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Alla Camera 340 seggi a 241 (si salva solo l'Udc)

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14 aprile 2008

La coalizione Pdl-Lega-Mpa raccoglie il 46,8% dei voti e conquista il premio di maggioranza con 340 seggi su 630. Al centrosinistra di Veltroni e Di Pietro 37,5% dei voti e 241 seggi. Fallisce il quorum la Sinistra Arcobaleno


Alla Camera la coalizione Pdl-Lega-Mpa ottiene il premio di maggioranza con 340 seggi su 630:, dopo aver raccolto il .46,8% dei voti; il centrosinistra di Veltroni e Di Pietro ha ottenuto il 37,5% dei voti e 241 seggi. Guardando all'interno delle due coalizioni vediamo che la Lega Nord ha regitrato un successo oltre le attese con l'8,8% dei voti e 47 seggi; bene è andata anche l'Idv di Antonio Di Pietro, che ha raddoppiato i voti (4,4%) e avrà 31 seggi, Nemmeno alla Camera ha invece raggiunto il quorum la Sinistra-Arcobaleno. Unico a salvarsi fra i due grandi blocchi è stato Casini, che con la sua Udc ha raccolto il 5,5% dei voti e 34 seggi.

I gruppi politici presenti a Montecitorio, se questi dati verranno confermati, saranno soltanto sei: Pdl, Lega Nord, Movimento per l'Autonomia, Pd, Italia dei Valori, Unione di Centro. Ma l'Idv di Pietro e il Pd faranno gruppo unico, come stabilito prima delle elezioni. Nell'ultima legislatura alla Camera erano presenti 26 gruppi politici. Dei 16 candidati premier, soltanto tre entreranno a Montecitorio: Berlusconi, Veltroni e Casini.

«La sparizione della sinistra? È un fatto di importanza storica», per Silvio Berlusconi, che ne parla a Studio Aperto, il tg di Italia Uno. Anche secondo un lui è un fatto assolutamente nuovo, non compare più la falce e martello tra i partiti rappresentati in Parlamento, «credo sia un grande passo in avanti verso uno schieramento della sinistra che riesca a uscire dal passato e che si avvia a diventare socialdemocratico». Non sarà nè come il '94 («un salto nel buio»), nè come il 2001 («servivano altri cinque anni per completare il lavoro»), stavolta, alla terza esperienza a Palazzo Chigi in 15 anni, Silvio Berlusconi torna al governo «senza zone di oscurità»: «so dove mettere le mani», dice nocra in collegamento con Studio Aperto.

Fini presidente della Camera? «Ringrazio Silvio Berlusconi per avere espresso il suo auspicio in pubblico, dopo avermelo espresso in privato. Ne dovremo parlare insieme con lui e con Bossi e decideremo insieme tra qualche giorno. Così il leader di An (ormai confluita nel Partito della Libertà) Gianfranco Fini commenta l'ipotesi che lui possa ricoprire l'incarico di presidente della Camera.». Chi fa politica - prosegue Fini - sa che le scelte non sono mai di tipo personale. An garantirà stabilità, buongoverno e che il progetto del Pdl arrivi in porto. C'è da costruire un partito, decideremo assieme quale sarà il mio ruolo futuro».

«Mi emoziona pensare che siamo tornati dopo tanti anni ad essere il terzo partito italiano» ha Lo ha detto Roberto Maroni commentando il risultato elettorale durante un collegamento televisivo. «La Lega - ha aggiunto replicando a una analisi fatta da alcuni commentatori - non ha raccolto solo il voto di protesta. Ha raccolto un voto di adesione a un progetto lanciato da Umberto Bossi. Ci hanno votato i ceti popolari e questo ci dà una grande soddisfazione. La forza che abbiamo raccolto è la garanzia che si potranno fare le riforme». Via la sinistra della Falce e martello, arriva la Lega della "'falce e carroccio": Umberto Bossi ha colto al volo la ghiotta occasione di mettere il appello sui lavoratori che hanno "tradito la sinistra" mandandola in pensione (anche l'ex Stalingrado d'Italia, Sesto San Giovanni, la città operaia che più di altre incarna lo storico simbolo della falce e martello, ha voltato pagina). Così il "senatur", registrata la débacle rossa si è proposto nella nuova veste di paladino dei lavoratori, pronto a raccogliere l'eredità bertinottiana. Ha quindi accreditato alla Lega, che ha incassato un successo elettorale di tutto rispetto, il voto utile dei lavoratori e ne ha fatto il vessillo della nuova lega di lotta e di governo. Insomma, l'idea di Bossi sembra proprio quella di svecchiare l'immagine del Carroccio dandogli una connotazione che vada oltre i confini del federalismo e della peculiarità territoriale, per «impossessarsi» di quel "mondo del lavoro" deluso dalla sinistra.

«Abbiamo avuto un risultato molto importante - evidenzia Walter Veltroni, ricordando la rimonta di 22 punti da settembre e la crescita di 6-7 punti al Senato rispetto all'Ulivo del 2006 - che ci permette di portare in Parlamento la più grande forza riformista che l'Italia abbia avuto». Una forza «sul 34-35%» che si troverà a fare opposizione in un Parlamento «mutato» proprio per la decisione del Pd di andare da solo. Per la prima volta da 15 anni, il centrosinistra in Italia sarà costituito da un solo partito, più l'alleato Idv, e, se Veltroni resta convinto della sua scelta di rompere con la sinistra, è cosciente del rischio che l'esclusione dal Parlamento possa portare la sinistra radicale ad una deriva movimentista».

«Fieri di esserci, in Parlamento e nel Paese. Il centro c'é: l'Udc, con un risultato che lo colloca al 5,6% circa, quarto partito, ha tenuto botta». Pier Ferdinando Casini si tira un sospiro di sollievo: «Vedete cosa è successo al Prc? - dice - Ma noi abbiamo avuto una capacità di resistere fortissima e da ex presidente della Camera giudica «fortemente negativo» il fatto che la sinistra di Bertinotti non entri in Parlamento. Ora, con 34 deputati e, secondo le ultime proiezioni, 2 senatori, i centristi sono intenzionati a far pesare la loro presenza in Parlamento. «Noi siamo in posizione centrale e dialoghiamo con tutti ma - avverte Casini - non siamo al laccio di nessuno». Certo all'Udc non lo nascondono: al Senato speravano in un risultato migliore, ma eravamo consapevoli delle difficoltà che comportava quel superamento della soglia dell'8 per cento».

  CONTINUA ...»

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