napoletani al Csm che contestano la dilatazione del potere di gestione del Procuratore capo in ordine alle indagini e alle azioni penali, paventano il rischio di veder cancellata l'autonomia professionale dei sostituti. Berlusconi nel corso della conferenza stampa risponde che il decreto legge non è a rischio di incostituzionalità, un giudizio, dice, « fondato sul parere di autorevoli costituzionalisti». La Superprocura per il premier è un anello nel circuito necessario per non tornare ai rifiuti in strada, «serve - dice Berlusconi - a evitare singoli interventi locali di magistrati locali che fermano il circuito positivo».

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