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Intercettazioni: giornalisti, editori e magistrati contro il ddl

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24 febbraio 2009


Sarà battaglia contro il disegno di legge sulle intercettazioni per impedire che passino le cosiddette norme-bavaglio per i giornalisti: è quanto promette la Federazione Nazionale della Stampa, oggi affiancata dalla Fieg in un affollato incontro - organizzato insieme all'Ordine dei giornalisti e all'Unci - che ha unito cronisti, politici, associazioni.
Un fronte ampio e agguerrito riunito nella sede del sindacato dove si sono alternati gli interventi con qualche momento di tensione, quando hanno preso la parola Maurizio Gasparri e il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Ad aprire i lavori, il presidente della Federazione Roberto Natale: «Vogliamo difendere gli interessi generali. E faremmo di tutto, compresi presidi davanti al Parlamento, per cambiare un testo contro l'opinione pubblica che ha il diritto a essere informata. Il giornalismo è unito in questa battaglia». A spiegare le ragioni degli editori Carlo Malinconico, presidente della Fieg: «In particolare, preoccupano due aspetti del lodo Alfano: uno riguarda la cronaca giudiziaria, l'altro l'organizzazione dell'impresa editoriale. Il diritto di cronaca viene intaccato fortemente quando si vieta la pubblicazione di atti non coperti da segreto. L'altro aspetto riguarda l'organizzazione. Se l'editore diventa persona giuridica finisce con il sovrapporsi alla figura del direttore responsabile, alterando gli equilibri all'interno dell'azienda».

Donatella Ferrante, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, ha parlato di «oscurantismo totale», mentre Beppe Giulietti ha definito la legge «ineffabile e inefficace», bocciandola senza appello. E ha ipotizzato forme di obiezione di coscienza di massa. Concetto ripreso da Marco Travaglio che ha escluso ogni possibilità di mediazione: «Questa legge più lurida la fanno e maggiore è la possibilità che venga fulminata dalla Corte Costituzionale e
dalla Corte Europea di Giustizia». Durissima la critica al testo fatta da Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm. «Una legge - ha detto - distante da ogni realtà. Mi chiedo quale mondo abbia immaginato chi l'ha scritta. Se passasse, i giornali sarebbero bianchi per il 70-80%. Pensate, non si potrebbe nemmeno scrivere su un necrologio: "barbaramente ucciso" perché
sono parole estratte da atti». Cascini ha anche espresso preoccupazione per la riduzione degli spazi investigativi perché, di fatto, verrebbero abolite le intercettazioni. A questo punto è entrato in scena Gasparri secondo il quale sul diritto di cronaca e sul carcere per i giornalisti si può
anche discutere ma sulle intercettazioni ha detto: «C'è stata una stagioni di abusi ed eccessi. Basta con questo carnevale».
Per Antonio Di Pietro, la legge è un attentato allo Stato di diritto, mentre il sottosegretario Caliendo ne ha difeso l'impianto. A chiudere il padrone di casa, Franco Siddi: «Questo convegno dimostra che un cambiamento importante c'è con il tavolo Fnsi-Fieg». «Ma - ha spiegato prendendo le distanze da Di Pietro e Travaglio - prima di ricorrere alla Corte Costituzionale si ha il dovere di dire che bisogna fermarsi a un passo prima dall'orrore. Noi chiediamo che sia espunta le parte contestata. Pensiamo che la battaglia si debba fare adesso».

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