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Governo, pressione di Bossi. Berlusconi: decido io

di Barbara Fiammeri

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18 aprile 2008

La Lega non recede. Nonostante Silvio Berlusconi ancora ieri abbia smentito tensioni con il Carroccio, dal partito di Bossi arriva un nuovo avvertimento. La Lega non scenderà più a Roma per partecipare a vertici «inutili» (così definisce quello svoltosi a Palazzo Grazioli mercoledì) e d'ora in poi parlerà solo con Silvio Berlusconi. Al premier in pectore Bossi chiede però di prendere «decisioni rapidissime», a partire dalla composizione del Governo che, «pur nel rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica», deve avvenire – si legge nella nota diffusa al termine della segreteria del Carroccio – «nel più breve tempo possibile».

Il segnale è chiaro. La Lega vuole che la partita sui posti si chiuda ora, col vento in poppa dello «straordinario» risultato elettorale conseguito. In ballo non c'è solo il Governo, e in particolare la poltrona del ministro dell'Interno, ma anche la presidenza della Lombardia sulla quale c'era già l' accordo per la successione a Formigoni, di cui ora però Berlusconi non sembra più convinto.
Il Cavaliere, prima di partire per la Sardegna per l'impegno con Putin, continuava a ripetere che nel vertice di mercoledì «non ci sono state liti» e che la reazione di Bossi («non si è combinato niente ma i ministeri della Lega saranno quattro») va attribuita al linguaggio «paradossale e iperbolico» del Senatur e che comunque è lui in quanto futuro premier a dover decidere la squadra. «Che la faccia, ma subito», è la risposta giunta poche ore dopo dalla Lega, la quale ci tiene a sottolineare che il «mandato imperativo» ricevuto dai suoli elettori è la soluzione della questione «sicurezza» e ovviamente del «federalismo». E sicurezza per Bossi significa ministero dell'Interno. Lì il Senatur vuole un suo uomo (Maroni) e certamente non Gianni Letta ritenuto troppo morbido su temi quali l'immigrazione. Certo il Carroccio potrebbe ravvedersi qualora Berlusconi confermasse l'impegno di affidargli la Lombardia.

Per il posto di Formigoni è pronto Castelli. Di fatto si è costituito un asse Formigoni-Lega. Il Governatore ha fretta di partire per Roma: «Si ragiona su una presidenza Castelli», ribadiva non a caso ancora ieri. E nella Capitale potrebbe atterrare come presidente del Senato (avrebbe preferito la Farnesina ma il Cavaliere ha detto no)oppure come ministro dello Sviluppo. Berlusconi però resiste: i voti persi dal Pdl in favore del Carroccio sono un avvertimento da non sottovalutare e per questo vuole mantenere Formigoni a Milano. Certo se la Lega ottenesse la presidenza della giunta lombarda, Bossi da vicepremier potrebbe cedere sul Viminale, accontententandosi magari di un viceministro con delega sull'Immigrazione (Giorgetti) mentre a Maroni andrebbe il ministero dello Sviluppo, a Calderoli le Riforme e al Veneto Dozzo l'Agricoltura (i colonnelli del Carroccio non vedono con favore l'ascesa di Rosi Mauro).

Anche An si muove. Alla sortita leghista sugli inutili vertici romani e su un rapporto diretto con il premier in pectore, il portavoce del partito di Fini Andrea Ronchi replica: «E con chi dovrebbe parlare Bossi se non con Berlusconi che rappresenta tutto il Popolo della libertà?». Tra An e lega al momento non ci sono tensioni, ma Fini non vuole neppure rischiare di rimanere schiacciato dalla marcatura stretta del Senatur su Berlusconi. Proprio per questo ieri il leader di An ha rotto il riserbo dando come «probabile» il suo arrivo alla presidenza della Camera. An comunque avrà con La Russa la Difesa e con Matteoli le Infrastrutture, a cui si aggiungerà il Welfare se Alemanno non dovesse battere Rutelli; in caso contrario la Poli Bortone è in corsa per l'Agricoltura. Al Senato, invece, se non arriverà Formigoni, è data per certa la promozione di Schifani. Sempre a Fi, oltre a Tremonti (Economia) e Frattini (Esteri), nei calcoli del Cavaliere rientrerebbe anche il Viminale (Letta o in subordine Scajola), l'Istruzione (in corsa ci sono Stefania Prestigiacomo e Mariastella Gelmini), i Beni cultirali con Bonaiuti o Bondi (in lizza anche per l'Istruzione) mentre alla Funzione pubblica arriverebbe Lucio Stanca o Sacconi.

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