Il Sole 24 Ore
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28 Ottobre 2008

E il corteo degli studenti si spacca

di Eugenio Bruno

«Onda anomala». Così si autoproclama il movimento di protesta contro la riforma Gelmini. Ed è una definizione alquanto appropriata, specie se si prova ad analizzare i diversi rivoli in cui la contestazione si dipana o a segmentare la galassia di sigle che la compongono.
Una prima anomalia riguarda la trasversalità dei protagonisti. E se vedere gomito a gomito nelle stessa piazza studenti medi e universitari non è una novità, sicuramente più raro è assistere a una mobilitazione che annoveri anche docenti (ad esempio è partita ieri a Firenze la maratona di 24 ore di lezioni no-stop presso la Facoltà di matematica) e ricercatori. Risultato: la contrarietà al ritorno del maestro unico e alla reintroduzione del cinque in condotta previsti dal decreto Gelmini s'intreccia con la critica dei tagli contenuti nella Finanziaria 2009 o la "stretta" sulla stabilizzazione dei precari voluta dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Una varietà di richieste e proclami che si riflette anche sul web. Tanto è vero che ai blog contro la legge 133, che ha convertito in legge il Dl 112 con la manovra d'estate, si sommano i siti aperti dai comitati che nascono di ateneo in ateneo; così come agli appelli del personale scolastico si aggiungono le petizioni dei genitori.
Un'altra anomalia è di tipo politico. Sebbene per ragioni diverse e con motivazioni differenti sul piede di guerra si trovano studenti sia di destra che di sinistra. Basta guardare cosa sta accadendo nella Capitale, dove anche ieri si sono succeduti cortei, sit-in e occupazioni. In mattinata un gruppo di circa 5-6mila appartenenti alle scuole del IV municipio è partito da piazza della Repubblica con destinazione Palazzo Madama. Ma a piazza Venezia la testa del corteo (che doveva essere dichiaratamente apolitico) è stata presa al grido di «Duce, Duce» dai rappresentanti di Blocco studentesco; sigla vicina all'estrema destra della Fiamma tricolore. A quel punto il plotone si è spezzato in due, con gli studenti di sinistra che hanno tentato di dirigersi verso i Fori imperiali (incontrando il blocco delle forze dell'ordine) e gli altri che hanno raggiunto Palazzo Madama. Dando vita a un sit-in di protesta che ha fatto da antipasto a ciò che accadrà oggi e soprattutto domani, quando l'aula del Senato dovrebbe dare il via libera al decreto Gelmini.
Stesso discorso per le occupazioni. All'elenco di scuole "in mano" agli studenti ieri si sono aggiunti, tra gli altri, il Giulio Cesare, il Manara e il Carlo Levi. In quest'ultimo caso l'azione è stata condotta dai giovani di Azione studentesca per protestare contro «l'intoccabile casta dei professori che sta strumentalizzando le proteste di questi giorni», come ha sottolineato il presidente provinciale dell'organizzazione di area An, Andrea Moi. Una dichiarazione criticata dall'Unione degli studenti (Uds), una sigla storicamente di sinistra.
Ma se in questi casi la contrapposizione sembra ricalcare la vecchia dialettica destra-sinistra, in altre circostanze i contorni sono più sfumati. Come testimonia la galassia qui in alto (che è solo una minima parte dell'affresco essendo limitata agli studenti medi), non è sempre facile ricondurre questa o quella sigla a una specifica forza politica. Specie nel centro-sinistra dopo la nascita del Pd. Sparita la Sinistra giovanile e in attesa che nascano i giovani democratici, infatti, a dividersi la scena sono rimasti Uds e Rete degli studenti medi, la sigla nata un paio di mesi fa dalla fusione tra ReDs (ex Uds vicini alla Cgil), Studenti di sinistra (ex Ds) e Isim.
In realtà, anche dove l'appartenenza appare più chiara (ad esempio nel centro-destra) non sempre le posizioni espresse dalle "filiali" corrispondono alle direttive della "casa madre". Ed è forse per chiarirlo che i gruppi parlamentari del Pdl hanno fissato per oggi una riunione in cui spiegheranno la riforma agli studenti d'area.

28 Ottobre 2008

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