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Piano Brown da 24 miliardi

dal nostro corrispondente Marco Niada

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25 Novembre 2008

LONDRA - I cinici l'hanno definita la prima manovra "socialista" dai tempi del premier laburista James Callaghan. È un fatto che il pre-budget presentato ieri dal cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling per salvare l'economia britannica da una dura recessione si risolverà in un forte aumento del fabbisogno e del debito pubblico. Una iniezione fiscale, tra tagli alle imposte e aiuti statali, che rinvia il pareggio di bilancio al 2015-16. Questo a patto che le previsioni di blanda recessione del cancelliere si avverino. Secondo Darling, infatti, il Pil britannico quest'anno crescerà dello 0,75%, mentre il prossimo andrà in recessione in una forchetta compresa tra -0,75% e -1,25%, quando economisti, istituti di ricerca e organismi internazionali prevedono un calo dell'1,5 per cento. Secondo Darling le misure dovrebbero rimettere l'economia in carreggiata già dalla fine del prossimo anno.
«Viviamo in tempi di incertezza economica senza precedenti - ha esordito Darling - e il nostro compito oggi è di sostenere le famiglie e il mondo del business per rendere la recessione più breve e meno profonda». Darling ha aggiunto che l'unico modo per uscire da tale situazione è «agire immediatamente, anche se ciò porterà a un aumento del fabbisogno».
Il piano di Darling, che si risolve in una manovra di stimolo da 20 miliardi di sterline (24 miliardi di euro, pari all'1% del Pil), prevede il taglio immediato, a partire da lunedì prossimo e per 13 mesi consecutivi, dell'Iva dal 17,5% al 15% per ridare fiato ai consumi. Ciò costerà all'Erario 12,5 miliardi di mancate entrate. Il Governo anticiperà poi di 3 anni la spesa pubblica per infrastrutture per 3 miliardi e offrirà aiuti alle imprese per 7 miliardi. Dal lato delle entrate ci sarà dal 2011 un aumento dei contributi versati alla previdenza dello 0,5% per i redditi medio alti.
L'elemento più eclatante è la decisione, a partire dal 2011, di far pagare, a chi ha redditi superiori a 150mila sterline (circa 175 mila euro), un'aliquota del 45 per cento. La mossa rompe il tabù, intoccabile dai tempi di Margaret Thatcher e finora onorato dal New Labour, di mantenere l'aliquota massima individuale entro il 40 per cento. La misura dovrebbe raccogliere 2-3 miliardi di sterline. I redditi compresi tra 100mila e 140mila sterline avranno meno detrazioni fiscali.
Darling ha dovuto ammettere, conti alla mano, che il fabbisogno, e con esso il deficit, è destinato a lievitare: per l'anno fiscale in corso salirà dai 43 miliardi di sterline previsti in marzo a 78 miliardi, per poi schizzare a 118 miliardi nel 2009-10, «pari all'8% del Pil». Un buco nei conti pubblici che non si vedeva dai tempi del cancelliere laburista Denis Healey, negli anni 70. Darling ha anche dovuto ammettere che il debito pubblico è destinato a crescere fortemente: da qui al 2013-14, quando inizierà lentamente a calare, il debito è destinato a salire di oltre 500 miliardi di sterline. Fatte le proporzioni, dall'attuale 41% del Pil salirà, in quella data, al 57% del Pil. Le previsioni di marzo parlavano per quella data di una proporzione del 39 per cento. In questo enorme divario sta tutta la manovra correttiva dei prossimi anni.
Il piano, rivolto esplicitamente alle fasce più deboli della popolazione e alle piccole e medie imprese, stanzierà inoltre 1,8 miliardi per venire incontro alle famiglie che faticano a pagare i mutui. Alle piccole imprese in difficoltà verrà concesso di rinviare il pagamento delle imposte oltre a contabilizzare fino a 50mila sterline di perdite a fronte dei profitti per un triennio rispetto ai 12 mesi attuali.
Vari economisti hanno fatto notare che il taglio all'Iva, criticato da Francia e Germania, non farà molta differenza, dato che molti negozi stanno già procedendo a robusti saldi con tagli ai prezzi del 20-30 per cento. Ieri i "tory" hanno attaccato il Governo. Il cancelliere-ombra, George Osborne, ha parlato di una «bomba fiscale a orologeria» che obbligherà il prossimo Esecutivo a forti aumenti delle imposte. Un fatto è certo: da ieri in Gran Bretagna si sono ridefiniti i confini tra destra e sinistra, che negli anni di Tony Blair parevano essere scomparsi.
marco.niada@ilsole24ore.com

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