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Le accuse di Riina e la ricerca della verità dei familiari

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19 luglio 2009


Nel giorno della memoria dedicato al giudice Borsellino e alla sua scorta irrompe la «verità» di Totò Riina sulla strage. Precedute dalle indiscrezioni sulle indagini sull'eccidio di via D'Amelio, le parole del padrino di Corleone suonano ancora più sinistre. Proprio dopo aver letto che i magistrati ipotizzerebbero il coinvolgimento di pezzi dello Stato nell'agguato del '92, il capomafia decide, per la prima volta, di parlare. E, nel giorno del 17esimo anniversario dell'assassinio del giudice, affida al suo legale, l'avvocato fiorentino Luca Cianferoni, la sua versione. «Borsellino? Lo ammazzarono loro», dove loro, in una contrapposizione tra istituzioni e cosche, che per il boss è fisiologico fare, indica, appunto, lo Stato. «Lancia messaggi a chi è fuori», è il commento del fratello di Borsellino, Salvatore. «Presenta le cambiali», aggiunge. Sarebbe, per Salvatore Borsellino, un minaccioso avvertimento a quegli apparati dello Stato che avrebbero commissionato l'assassinio del giudice.

Rita Borsellino: «Serve la ricerca della verità». «Le istituzioni hanno il dovere della memoria, noi il diritto - ha detto Rita Borsellino - Non bastano le corone di fiori, che poi rimangono a marcire per mesi, per dare omaggio alle vittime di mafia. Serve ben altro, la ricerca della verità, che sembra farsi strada adesso con la riapertura delle inchieste». Sono passati 17 anni, «di stanchezza e disinganno, e che non sará facile ricostruire prove e indizi a distanza di così tanto tempo. Certe cose potevano essere dette prima, quando serviva sapere, adesso che parli Totò Riina, sfruttando il momento e il grande palcoscenico, è abbastanza inquietante, bisognerebbe capire perchè ora e a chi sta lanciando dei messaggi».

Polemiche alla cerimonia commemorativa in via D'Amelio. Questa mattina, proprio per l'assenza della cittadinanza, si sono registrati momenti di tensione alla cerimonia commemorativa di via D'Amelio. Il comitato organizzatore, tra cui l'associazione di "Ammazzateci tutti" aveva invitato gli abitanti di via d'Amelio, dove abitava anche la madre del giudice, a esporre lenzuola e manifesti per ricordare Borsellino, ma la gran parte delle finestre sono rimaste chiuse. A un certo punto, dal palco alcuni partecipanti hanno iniziato a gridare: «Vergogna, vergogna». Poi si è svolto da via D'Amelio il corteo, organizzato dal comitato cittadino antimafia «19 luglio 2009», fino a piazza Magione, nel quartiere Kalsa, ripercorrendo i luoghi dove è cresciuto il giudice Paolo Borsellino. Circa 300 le persone, tra ragazzi, boy scout e adulti, alla processione in memoria del magistrato assassinato dalla mafia 17 anni fa. Alle 20.30 da piazza Vittorio Veneto una fiaccolata, con arrivo in via D'Amelio, con il ministro della Gioventù Giorgia Meloni. «Basta col dire che i palermitani sono assenti alle commemorazioni per Paolo Borsellino, in questi giorni ci sono state diverse manifestazioni e i palermitani hanno risposto bene, facendo delle scelte. Come bene hanno risposto le tante persone provenienti da tutta Italia. Chi non ha risposto è lo Stato che avrebbe dovuto essere presente nonostante le possibili contestazioni, raccogliendole e confrontandosi con la cittá che ricorda e che non vuole dimenticare», ha detto Rita Borsellino.

Alfano: Borsellino è un eroe senza tempo. «Paolo Borsellino è un eroe senza tempo, che ha contribuito a emancipare le coscienze dei siciliani dai ricatti e dalle paure innescate dalle efferate logiche di mafia», ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Il Guardasigilli ha detto che il suo esempio e il suo messaggio di legalità rappresentano ancora oggi quei parametri etici e di giustizia a cui è necessario rifarsi. «Lo Stato ha inferto pesanti sconfitte - ha proseguito il Guardasigilli - a coloro i quali vivono ai confini di un antistato che non ha più alcuna speranza di vittoria. È anche grazie a uomini come Paolo Borsellino che questo continua a essere possibile».

Di Pietro: insegnare ai figli la cultura dello Stato. Per il leader dell'Idv Antonio Di Pietro «in Italia dovremmo insegnare ai nostri figli la cultura dello Stato fin dall'infanzia. I bambini dovrebbero crescere con gli eroi della nostra storia, le edicole dovrebbero sostituire i pokemon con le miniature di Impastato, Falcone, Borsellino, Mattarella, Scopelliti. Mancano senso civico e senso delle istituzioni. Manca la cultura della storia del Paese e delle persone che l'hanno scritta con dedizione e rettitudine, fino all'estremo sacrificio: quello della loro vita».

19 luglio 2009
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