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A2a, l'assemblea vota il cambio dei vertici

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3 giugno 2009
Capra annuncia battaglia: «Chiederò i danni»
Dalle scaramucce ai tribunali

Via libera anche alla distribuzione di un dividendo pari a 0,097 euro per azione, in pagamento a decorrere dal 25 giugno con stacco della cedola il 22 giugno

Sempre più infuocata la vicenda dell'utility del Nord A2a nata dalla fusione tra la milanese Aem e la bresciana Asm. L'assemblea degli azionisti ha nominato il nuovo consiglio di sorveglianza (Cds) dopo aver deciso la revoca di sei componenti del precedente: Renzo Capra (che ha preannunciato di voler dare battaglia) , Claudio Buizza, Antonio Capezzuto, Pierfrancesco Cuter, Angelo Rampinelli Rota e Giovanni Rizzardi.

Il nuovo Cds, che resterà in carica per tre esercizi, sarà presieduto da Graziano Tarantini e sarà composto anche da Rosario Bifulco, vice presidente; Alberto Cavalli; Adriano Bandera; Bruno Caparini; Gianni Castelli; Enrico Mattinzoli; Stefano Grassani; Franco Tamburini; Marco Miccinesi; Norberto Rosini; Giorgio Maria Filiberto Sommariva, tratti dalla lista presentata congiuntamente dal Comune di Brescia (che con il sindaco del Pdl Paroli ha avuto un ruolo di primo piano nella guerra dichiarata a Capra) e dal Comune di Milano, titolari complessivamente del 54,991% del capitale sociale.

A questi si aggiungono Antonio Matteo Taormina e Massimo Perona tratti dalla lista presentata dall'azionista di minoranza Atel Italia Holding e Giambattista Brivio tratto dalla lista presentata congiuntamente dagli azionisti di minoranza Carlo Tassara e Energia e Servizi. Via libera anche alla distribuzione di un dividendo pari a 0,097 euro per azione, in pagamento a decorrere dal 25 giugno con stacco della cedola il 22 giugno.

La decisione della revoca dei sei membri del consiglio di sorveglianza di espressione bresciana tra cui il presidente Renzo Capra, è arrivato dopo che il Tribunale di Brescia ha accolto il ricorso presentato dai Comuni di Brescia e Milano contro la decisione di escluderli dal voto in assemblea.

«L'inqualificabile comportamento dell'ingegner Renzo Capra nell'assemblea di A2a di venerdì 29 maggio è costato ai soci 160 milioni a seguito del crollo del titolo in Borsa», hanno affermato i legali dei Comuni di Milano e Brescia nel ricorso presentato nei giorni scorsi al Tribunale di Brescia, consultato da Il Sole 24 Ore Radiocor. Secondo gli avvocati degli studi Braga e Bonelli Erede Pappalardo, la mossa di Capra è stata una «trappola preparata accuratamente» che ha denotato «malafede», «massima premeditazione» e «spregio per gli interessi dei soci di maggioranza e della societa».

Il comportamento dell'ex presidente del consiglio di sorveglianza, nel ricorso, viene anche paragonato a «un gioco di prestigio» che trova spiegazione «nel conflitto d'interessi in cui versa Capra». Quest'ultimo, secondo i legali, non solo «ha creato da solo l'illecito inventandosi un patto occulto tra i Comuni», ma ha voluto fare anche un «colpo di teatro», deflagrato in assemblea i n modo «umiliante e grottesco» per «mettere alla berlina i soci di maggioranza».

L'ordinanza del giudice Lucia Cannella della seconda sezione del Tribunale civile di Brescia ha disposto di «accogliere il ricorso e per effetto ordina al resistente ingegner Capra in veste di presidente dell'assemblea ordinaria di A2a rinviata in data odierna di ammettere i soci Comune di Brescia e Milano all'esercizio del voto». Di qui il terremoto ai vertici del Cds con il voto in assemblea.

Critiche dai piccoli azionisti alla decisione di revocare Capra. Tra gli altri Basilio Rizzo, consigliere comunale dell'opposizione a Milano, che ha parlato di «poca trasparenza, molta arroganza». Giovanni Rizzardi, uno dei revocatì ha rivendicato la correttezza del proprio operato e a nome degli altri quattro si è riservato di agire nelle sedi giudiziarie «per difendere la nostra onorabilità». Altri invece (Amber Capital) hanno lamentato «la struttura bizantina della governance», chiedendo che ora la società risolva i problemi di Delmi e di Edison. Ha preso la parola anche il presidente del Consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, che rivolgendosi a Capra ha parlato di «un rispetto reciproco mai mancato», salvo poi aggiungere con evidente allusione che «sul mio blasone c'è scritto "servire e poi sparire", qualche volta è necessario fare questa riflessione».

Il Cds di A2a si era riunito ieri per rispondere alle richieste di chiarimenti della Consob. Alla presenza di 12 consiglieri su 15, Capra ha ricostruito i fatti, spiegato i motivi dell'esclusione dei due Comuni (legati a presunte irregolarità nella pubblicità da dare ai patti parasociali) e inviato all'Authority di Borsa i verbali dell'assemblea. «Abbiamo preso atto - spiega un consigliere - di ciò che ci ha detto il presidente. In assemblea Capra non ha agito da presidente del Consiglio di sorveglianza, ma da presidente dell'assemblea, e si è assunto tutte le responsabilità di quello che ha fatto. Nessuno del consiglio era a conoscenza dei problemi sollevati». Come a dire: la responsabilità di quello che è successo, se ci saranno conseguenze, sarà sua e non del Consiglio di sorveglianza.

Capra, dopo 44 anni in azienda, ha comunque già dato l'addio ad A2a: dopo la riunione di martedì ha svuotato il suo ufficio, ha riempito un cartone con le ultime cose, ha scattato una foto nella sala del consiglio e se ne è andato con la sua auto privata e senza autista. «Tanto - ha confidato - io qui non rimetterò più piede».
(di Alberto Annicchiarico)

3 giugno 2009
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