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Onu condanna Mugabe: in Zimbabwe impossibile un voto libero

dal nostro corrispondente Mario Platero

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24 giugno 2008
Il presidente Robert Mugabe (AFP Photo/Alexander Joe)
ANALISI

CRONACA
Tsvangirai, fuga in ambasciata
VIDEO
L'altra Africa / La lezione del premier del Mozambico

NEW YORK – Dopo ore di dibattito che si è protratto fino alle prime ore dell'alba ora italiana, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha condannato all'unanimità le azioni di Robert Mugabe in Zimbabwe e ha chiesto al suo governo di rimandare l'appuntamento alle urne fissato per il 27 di giugno, visto che in queste condizioni politiche "sarà impossibile tenere delle elezioni eque e libere".
La comunità internazionale si è dunque mobilitata per proteggere i diritti politici dell'opposizione in Zimbabwe e quelli di Morgan Tsvangirai il candidato alternativo a Robert Mugabe. La dichiarazione è senza precedenti ed è stata seguita da parole altrettanto dure del segretario Generale dell'Onu Bn Ki Moon.

Il Palazzo di Vetro risponde così a violenze gravissime del regime di Harare, alle uccisioni a sangue freddo di centinaia di persone nel corso degli ultimi anni e alla palese violazione di diritti umani fondamentali. Lo stesso Tsvangirai, sopravvissuto a tre attentati, aveva rinunciato a correre per le elezioni domenica scorsa e si era poi rifugiato all'ambasciata olandese. Il suo più vicino collaboratore, George Sibotshiwe aveva lasciato il Paese ieri all'alba. Era riuscito a scappare a Johannesburg dopo che uomini armati del regime avevano attaccato i quartieri generali del partito e avevano arrestato in alcune retate decine di persone incluse donne e bambini. Il messaggio duro e chiaro dietro il velo della diplomazia è uno soltanto: Mugabe dovrà andarsene con le buone, accettare la sconfitta politica dopo che aveva truccato la prima tronata elettorale altrimenti la reazione della comunità internazionale sarà durissima. Ma il rappresentante di Mugabe al Palazzo di vetro, Boniface G. Chidyausiku, ha respinto la dichiarazione, ha criticato l'Onu per voler "microgestire gli affari interni di uno dei suoi paesi membri" e ha detto che nulla ormai potrà impedire alle elezioni di avvenire regolarmente nella data prefissata. Il diplomatico ha anche minimizzato la condizioni precarie in cui si trova il Paese e ha suggerito che le azioni di Tsvangirai siano state concertate con l'occidente per creare un "casus belli".
La dichiarazione del Consiglio di sicurezza è stata approvata all'unanimità sotto la leadership inglese, ma non senza qualche fatica. Le resistenze di Sud Africa, Russia, Cina a un linguaggio più duro di quello finale hanno prolungato i lavori, costretto a riscrivere varie volte il documento fino a quando non si è raggiunto un compromesso accettabile per tutti. Il passo in avanti è importante. Ed è legittimo in quanto la nuova missione dell'Onu prevede fra le altre cose l'intervento diretto negli interessi interni di un Paese qualora vi sia il rischio di un genocidio o di gravi violazioni dei diritti umani. Un rischio che per lo Zimbabwe è ormai molto reale.

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