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Anche a sinistra si tifa Tav. E la Fiat divide l'elettorato

di Lina Palmerini

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7 marzo 2010
Anche a sinistra si tifa Tav. E la Fiat divide l'elettorato


La bandiera no-tav non sventola più. Chi per anni l'ha agitata per opporsi all'opera o chi l'ha usata per alimentare le divisioni del centro-sinistra, esce sconfitto da quest'ultimo sondaggio Ipsos a poche settimane dal voto piemontese. Ormai l'elettorato del Pd ha scelto. E pure senza esitazione: il 70% è favorevole all'Alta velocità. E per il 77% porterà più benefici che svantaggi per il Piemonte. L'opinione è cambiata, lentamente, ma ormai ha raggiunto una quota di sicurezza che non metterà ostacoli alla Torino-Lione anche se a governare con Mercedes Bresso – se sarà lei a vincere le elezioni – ci sarà pure la sinistra estrema. La storia della Val di Susa è emblematica. E non solo per la realtà piemontese, che è stata identificata con quella battaglia, quanto per la storia del centro-sinistra. Perchè proprio la tav è stato un simbolo dei tormenti e delle divisioni.
Andiamo indietro a quattro anni fa, alla presentazione del programma di Romano Prodi e dell'Unione, a quelle fatidiche 281 pagine. Bene, la Torino-Lione non c'era: un'omissione "pagata" alla sinistra che di quell'opera proprio non ne voleva sapere. E le divisioni sono continuate per anni. Tra gli amministratori pro-tav Bresso e Chiamparino con Roma: lì il duello si combatteva tra Ds e Margherita contro il Prc. E alla fine, anche il sì di Prodi non è apparso così chiaro da dare una sterzata all'immagine del centro-sinistra. Certo, in quei giorni caldi di 5 anni fa, tra le bandiere no-tav alzate in Val di Susa, c'erano pure quelle dei leghisti. Ma anche loro dovranno metterle via. Tra gli elettori del Carroccio la percentuale di chi tifa Alta velocità arriva all'82% (l'88% per il Pdl).
Si dice Piemonte, si dice Fiat. Si dice Fiat e si comincia a parlare di occupazione, crisi economica, welfare. Ecco, il Lingotto riassume in un colpo solo quelle che i piemontesi indicano come le preoccupazioni cruciali, gli snodi del loro futuro. Ma che ci sia un legame tra destino personale, regionale e della Fiat, comincia però a essere sempre meno vero. O meglio, è ancora la maggioranza degli elettori Pdl (42%) e Pd (41%) a pensare che il legame resista ma non non siamo più sopra il 50%. Anche in questo caso, nei 5 anni dall'ultimo voto regionale, troviamo un'opinione pubblica cambiata, che ha riflettuto sulla crisi, che ha seguito il percorso del Lingotto fino a Detroit. La percezione che il futuro della Fiat non sia più centrale nel futuro del Piemonte è perfino una certezza per chi vota Lega. Il 47% pensa che l'azienda automobilistica non avrà più un ruolo guida nell'economia piemontese. Certo in questa certezza c'è molto dell'ideologia leghista – dell'ostilità verso la grande impresa e del tifo per i piccoli – una propaganda che ha cercato il conflitto invece di evitarlo. Soprattutto ora. Soprattutto con una crisi economica che crea tensioni sul lavoro.
È il primo pensiero dei piemontesi l'occupazione (61%). Poi c'è l'economia, la sanità, la criminalità (11%) ben distinta dall'immigrazione che appare un problema solo per l'8%. La percentuale aumenta tra l'elettorato di centro-destra ma arrivando sempre in terza posizione dietro il lavoro e il welfare. E la dose di preoccupazione, per la situazione economica generale, è tanto più alta quanto più il voto si sposta a sinistra. Dunque, più ottimisti sulla fine del tunnel sono i tifosi del Pdl, più cupi i democrats. Segno dei diversi messaggi che a livello nazionale mandano i partiti di riferimento anche se una sorpresa c'è. E come al solito è la Lega: sono gli elettori del Carroccio (54%) a superare perfino quelli del Pd (52%) quando dicono che il peggio della crisi deve ancora arrivare. Un malessere che si sposa con ciò che rappresentano i leghisti: un sindacato di territorio capace di incarnare le paure. Ed è forse questa la ragione dell'exploit che Ipsos prevede per il Carroccio: la paura del lavoro, della crisi, dell'immigrazione.
Arriviamo in fondo. E tocchiamo qualche incongruenza. Come quella, per esempio, di trovare un elettorato che premia l'amministrazione attuale – perfino chi vota Pdl e Lega per il 41% la promuove – ma boccia il centro-sinistra. La generalità di elettori – lasciando da parte gli schierati – ritiene che sia il centro-destra più capace di governare problemi come l'occupazione, l'economia, la sicurezza. Solo sul welfare le coalizioni si avvicinano. Dunque, l'orientamento piemontese si è spostato a destra nel giudizio sui partiti mentre cresce una sorta di qualunquismo. L'idea, cioè, che non ci sia differenza tra destra e sinistra. E che i problemi possano restare intatti.

7 marzo 2010
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