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Primarie Usa: Clinton vince in Ohio e in Texas. McCain candidato repubblicano

di Mario Platero

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5 marzo 2008
La senatrice Hillary Clinton, candidata democratica alle presidenziali Usa (Reuters/Mike Stone)

NEW YORK – Ieri notte Hillary Clinton, ha ribaltato le sorti della corsa per la nomination democratica e ha stravinto, si è aggiudicata l'Ohio, il Texas e il Rhode Island. Una conferma che la sua campagna ha recuperato l'iniziativa e che, a differenza di quella di Obama, è in grado di vincere i grandi stati, quelli che contano per l'elezione in novembre.
Nei prossimi mesi dunque, la gara per la nomination in campo democratico resterà apertissima, epica e avvicente: con lo straordinario successo di ieri, anche se continua ad avere meno delegati del suo concorrente, Hillary Clinton rimarrà in gara fino alla fine. Anche perché le sue vittorie sono state nette. A conteggio quasi ultimato, in Ohio ha ottenuto il 56% del voto contro il 42% di Obama, a Rhode Island, il 58% del voto contro il 40% di Obama, in Texas il 51% del voto contro il 48% di Obama che ha invece vinto il Vermont, uno stato molto piccolo, con una forte maggioranza, il 60% contro il 38% di Hillary. Un recupero, quello di ieri della Clinton, dovuto soprattutto a una campagna improvvisamente aggressiva, persino negativa negli ultimi giorni, che ha avuto l'effetto di mettere Barack Obama sulla difensiva.

Nella lunga serata di ieri un altro risultato che ha fatto storia: con la sua vittoria in Texas il senatore John McCain ha conquistato un numero sufficiente di delegati per avere la "nomination" del suo partito assicurata, 1195 delegati contro i 1191 necessari alla vittoria. Davanti all'evidenza della matematica, Mike Huckabee ha gettato la spugna, ha chiuso la sua campagna, simpatica, determinata, indomabile nonostante le pochissime risorse e ha annunciato di aver destinato i suoi delegati a McCain: «Ho appena telefonato a John – ha detto Huckabee commosso – gli ho detto che lavorerò per la sua elezione e per l'unità del partito. Oggi è arrivato il momento di guardare a novembre e di essere pronti a combattere insieme per la causa comune, vincere la Casa Bianca».

Ma se il risultato repubblicano era già scontato da tempo, una soluzione in campo democratico invece di avvicinarsi si allontana. La battaglia tra Hillary e Obama semmai, si farà più dura, senza esclusione di colpi e con quella connotazione negativa che la Clinton ha già usato negli ultimi giorni e che, in ultima analisi, ha funzionato: «A coloro che cadono ma si rialzano, a coloro che sono stati dati per sconfitti ma non cedono, a coloro che lavorano duro, senza mollare mai, dico: questa vittoria è per voi» ha detto la Clinton in tripudio da Columbus, in Ohio, dove ha seguito i risultati elettorali. E ha continuato: «Conoscete il vecchio detto: come va l'Ohio, va la Nazione e noi andremo avanti, andremo forte e andremo fino alla fine. Nessun presidente ha vinto l'elezione senza aver prima vinto le primarie in Ohio, e noi abbiamo bisogno di un candidato alla nomination in grado di vincere la presidenza».

Da ieri, con le prime vittorie di Hillary Clinton contro Barack Obama dopo 11 sconfitte consecutive è anche cambiata la psicologia della campagna elettorale in campo democratico. Anche se dopo i risultati di ieri Barack Obama resta in vantaggio in termini di numero di delegati, il senatore di New York, il primo candidato donna, si sente a questo punto investito del diritto di proseguire la corsa fino all'ultimo e di essere investita della nomination dal partito come candidato con le migliori chance di battere John McCain. Anche perché la matematica glielo consente: se per caso da oggi in avanti Barack Obama dovesse vincere in modo convincente tutti gli stati che ancora debbono votare da qui al 7 di giugno, quando la stagione delle primarie si chiuderà con il voto in Portorico, non avrà lo stesso, matematicamente, la possibilità di superare la soglia fatidica di 2025 delegati.

Non solo. I risultati dell'Ohio hanno confermato quanto importante sia il ruolo dell'economia in questa campagna. Secondo le rilevazioni di ieri notte, l'80% dei residenti dell'Ohio ha forti preoccupazioni economiche e fra coloro che hanno queste preoccupazioni economiche il 52% ha votato per Hillary Clinton, il 47% per Obama. Una conferma di questa tendenza, che cioé Hillary è il candidato preferito per il risanamento economico e per tutelare l'interesse dei lavoratori, viene da un vero e proprio mandato dagli iscritti al sindacato, uno dei più potenti serbatoi di voti in Ohio: fra gli iscritti al sindacato il 62% hanno votato per Hillary e soltanto il 37% per Obama. Obama ha invece raccolto la maggioranza del voto dei laureati, il 53% contro il 46% per Hillary.

Per questo, nei commenti a caldo, si dice che la corsa per le primarie democratiche entrerà da oggi in una seconda fase, più dura, più aggressiva di quanto abbiamo visto finora. La campagna di Hillary Clinton ha chiarito che cercherà di capitalizzare sui progressi importanti degli ultimi sondaggi, in recupero sul fronte nazionale. Questo significa che, dopo la battaglia durissima ingaggiata dal Senatore di New York negli ultimi giorni contro Barack Obama, con forti connotazioni negative su politica economica (questione Nafta), trasparenza (caso Rezko) e politica estera (ritiro dall'Iraq), a partire da oggi il senatore afroamericano dell'Illinois si troverà sotto un attacco sempre più feroce su queste stesse tematiche. L'obiettivo di Hillary a questo punto sarà appunto quello di convincere l'establishment del partito democratico che alla fine l'unico candidato in grado di poter battere John McCain sarà Hillary e non Obama. E che forse una "brokered Convention" una convenzione in cui cui si negozierà il nome del candidato potrebbe essere una soluzione migliore. Anche gli attacchi contro Obama non verranno solo da Hillary, ma anche da John McCain, rilassato, con la nomination assicurata dopo le vittorie in Texas e Ohio, già proiettato nella fase nazionale dello scontro, che porterà nell'estate alle convenzioni, alle nomine formali e alle scelte per il vicepresidente. Fino a che punto la Clinton continuerà ad usare la mano pesante ancora non lo sappiamo: sarà l'ennesimo elemento di suspense in queste tormentate e affascinanti elezioni per la Casa Bianca del 2008.

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