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Obama, più fondi per l'aborto. Il Vaticano attacca: «Scelta deludente»

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24 gennaio 2009

La posizione di Barack Obama sui temi etici più sensibili era ben nota, fin da quando l'attuale presidente degli Stati Uniti era senatore dell'Illinois. Ma con la firma di un ordine esecutivo con cui rimuove il divieto dell'uso di fondi federali per la promozione dell'interruzione di gravidanza nei Paesi in via di sviluppo, e con la volontà esplicita di «proteggere il diritto di scelta della donna», il presidente ha di fatto riaperto il dibattito sull'aborto negli Stati Uniti e si sta muovendo in modo tale da dare impulso alla ricerca sulle cellule staminali, anche embrionali. Insomma, l'esatto contrario di ciò che ha fatto l'ormai ex presidente George W. Bush. La questione dell'aborto è estremamente delicata negli Usa: nel 1984 l'allora presidente repubblicano Ronald Reagan stabilì quella che è stata ribattezzata la "dottrina di Città del Messico", dal luogo dove si teneva un vertice dell'Onu sulla popolazione. In pratica, Reagan vietò l'uso di soldi pubblici per organizzazioni non governative, attivisti e cliniche che, nell'ambito di iniziative di pianificazione familiare nei Paesi in via di sviluppo, praticavano aborti o li proponevano nei loro consultori. Bill Clinton, al suo arrivo alla Casa Bianca nel 1993, fece della rimozione di questo provvedimento l'obiettivo del suo primo ordine esecutivo da presidente e scelse di firmarlo il 22 gennaio, nell'anniversario della sentenza del 1973 in cui è stato legalizzato l'aborto negli Usa. George W. Bush, non appena diventato presidente nel 2001, annullò la decisione di Clinton sempre nella data simbolica del 22 gennaio, quando a Washington da anni decine di migliaia di antiabortisti compiono la Marcia per la vita. Obama aveva fatto sapere da tempo che avrebbe riportato la situazione all'epoca di Clinton, annullando l'ordine di Bush, ma ha scelto deliberatamente di non farlo il 22 gennaio, un gesto che è stato letto come un segno di volontà di non andare allo scontro con gli antiabortisti. In una dichiarazione scritta, inoltre, il presidente ha chiesto di «non politicizzare» il tema dell'aborto, segno di una volontà di non caricare di eccessivo simbolismo le decisioni in campo etico, mentre il Paese sta attraversando un momento di grave crisi economica, che necessita dell'unità e dell'impegno di tutta la nazione. Ma, inevitabilmente, le prime proteste si sono già fatte sentire, soprattutto per bocca della Chiesa cattolica, il cui episcopato ha già espresso «grande disappunto» per la mossa di Obama. «Un'amministrazione che vuole ridurre gli aborti non dovrebbe deviare fondi federali verso gruppi che promuovono l'aborto», ha affermato il cardinale di Filadelfia Joseph Rigali, responsabile della commissione per la vita nella Conferenza dei vescovi. La Chiesa teme inoltre che siano in arrivo scelte che rimettano in discussione leggi federali e statali che nel corso degli anni hanno limitato gli effetti della sentenza "Roe contro Wade" che legalizzò l'aborto 36 anni fa. «Siamo preoccupati - ha detto alla Radio Vaticana il vescovo di Orlando, Thomas Gerard Wenski - per il fatto che gli ideologi pro-aborto possano prevalere in Congresso e presentare a Obama una proposta di legge abortista più radicale». Netta, poi, è stata la presa di posizione del giornale della S. Sede, l'Osservatore Romano, che parla di una «decisione molto deludente». La Chiesa, a questo punto, è pronta a scendere in campo contro Obama se il presidente firmerà una legge, il Freedom of Choice Act, che il Congresso sta sviluppando e che dovrebbe prevedere una rimozione di tutti i limiti all'aborto decisi a livello federale e statale negli ultimi decenni. Ma le barricate sul fronte etico sembrano solo rimandate negli Stati Uniti: un altro possibile scontro potrebbe maturare sul terreno della ricerca sulle cellule staminali embrionali, dato che Obama ha promesso di rimuovere i limiti al finanziamento federale alla ricerca sull'embrione stabiliti da Bush nel 2001. L'agenzia federale che vigila sulla ricerca scientifica, ha mandato ieri un segnale di inversione di rotta in questo senso, autorizzando per la prima volta una società privata a svolgere test con staminali embrionali su pazienti umani.

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