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Unione per il Mediterraneo, si litiga per la scelta della sede

di Carlo Marroni

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12 ottobre 2008
Il presidente francese Nicolas Sarkozy

Mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy è impegnato a mettere d'accordo a Parigi i leader dell'euro sulle misure anti-crisi finanziaria dentro una sua ‘creatura' le acque si stanno agitando. E' l'Unione per il Mediterraneo, l'organismo nato lo scorso luglio e fortemente voluto dal presidente francese. L'assetto istituzionale dell'UpM dovrebbe prendere forma nella riunione ministeriale di Marsiglia del 3-4 novembre e per allora alcune decisioni dovrebbero essere prese. A partire dalla sede del Segretariato Generale. Ci sono già due candidature ufficiali: Barcellona (la Spagna preme visto che proprio dalla capitale catalana partì il Processo mediterraneo) e La Valletta. Ma la vera contro-candidatura a quella spagnola è proprio Marsiglia, verso cui Sarkozy preme con forza.
In questo quadro è spuntata da qualche tempo, sottotraccia e dopo la rinuncia del Marocco, la candidatura di Tunisi, che anche i francesi alla fine non vedrebbero di malocchio nel caso prevalesse la scelta per la sponda Sud, vista l'influenza che ancora esercita la Francia a Tunisi. Ma soprattutto piace molto anche all'Italia: la diplomazia della Farnesina l'appoggia discretamente ma decisamente, ma a patto che Tunisi rappresenti la scelta unitaria di tutto il mondo arabo rivierasco (a partire dall'Egitto, visto che il presidente Hosni Mubarak è co-presidente dell'UpM): in caso contrario in ambienti diplomatici già si parla della Giordania. Se prevalesse la scelta di una città europea la carica del Segretario Generale andrebbe certamente ad un esponente del Magherb, mentre viceversa se alla fine fosse scelta Tunisi si opterebbe con tutta probabilità per un Segretario europeo.
Accanto alla scelta della sede c'è un altro problema. La Lega Araba, che ha sede in Egitto ed è guidata dall'egiziano Amr Moussa, ha chiesto di aderire all'Upm, come previsto dagli accordi. Ma Israele è contraria e cerca di bloccarne l'ingresso: in questo caso la diplomazia italiana cerca di assecondare entrambe le posizioni, cercando un compromesso che vada bene a tutti, altrimenti già da Marsiglia il processo decisionale potrebbe bloccarsi.

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