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Le dichiarazioni di voto a Montecitorio

di Nicoletta Cottone

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23 gennaio 2008


Opposizione compatta nel chiedere le dimissioni del Governo e la maggioranza che si stringe intorno al presidente del Consiglio, con i piccoli partiti che non lesinano critiche sulla condotta del Partito democratico. Ecco le dichiarazioni di voto sulla fiducia chiesta a nome del Governo dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti sulla risoluzione presentata da Alessandro Soro del Pd. Una sintesi degli interventi, che si sono susseguiti in ordine crescente in base alla consistenza numerica dei gruppi.

Valdo Spini (Socialisti). Sì alla richiesta di fiducia chiesta dal premier Prodi, «ma allo stesso tempo torniamo a chiedergli di agire per un nuovo governo e per un nuovo programma in grado di dare risposte adeguate ai problemi economici e istituzionali richiamati dal Capo dello Stato e alle preoccupazioni e alle attese dei cittadini».

Giorgio La Malfa (Pri). Forti critiche all'Esecutivo e richiesta di elezioni immediate In un Paese «devastato» come l'Italia, per colpa di questo Governo, «è urgente dare subito una svolta» e andare immediatamente alle elezioni. «L'ammissione più evidente del fallimento di questo governo e di questa coalizione è la decisione di Walter Veltroni di presentarsi da solo, con il Pd, alle prossime elezioni».

Teodoro Buontempo (La Destra). Netto no all'Esecutivo. «Si sta giocando una partita truccata, questo dibattito è truccato se è vero, come si sente dire,che lei subito dopo il voto di quest'aula andrà al Quirinale a dimettersi senza passare per il Senato». Il presidente Prodi, ha detto Buontempo, «eviti di andarsi a dimettere: se lo fa la crisi di governo finisce nelle mani di chi vuole imprigionare il Parlamento».

Siegfried Brugger (Minoranze linguistiche). Sì alla fiducia al Governo Prodi. «Abbiamo preso atto con sconcerto delle dichiarazioni di esponenti della maggioranza» che hanno deciso di uscire dalla coalizione. Le Minoranze linguistiche «hanno stretto un patto di legislatura con il presidente del Consiglio Romano che manteniamo. Per noi è espressione di serietà politica rispettare i patti presi. Per questa ragione ci stupiamo che qualcuno si sia preso la responsabilità di far cadere il Governo. Ci vuole un elevato livello di autodistruzione».

Pippo Reina (Mpa). No del gruppo alla fiducia al Governo Prodi. «Auspichiamo che ci sia una fase nuova e diversa che permetta al Paese e soprattutto al Mezzogiorno che noi rappresentiamo di recuperare tutto quello che questo governo non ha fatto».

Paolo Cirino Pomicino (Democrazia cristiana- Autonomie). I deputati del gruppo della Democrazia Cristiana-Autonomie voteranno no. Secondo Cirino Pomicino, poi, il Governo Prodi ha fatto fin dall'inizio «un grave errore politico», quando ha pensato che i programmi dei singoli partiti potessero coincidere con «le 300 pagine di programma», volute dal Governo: le singole identità dei partiti non potranno mai coincidere con quella di un Governo solo. Prodi è stato costretto così a fare continue mediazioni tra varie fazioni in lotta.

Antonio Satta (Udeur). «Il gruppo Udeur non parteciperà al voto sulla risoluzione Soro» su cui il Governo ha posto la questione di fiducia. Se dovesse però esserci il voto domani al Senato, l'Udeur sarebbe invece orientato a votare no.

Angelo Bonelli (Verdi). Sì dei Verdi al Governo Prodi. «I Verdi voteranno sì alla fiducia al Governo Prodi, perché ha fatto un buon lavoro per il paese e confermano il loro leale sostegno». Forte apprezzamento per le dichiarazioni del presidente del Consiglio rese in aula ieri. Per Bonelli la decisione dell'Udeur é ancora più incomprensibile e irragionevole, visti i giudizi positivi espressi sul lavoro del governo Prodi.

Angelo Donadi (Idv) .Piena e convinta fiducia a Prodi e al suo governo. «La speranza è che il percorso di questo governo possa non interrompersi, cercando di tenere unita l'alleanza uscita dalle urne», invitando chi dirà no alla fiducia a farlo con chiarezza e assumendosene la responsabilità.

Oliviero Diliberto (Pdci). Sostegno al Governo, ma qualche sassolino da lanciare. «Non c'é rispetto al suo governo un altro nemico più insidioso della maggioranza del Pd. Quando il partito più grande della coalizione dichiara che l'alleanza e é finita, possono non esserci ripercussioni sul governo? Quando Veltroni dichiara che andrà da solo, piuttosto che con la sinistra, consegnando il paese a Berlusconi, possono non esserci contraccolpi?». A Prodi dice «lei é il capo della coalizione. Lei ha vinto le primarie, faccia valere le ragioni di tutta la coalizione e anche al senato nella giornata di domani».

