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La correttezza al volante non viene solo dalle norme

di RIccardo Puglisi

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16 marzo 2207

Le «stragi del sabato sera» sono tornate con grande enfasi sui mass media, dopo la serie di incidenti stradali che nei primi week-end di marzo hanno coinvolto decine di giovani. E la sensibilizzazione dell'opinione pubblica ha generato una classica reazione da parte dei politici.
In particolare, al Consiglio dei ministri è atteso oggi un pacchetto di misure di prevenzione e repressione presentato dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Che si concentra su due punti: l'inasprimento delle sanzioni per comportamenti di guida pericolosa - soprattutto per il caso di guida in stato d'ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti - e la modifica del sistema della patente a punti per aumentare la penalizzazione per le violazioni più pericolose del Codice, con allungamento della durata dell'eventuale sospensione della patente. Anche l'opposizione è intervenuta: l'ex ministro Pietro Lunardi ha difeso la logica e l'efficacia della patente a punti, introdotta dal governo Berlusconi nel 2003.

Emergenze e mass media
Questa sequenza di azioni e reazioni di fronte a un'emergenza è tipica. In generale, i media danno enfasi a fatti gravi avvenuti di recente, inducendo i cittadini ad attribuire importanza al problema. In conseguenza di ciò gli uomini politici decidono di intervenire proponendo soluzioni e cercando di attuarle.
Funziona questo meccanismo in cui i media hanno un ruolo incalzante? È senz'altro importante che i mezzi di informazione sollecitino l'intervento dei politici su questioni che destano l'apprensione dell'opinione pubblica. E, alla maniera di Adam Smith, perché questo meccanismo operi bene non è nemmeno necessario che le finalità delle due parti siano totalmente disinteressate: i media potrebbero dare spazio ai politici al solo scopo di allungare la vita utile di una notizia e i politici potrebbero intervenire nel dibattito unicamente per farsi pubblicità di fronte agli elettori.
Tuttavia, affinché ciò non degeneri in una successione sterile di emergenze lasciate irrisolte, è necessario che i cittadini siano poi informati sull'effettiva realizzazione e sull'efficacia dei provvedimenti che i politici in carica propongono quando l'onda mediatica di attenzione è al suo punto più alto. In questo modo i mezzi di informazione funzionerebbero da cane da guardia sull'operato dei politici; a patto naturalmente che i lettori e gli ascoltatori prestino attenzione agli «ululati mediatici» successivi all'emergenza vera e propria.
Come accennato sopra, in questo come in altri casi le soluzioni proposte dai politici si basano sull'idea di inserire nell'ordinamento nuove regole e sanzioni, al fine di indurre comportamenti virtuosi - o meno dannosi - da parte dei cittadini. L'introduzione di nuove norme è tipicamente sterile se non è accompagnata dalla previsione di risorse aggiuntive per la loro attuazione. Se mancano uomini e mezzi per applicare le sanzioni, il rispetto delle norme del Codice della strada da parte dei cittadini non può che dipendere da fattori diversi dal timore in sé per la punizione prevista dalla legge.
E qui, a parte il desiderio di proteggere la propria incolumità, sono importanti i fattori di carattere culturale, cioè la percezione di quanto sia grave dal punto di vista morale e sociale il fatto stesso di trasgredire la legge.

Il test all'Onu
Un recente lavoro empirico di Ray Fisman e Ed Miguel, sul tema meno tragico delle multe per divieto di sosta irrogate al personale diplomatico di stanza alla sede Onu di New York, illustra in maniera rigorosa proprio l'importanza del fattore culturale nello spiegare il rispetto della legge in tutte quelle situazioni in cui l'apparato sanzionatorio è assente o inapplicato. Fino all'ottobre del 2002, infatti, i diplomatici Onu hanno potuto invocare l'immunità e non subire sanzioni ulteriori in caso di mancato pagamento delle multe per divieto di sosta.
Fisman e Miguel mostrano come i diplomatici provenienti da Paesi con un alto tasso di corruzione (misurato da indici basati su sondaggi di opinione) si "dimentichino" di pagare le multe sistematicamente più dei loro colleghi inviati da Paesi meno corrotti, anche tenendo conto del reddito pro capite nazionale. Poiché tutti i diplomatici sono ugualmente protetti dall'immunità, ciò che emerge in questo esperimento naturale è la diversa predisposizione a rispettare la legge, a prescindere dalla presenza di una sanzione che punisca il trasgressore.
Come se la cavano dunque i nostri rappresentanti diplomatici, quando sono alle prese con una legge senza sanzione? Non benissimo. Con poco più di 14 multe non pagate a testa dal novembre del '97 al novembre del 2002 sono senz'altro lontani dai diplomatici del Kuwait con quasi 250 multe «autocondonate», ma sono terribilmente meno rispettosi della legge rispetto a canadesi, olandesi e britannici (tra gli altri) che hanno invece sempre pagato tutti i loro conti con la polizia di New York. E con la loro coscienza civica.
Quale sarà allora la reazione degli automobilisti italiani di fronte alle nuove norme sulla sicurezza stradale? Non proprio esemplare, se non verranno rafforzati i controlli. Altrimenti le pene severissime sulla carta resteranno tali, visto che manca il gusto (e l'educazione) di rispettare la legge.


www.cid.harvard.edu/bread/papers/working/122.pdf

A questo indirizzo lo studio
di R. J. Fisman e E. Miguel,
«Cultures of Corruption: Evidence from Diplomatic Parking Tickets»
Bread Working Paper n. 122 (2006)

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