Ai piedi di Napoleone Bonaparte e George Clooney si, a quelli della ‘ndrangheta mai.
Cosimo De Tommaso, sessantenne ex direttore di Confindustria Cosenza, in pochi anni ha vinto la sua scommessa imprenditoriale.
Per gli occhi delle cosche dell'ex provincia babba di Cosenza questa è stata una manna inaspettata. Un altro limone da spremere con le estorsioni. Così, tanto per riaffermare che in Calabria non esistono isole felici.

Questa volta i quaquaraqua spediti dai boss locali hanno sbagliato i conti con Cosimo De Tommaso, discendente di un artigiano calzaturiero fiorentino, suo omonimo, che in Francia, così racconta la tradizione, fece calzare le sue scarpe a Napoleone Bonaparte.

L'imprenditore non ci ha pensato un attimo quando, l'11 gennaio, è volato dritto in Questura a denunciare quei simpaticoni, rimasti per ora anonimi, che davanti allo show room di calzature inaugurato il 24 ottobre 2009 a Cosenza, hanno depositato una tanica di benzina, un accendino e due proiettili. Un gesto che non lascia adito a dubbi: o paghi o sai come puoi finire.

Dalla Questura alla Procura il passo è stato breve e due giorni fa, dopo la riunione del comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza, è stato deciso di assegnare una tripla tutela alla famiglia De Tommaso: sotto casa, in fabbrica e davanti allo show room cosentino. Un gesto che ha una valenza doppia: far comprendere agli imprenditori e ai commercianti che pagano il pizzo che lo Stato si schiera dalla loro parte e far capire alle cosche o ai cani sciolti che da esse comunque dipendono per sopravvivere, che la risposta dello Stato è forte e chiara.

Mai De Tommaso avrebbe pensato che la sua avventura potesse prendere questa piega. Per Cosimo De Tommasoscommessa e per non disperdere il ricchissimo patrimonio artigianale dell'area che grava intorno a Luzzi, nel 2000 De Tommaso, in pensione e senza alcun problema economico, aprì a Castrolibero, rifugio dorato della Cosenza bene, un laboratorio calzaturiero artigianale. Scommessa riuscita: già nel 2006 export di nicchia e di lusso in tutto il mondo e punti vendita in Giappone e Stati Uniti. Poi, due anni fa, nuovo stabilimento a Paola, a due passi dal santuario di San Francesco venerato in tutto il Sud e scarpe calzate persino a Hollywood da George Clooney e Tom Cruise nella notte degli Oscar 2008.

Troppa grazia San Francesco per le cosche di Cosenza, una volta provincia che – eccezion fatta per lo spietato clan Muto di Cetraro – era immune o quasi da fenomeni di criminalità organizzata. Non è più così. Ogni Comune della provincia e ogni quartiere del capoluogo, ancora oggi salotto buono della Calabria che conta e che vuole contare, è in mano ai capibastone.
"Non ci ho pensato un minuto – dichiara De Tommaso al Sole-24 Ore – e ho denunciato. Non l'ho fatto per me. Se avessi voluto avrei potuto scegliere di chiudere la fabbrica e godermi la pensione. L'ho fatto per i miei figli e per le nuove generazioni calabresi che, se va avanti così, non avranno speranze e futuro".

Il presidente di Confindustria Cosenza, Renato Pastore, si è schierato subito con De Tommaso, denunciando "il clima di insicurezza e di forte tensione creato da questi accadimenti che finiscono per turbare e mettere a dura prova il senso di fiducia dei cittadini e la voglia di fare di ciascuno"

Il presidente della piccola industria di Confindustria Calabria, Fausto Aquino, ha dichiarato che "l'increscioso accadimento subito dal collega De Tommaso e da tanti altri imprenditori nel tempo, pone in primo piano le problematiche legate alla presenza sul territorio della malavita organizzata e alle ingerenze pesanti esercitate in particolare nei confronti delle attività economiche. Occorre rinsaldare le fila della società civile per riaffermare una cultura della sicurezza e della legalità. Serve recuperare fiducia nei confronti dello Stato e delle istituzioni per aumentare il livello di garanzia e la consapevolezza di non essere da soli contro un nemico che fa sentire la sua forza attraverso la paura".

De Tommaso si è schierato e con lui lo Stato e Confindustria. Spetta ora ai calabresi decidere di seguire sempre questi esempi o restare ai piedi della ‘ndrangheta.

http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com

 

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