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Il debito di Roma verso i 12 miliardi

di Isabella Bufacchi

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3 Marzo 2010
Gianni Alemanno, sindaco di Roma

Un macigno da 10, 12 e più miliardi. A tanto ammonta, stando a stime in attesa di conferma, il debito finanziario pregresso del comune di Roma in gestione commissariale, sommato al debito della gestione ordinaria con prestiti flessibili, alla mole dei contenziosi con i fornitori e non solo, alle partite in sospeso degli strumenti derivati fuoribilancio, agli impegni già assunti per investimenti. Questo peso grava sul bilancio ordinario della capitale provocando «uno squilibrio di cassa che è l'antefatto che porta al dissesto», come ha riconosciuto candidamente il deputato Pdl(ex An) Marco Marsilio, in occasione della presentazione nei giorni scorsi di un emendamento su Roma al decreto legge in discussione in Aula alla Camera su enti locali e regioni. Provvedimento che entro la fine della settimana dovrebbe terminare l'iter a Montecitorio tramite maxi-emendamento e voto di fiducia.
Il Campidoglio continua a pagare fornitori e onorare i prestiti (le rate di ammortamento dei mutui sono pari a 565 milioni l'anno) e anticipa i trasferimenti dello stato: l'ultima tranche da 500 milioni, trasferita tramite immobili da valorizzare, ha fatto scricchiolare l'intero impianto della inedita doppia gestione commissariale e ordinaria affidata al sindaco Gianni Alemanno. Una situazione insostenibile: in mancanza di «trasferimenti stabili e strutturali» dello stato (500 milioni l'anno a caccia di copertura annuale) il comune non riesce ad ottenere dalla Cassa depositi e prestiti un'anticipazione da circa 2 miliardi per sanare i conti del passato con fornitori sempre più agguerriti e azioni giudiziarie giunte in fase esecutiva.
La gravità della situazione, che deriva da una sovrapposizione di fatto della gestione straordinaria a ordinaria, è stata descritta efficacemente da Marsilio: «Arriva un momento in cui una causa in più persa in tribunale, una scadenza di credito importante associata a una momentanea mancanza di liquidità in cassa può provocare un disastro, ed è quello che si rischia». La soluzione, caldeggiata dalla giunta Alemanno e in parte sottoscritta dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, verrà riproposta (depurata da interventi eccessivi come la sospensione della delegazione di pagamento sui debiti) in tre tempi: e il sindaco Gianni Alemanno non sarà più commissario; entro 30 giorni dalla data di conversione della legge, con un Dpcm (decreto della presidenza del consiglio dei ministri) verrà nominato un commissario straordinario (forse un magistrato contabile) che dovrà occuparsi del piano di rientro partendo da nuova ricognizione di massa passiva e attiva; r la gestione straordinaria del debito pregresso all'aprile 2008 verrà separata completamente dalla gestione ordinaria; t in caso di contenzioso, i debiti contratti prima dell'aprile 2008 saranno assegnati alla gestione commissariale. Finora infatti la gestione ordinaria è stata chiamata a sanare somme di contenziosi, perché faceva fede la data della sentenza.
Non è detto che con la netta separazione della gestione ordinaria e straordinaria l'onere a carico dello stato copra l'intera mole dei debiti e pagamenti pregressi. Secondo fonti ben informate, Tremonti e Alemanno avrebbero raggiunto un accordo che prevede la spartizione dei debiti tra stato centrale e bilancio comunale, semprechè Roma adotti un piano di austerity ferrea. La nuova norma dovrebbe sbloccare il via libera alle anticipazioni Cdp. L'ex-assessore al bilancio della capitale, il deputato Pd Marco Causi, intanto ha proposto una soluzione identica ai piani di rientro per la sanità su base regionale: una formula collaudata, che funziona, e che è risultata gradita in alcuni ambienti della maggioranza.
Il nuovo commissario rivaluterà massa passiva e massa attiva. La Ragioneria generale dello stato nel 2008 aveva evidenziato un debito «programmato» (non solo finanziario) fino a 9,7 miliardi. A questo potrebbero aggiungersi altri 1-2 miliardi, anche a causa dei contenziosi persi. Intanto il debito finanziario della gestione ordinaria orbita attorno ai 1,5 miliardi: la nuova contabilità dei prestiti flessibili fa lievitare ulteriormente il conto.
isabella.bufacchi@ilsole24ore.com

3 Marzo 2010
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