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Bertolaso fiducioso sul Po
«L'Adriatico non sarà toccato»

a cura di Alberto Annicchiarico

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26 febbraio 2010
Il responsabile della Protezione Civile Guido Bertolaso durante il sopralluogo al fiume Po (Ansa)

Il fronte inquinante è atteso a Ferrara, dove si teme per le conseguenze sull'acquedotto, nella mattinata di sabato. A Isola Serafini , dopo Piacenza, fermato l'80% della marea nera. Le incognite poste dalla piena del fiume

«Non credo che arriverà in Adriatico neppure una goccia d'olio e questo credo che sia l'obiettivo principale»: così il numero uno della Protezione Civile, Guido Bertolaso, al termine della riunione indetta in prefettura a Milano sull'emergenza ambientale dei fiumi Lambro e Po. «Al momento siamo tranquilli - ha detto Bertolaso - le verifiche le stiano facendo, le analisi le stiamo facendo, i blocchi per arginare la macchia d'olio li abbiamo messi, ripeto non credo che in Adriatico arriverà neppure una goccia d'inquinante».

La barriera di Isola Serafini
Bertolaso già a fine mattinata aveva anticipato, dopo il vertice in prefettura a Piacenza, che un buon 80% della massa di idrocarburi sversati nella notte tra lunedì e martedì nel fiume Lambro a Villasanta dalle cisterne dell'ex raffineria della Lombarda Petroli era stato fermato dalle barriere erette all'altezza della centrale Enel di Isola Serafini, poco dopo Piacenza. La conferma arriva dai tecnici della Protezione civile dell'Emilia-Romagna: i primo prelievi a monte di Isola Serafini hanno registrato una concentrazione di 19 milligrammi per litro di inquinante contro i 4 a valle. «Credo che al massimo - ha aggiunto Bertolaso - sia sfuggito da questa barriera tra il 5 e il 10 per cento della massa complessiva, quindi questo è un dato molto significativo».

Secondo i calcoli dei tecnici quel che resta della massa oleosa, ridotta a filamenti e bolle, ma distesa lungo un ampio tratto di una quarantina di chilometri, dovrebbe transitare - con il suo carico di miasmi già avvertito nelle province di Parma, Reggio e Mantova - sabato a metà mattina a Ferrara. All'altezza di Pontelagoscuro, per l'esattezza, si trovano i punti di prelievo dell'acqua potabile, ovvero i pozzi di subalveo situati nello strato ghiaioso sotto il letto del fiume. «Non dovrebbero esserco grossi rischi - spiega al Sole24Ore.com Vito Belladonna, della direzione generale dell'Arpa dell'Emilia-Romagna - perché gli idrocarduri tendono a rimanere in superficie, ma stiamo procedendo con prelievio continui per monitorare la situazione». Proprio il delicato equilibrio dell'acquedotto del capoluogo estense e le conseguenze per l'ecosistema del Delta del Po, che è anche un Parco ed è una delle aree umide più importanti e ampie d'Europa, rappresentano al momento la maggiore fonte di preoccupazione.

La piena che complica tutto
Il problema che sta rendendo ancora più difficile il contenimento dell'inquinamento da idrocarburi è che in queste ore il grande fiume è in piena, ha precisato il presidente del Consorzio di bonifica del Delta del Po, Lino Tosini. Il fiume ha attualmente una portata di oltre 3 mila metri cubi al secondo ed una velocità vicina a 1,5 metri al secondo. «Si tratta dunque di una situazione di piena, che rende più difficili le contromisure che si stanno approntando nell'area deltizia» ha aggiunto Tosini. Tra gli interventi che si stanno analizzando, ha reso noto Tosini, anche la possibilità di dirottare i volumi d'acqua inquinati «in modo tale da poterli imprigionare e trattare con più tranquillità, lasciando nel frattempo defluire l'acqua pulita in Adriatico e proteggendo così gli allevamenti di vongole».

Il bilancio del danno stilato in Lombardia
In Lombardia si fanno intanto i primi bilanci. «Lo sversamento di idrocarburi nel fiume Lambro è sotto controllo grazie anche al tempestivo intervento che ha permesso di aspirare buona parte del gasolio e dell'olio combustibile fuoriusciti dalle cisterne», ha confermato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, intervenendo in Prefettura a Milano al vertice con Bertolaso. «Sono state sversate circa 3.000 tonnellate di materiale, di cui 1.662 di gasolio e il rimanente di olio combustibile, che hanno raggiunto il depuratore di Monza attraverso 4,5 km di fognatura - ha detto Formigoni - . Dall'impianto di depurazione di Monza sono state raccolte 2.066 tonnellate di miscela di idrocarburi al 59% che equivalgono a 1.250 tonnellate di prodotto sversato recuperato». Formigoni ha spiegato che il depuratore «ha ripreso a funzionare per un terzo della sua capacità già dalla giornata di giovedì.

L'indagine sull'azienda del disastro: «Mani esperte hanno voluto colpire»
Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha disposto un'indagine interna per chiarire il declassamento del rischio della Lombarda Petroli, l'industria da cui è partito il disastro e sulla cui area (oltre 300mila metri quadrati) è previsto un business immobiliare da 250 milioni. «I conti non tornano nel declassamento nelle categorie di rischio previste dalla Direttiva Seveso», ha spiegato. Durissimo Formigoni: la Regione denuncerà all'autorità giudiziaria la Lombarda Petroli. Secondo Formigoni si è trattato di un atto «non solo doloso, ma di ecoterrorismo e di odio nei confronti della nostra gente e del territorio. L'Arpa lombarda sta mettendo a punto la denuncia alla Procura di Monza per gravi inadempienze. Ci sono state mani esperte, molto esperte (circolano indiscrezioni su una presunta responsabilità della criminalità organizzata, ndr), che hanno voluto arrecare danno». Secondo Formigoni, infine, la Lombarda Petroli «ha responsabilità perché non ha dato subito l'allarme (il fatto è accaduto alle 3,30 ma è stato reso noto solo alcune ore dopo, ndr) per quel che stava succedendo e perché non poteva tenere quella quantità di gasolio e oli combustibili».

  CONTINUA ...»

26 febbraio 2010
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