Roberto Villetti (Rnp). Sì al Governo Prodi. «Speriamo che il passaggio parlamentare non ponga fine all'esperienza di Governo». Chiedono una liberalizzazione dell'economia, la difesa dello Stato laico. Spetta a Prodi ricercare una situazione coerente che eviti l'interruzione della legislatura. Attacco alla Chiesa sulle ingerenze su sessualità e diritti civili. «Ci piace poco una Chiesa che vuole dettare l'agenda del Governo».


Titti Di Salvo (Sd). Prodi vada avanti anche per rinnovare il centrosinistra e Veltroni non segua la strada dell'autosufficienza. «Le daremo la fiducia perché pensiamo che non é un governo di centrodestra» che può governare il paese e rinnovare la politica. «Siamo altrettanto convinti che all'Italia serva la sinistra unita».

Roberto Maroni (Lega Nord). Dimissioni del Governo ed elezioni subito. Critiche su tutta la linea dalla Lega Nord, che ha ribadito il suo no al Governo Prodi. «Questo governo è responsabile del degrado economico e sociale del Paese». Mentre il capogruppo del Carroccio, Roberto Maroni, chiede «elezioni subito» e i deputati della Lega Nord sventolano la Padania di oggi che in prima pagina riporta il titolo a lettere cubitali «Elezioni».

Pier Ferdinando Casini (Udc). L'Udc conferma il voto contrario alla fiducia alla Camera e al Senato. Le contraddizioni hanno determinato la fine dell'Esecutivo, confermata dalla clamorosa dissociazione dell'Udeur. L'Udc chiede le dimissioni di Prodi, indispensabile presupposto per poter discutere di un nuovo esecutivo tecnico o istituzionale. Chiede al premier di evitare l'inutile rito della fiducia al Senato e di salire al Quirinale per le dimissioni.«Credo che Prodi abbia un'ottima possibilità: quella di dirottare l'autista da Palazzo Madama al Quirinale».

Franco Giordano (Prc). Forti critiche per l'inaffidabilità del centro moderato della coalizione. «In questo ventre molle matura la rottura del legame» della maggioranza, e si riprendono «antiche forme di trasformismo. In 24 ore si passa dal governo all'appoggio esterno e dall'appoggio esterno all'opposizione». Il rispetto per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura «é un valore inviolabile e contrastiamo la logica cavalcata dalle destre di autoassoluzione ex post di una classe dirigente su cui già ha espresso il suo giudizio politico la società italiana». Giordano ha chiesto, poi, le dimissioni del governatore della Sicilia Totò Cuffaro.

Gianfranco Fini (An). Ribadendo il suo no al Governo Prodi ha detto che c'è stata «troppa sinistra» nella compagine dell'Esecutivo Prodi. «L'accanimento terapeutico non ha senso. Può anche ottenere la maggioranza al Senato, ma non si governa l'Italia con un voto. E allora stacchi la spina, si dimetta e si apra una fase nuova».

Elio Vito (Forza Italia). Voltare pagina in fretta e restituire la parola agli elettori. Chiedendo l'esercizio della sovranità popolare Vito ha detto che è necessario aprire una stagione nuova per la politica italiana. Quello di Prodi è stato un Governo delle contraddizioni che ha perso contatto con la realtà. «Sta per finire una stagione buia e negativa per gli italiani, di conflitti e di declino per tutto il paese». Vito avverte che «nessun espediente politico o parlamentare può sostituire o ritardare» il voto.

Antonello Soro (Pd). «Consegnamo al Parlamento insieme alla fiducia al governo il nostro proposito a proseguire senza tentennamenti» il percorso delle «riforme necessarie al Paese». Dura requisitoria nei confronti del centrodestra e personalmente per Berlusconi per le conseguenze economiche e sociali del suo governo. «Ci avete consegnato un paese a crescita bloccata con saldo zero, deficit fuori controllo, lontano dai parametri europei, un bilancio pubblico privo di avanzo primario, esportazioni al minimo storico del dopoguerra. All'opposizione non piace sentire queste cose, visto che preferisce il polverone della polemica gridata». L'Italia oggi si é rimessa in moto. «Le agenzie internazionali di rating hanno usato il termine '"straordinario" per apprezzare la virata impressa alla finanza pubblica e all'economia nazionale. Per la prima volta, dopo molti anni, si é invertita la tendenza a crescere della spesa pubblica».

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