Elezioni 2008

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Il Sud decisivo per la vittoria Pdl: 8-10% i voti in più

di Roberto D'Alimonte

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16 Aprile 2008

Queste elezioni segnano una svolta nella politica italiana. Il sistema dei partiti è diventato un po' meno bipolare, ma molto meno frammentato e molto più bipartitico. Alle grandi coalizioni che hanno caratterizzato la vita politica italiana dal 1994 a oggi si sono sostituiti due piccole coalizioni con due grandi partiti. Insieme hanno raccolto circa l'84% dei voti e il 94% dei seggi. Ma quello che più conta per il buon funzionamento della nostra democrazia è che la frammentazione politica si è dimezzata, in voti e ancor più in seggi. Ai valori attuali la nostra Camera dei Deputati è meno frammentata del Bundestag tedesco e solo poco più di Spagna e Francia. Questo si deve non solo al fatto che sono pochi i partiti rappresentati in Parlamento ma soprattutto al successo, che non era scontato, dei due maggiori partiti del sistema, Pdl e Pd. Insieme hanno raccolto circa il 71% dei voti e il 78% dei seggi. L'Italia si avvicina agli standard delle grandi democrazie europee. Con una particolarità però: avere due grandi partiti nazionali ma anche un grande partito regionale, la Lega, che in Piemonte, Lombardia e Veneto ha raccolto complessivamente quasi il 21% dei voti.

Il sistema elettorale ha dimostrato di funzionare, con un po' di fortuna, ma soprattutto grazie a una sua diversa utilizzazione rispetto al 2006. Gli elettori sono stati arbitri della competizione elettorale scegliendo direttamente il Governo del Paese. Alla Camera Berlusconi avrà una maggioranza di circa il 54% dei seggi con il 47% dei voti. Il premio di maggioranza ha dimostrato la sua efficacia senza stravolgere il meccanismo della rappresentanza parlamentare. Senza il premio Pdl e Lega avrebbero dovuto allearsi con l'Udc e avrebbero avuto una maggioranza inferiore. Al Senato la lotteria dei 17 premi regionali ha dato un esito che non era affatto scontato. Anche qui il Governo Berlusconi godrà di una maggioranza simile a quella della Camera. Lo deve al successo della sua coalizione ma senza il crollo della Sinistra Arcobaleno le cose sarebbero andate diversamente. Se Sinistra e Udc avessero superato la soglia dell'8% in un certo numero di regioni la maggioranza di Berlusconi sarebbe stata molto più incerta.

Il centro-destra ha ritrovato la sua maggioranza che aveva temporaneamente perso nel 2006. Il Pd ha ottenuto un buon risultato in condizioni difficili. Il 33% di oggi alla Camera vale di più del 31% del 2006. Resta il fatto però che non è riuscito ad aumentare significativamente i suoi consensi al Nord. La questione settentrionale esiste e Veltroni dovrà fare i conti con essa se vorrà diventare in futuro il partito di maggioranza relativa. Non sarà facile perché non ci sono facili scorciatoie.
La geografia politica del Paese è cambiata significativamente. Sono spariti tanti partitini e sigle personali. Non saranno rappresentate in Parlamento né l'estrema sinistra né l'estrema destra né il Partito socialista. La Lega è tornata a essere il terzo grande partito del Nord come nel 1992 e nel 1996. Eppure la geografia elettorale è rimasta sostanzialmente la stessa. L'Italia resta divisa in tre parti. Nel Nord il centro-destra ha consolidato il suo predominio. Ha aumentato i suoi voti non solo nelle tre grandi regioni dove storicamente è sempre stato forte ma anche nelle regioni confinanti come Liguria e Emilia-Romagna. Nelle quattro regioni del Centro (ex Zona Rossa) il Pd ha colto un ottimo risultato confermandosi di gran lunga il primo partito. Il Sud ha confermato di essere, come sempre, la zona più ballerina del Paese. E proprio per questo anche in queste elezioni, spostando massicciamente i suoi consensi sulla coalizione di Berlusconi, ha avuto un ruolo molto importante nella sua vittoria. Al Senato il centro-destra ha vinto in tutte le regioni del Sud tranne la Basilicata. Ma quello che colpisce ancora di più sono gli spostamenti di voto rispetto al 2006. In Campania, Calabria e Sicilia facendo il confronto su basi omogenee, la coalizione di Berlusconi ha guadagnato tra 8 e 10 punti percentuali. In nessuna regione del Nord si è arrivati a cifre di questo genere. È probabile che l'effetto vittoria annunciata anche questa volta abbia avuto la sua parte nell'orientare le decisioni dei "grandi elettori" meridionali. In conclusione, queste elezioni hanno posto le premesse perché si possa finalmente giungere alla fine del ciclo iniziato dopo la caduta del muro di Berlino e le vicende legate a tangentopoli. Ora servono il consolidamento dei due grandi partiti e un insieme di riforme istituzionali coerenti.

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