La grande riforma finanziaria di Barack Obama, quella che dovrebbe prevenire il ripetersi di nuove catastrofi finanziarie e dare al governo più efficaci strumenti per risolverle, è in dirittura d'arrivo. I segnali di un superamento dell'impasse tra la maggioranza democratica e la minoranza repubblicana in Congresso, che aveva tenuto il progetto ostaggio dell'ostruzionismo, si sono moltiplicati: Obama raccoglie oggi il messaggio di disgelo in un discorso a New York a Cooper Union, a due passi da Wall Street, invocando il rapido passaggio della legge e chiedendo alle banche di richiamare i loro lobbisti e accettare l'inevitabilità della riforma. Mentre dal Congresso è già giunta la prima approvazione "bipartisan" di un capitolo chiave, la più stretta regolamentazione dei derivati.

La svolta potrebbe portare fin dalla prossima settimana all'apertura del dibattito in aula e ai primi voti sull'intero progetto, il più ambizioso dell'amministrazione Obama dopo la sanità. "Non sono mai stato così ottimista - ha detto l'influente senatore repubblicano dell'Alabama Richard Shelby - credo che sapremo mettere assieme una legge molto rapidamente". Qualche tensione, certo, resta: i democratici affermano che gli avversari hanno ceduto. I repubblicani rispondono di aver costretto la maggioranza a trattare. Quel che è certo, però, è quanto il clima politico sia mutato profondamente a favore della riforma, che potrebbe ora avere vita più facile in Parlamento della sanità, varata tra intense polemiche con i soli consensi democratici. Allo sprint ha contribuito il continuo risentimento politico e popolare contro gli eccessi dell'alta finanza e la nuova offensiva a Wall Street della Securities and Exchange Commission, che ha accusato la regina dell'investment banking e del trading Goldman Sachs di frode ai danni degli investitori. Almeno un alto dirigente di Goldman, forse l'amministratore delegato Lloyd Blankfein o il direttore generale Gary Cohn, secondo indiscrezioni potrebbe trovarsi nel pubblico di circa 700 persone al quale Obama intende rivolgersi con toni duri. "Il libero mercato - afferma il presidente - non era mai stato inteso come una licenza a prendere tutto ciò che si può in qualunque momento. Invece è successo troppo spesso durante gli anni che ci hanno portato alla crisi. Qualcuno a Wall Street ha dimenticato che dietro ogni dollaro c'è una famiglia che cerca di comprare una casa, di pagare per l'istruzione, di aprire un'azienda, di risparmiare per la pensione".

La prova legislativa dei passi avanti della riforma è arrivata da una Commissione parlamentare, la Commissione Agricoltura, sullo scottante tema dei derivati, al cuore della bufera finanziaria del 2008. Il voto, 13 a otto, ha visto il cruciale sostegno del senatore repubblicano Charles Grassley dell'Iowa. Stato agricolo, l'Iowa è particolarmente sensibile alle speculazioni sui prezzi delle commodities. La normativa, proposta dal senatore democratico Blanche Lincoln dell'Arkansas, prevede che gran parte dei derivati sia in futuro trattata in modo più trasparente su veri e propri exchange, con una terza parte che garantisca la transazione (clearing). L'unica eccezione sarebbero i derivati sulle valute, grazie a un'esenzione dal Tesoro. Il piano richiede anche che le grandi banche scorporino le divisioni impegnate in queste attività, ma la misura è invisa alla stessa Casa Bianca e potrebbe decadere nei futuri negoziati.

Alla Commissione Bancaria, nel frattempo, sono scattate serrate trattative tra i due partiti sull'insieme della legge di riforma. I punti chiave su cui avanza l'intesa prescrivono maggiori poteri di controllo sul sistema finanziario alla Federal Reserve e alle autorità dei regolamentazione, con la possibilità di intervenire su colossi non bancari in crisi e di smembrarli. La legge darebbe inoltre vita a un'authority in difesa dei risparmiatori e garantirebbe maggiori risorse alla Sec per operazioni di polizia sui mercati. I protagonisti della discussione sono il senatore democratico Christopher Dodd del Connecticut e il suo collega repubblicano Shelby. Il compromesso cruciale tra i due riguarderebbe la nascita di un fondo speciale da 50 miliardi, finanziato direttamente dalle banche, da usare per interventi in caso di crisi. I democratici sarebbero disposti a rinunciare all'idea, criticata dall'opposizione come un permanente strumento di salvataggio di società in difficoltà.

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