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Dalla Ue primo sì a Belgrado

di Enrico Brivio

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30 aprile 2008

A Belgrado è stato accolto da cortei di auto, con clacson sonanti e bandiere europee al vento, ma anche dalle bellicose dichiarazioni del premier serbo Vojislav Kostunica, che lo ha bollato come un accordo «anticostituzionale, anti-statale e illegale» e ha dichiarato che sarà «annullato» dopo le elezioni.

Fatto sta che ieri a Lussemburgo, sotto gli occhi del presidente serbo Boris Tadic, è stato firmato l'Accordo di associazione e stabilizzazione (Asa) tra l'Unione europea e il Governo di Belgrado, primo segnale formale di aggancio della Serbia ai 27 e anticamera del processo di adesione all'Europa. L'intesa è stata formalmente siglata in primis dal vice presidente serbo Bozidar Djelic e dal presidente di turno dei ministri degli Esteri Ue, lo sloveno Dimitri Rupel. «È un momento storico per la nostra storia - ha detto Tadic, seduto al loro fianco - perché i Balcani portano sempre il fardello della guerra, mentre questo accordo, e altri simili con Paesi vicini, permetteranno di redigere un nuovo capitolo della nostra storia».

L'accordo rimarrà però congelato fino a quando la Serbia non avrà rispettato tutti gli impegni di collaborazione con il Tribunale penale internazionale, e in particolare non avrà consegnato l'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic. Un compromesso necessario per rispettare le resistenze dell'Olanda (con al seguito il Belgio), che si è sempre ostinatamente opposta a rinunciare alla cattura di Mladic come condizione per l'avvicinamento della Serbia all'Unione europea.
Pertanto l'accordo resterà "di carta" dal punto di vista politico, sebbene con una valenza simbolica non indifferente in vista delle elezioni dell'11 maggio, che vedono i nazionalisti serbi sempre ben piazzati. Ma, come ha sottolineato Tadic, l'intesa comincerà già a dare effetti dal punto di vista economico. Il presidente serbo ha riferito che sono stati concordati contratti commerciali con imprese europee e che già oggi potrebbe essere firmato un accordo con la Fiat per rilevare la casa automobilistica Zastava (si veda il servizio a pag. 41).

Tadic ha sostenuto che il cammino verso l'Europa della Serbia non deve essere ostacolato dei conflitti sulla sovranità territoriale derivanti dalla separazione del Kosovo. «Io continuo a difendere la nostra integrità territoriale, ma farò quanto posso per assicurare un futuro migliore al nostro Paese», ha affermato Tadic, secondo il quale l'Asa non ha nessun impatto sulla sovranità serba. Di tutt'altro avviso Kostunica, che ripudia l'accordo con l'Unione europea in quanto lo ritiene legato a un «inaccettabile» riconoscimento del Kosovo. E lo considera non valido, visto che il mandato per negoziarlo era stato deciso prima della dichiarazione di indipendenza di Pristina.
Tadic, invece, ha rilanciato dicendosi convinto di poter depositare entro fine anno la richiesta di candidatura ufficiale della Serbia alla Ue. Una previsione sulla quale il commissario europeo all'Allagamento, Olli Rehn, ha però espresso cautela, sottolineando che Belgrado dovrà prima soddisfare due condizioni: «fornire un bilancio convincente dell'applicazione dell'accordo di stabilizzazione» e «fare progressi sostanziali nelle riforme chiave: lotta alla corruzione e rafforzamento della capacità amministrativa». Rupel ha poi assicurato che in maggio, in occasione della riunione dei ministri degli Esteri Ue del 26, toccherà alla Bosnia Erzegovina firmare un analogo Accordo di stabilizzazione.

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