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Il federalismo fiscale è diventato legge

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29 aprile 2009
L'abc del federalismo fiscale

Federalismo fiscale al traguardo. L'aula del senato con 154 sì, 6 no, 87 astenuti ha dato il via libera definitivo al disegno di legge di delega. A favore hanno votato Pdl, Lega Nord, Idv e i senatori dell'Svp-Autonomie. Contro l'Udc, mentre il Pd si é astenuto. Tra i voti in dissenso dal proprio gruppo quello del senatore dell'dv, Giuseppe Astore, che si é astenuto. I senatori del Pd Marco Follini, Franco Bruno e Claudio
Molinari hanno votato no.

L'Aula del Senato aveva completato a tempo di record l'esame del provvedimento, approvando tutti gli articoli della riforma e respingendo i 53 gli emendamenti presentati. La squadra del Carroccio era al completo, presenti tutti i ministri leghisti (Bossi, Calderoli, Maroni, Zaia), oltre al ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Cravatta verde per tutti i senatori del Carroccio, foulard al collo per le senatrici. Standing ovation dei leghisti per Bossi, «mente e regista». come lo definisce il capogruppo Federico Bricolo, del federalismo fiscale.

«La Lega - ha commentato il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli - ha avuto il merito di aver portato in agenda il tema del federalismo fiscale ma oggi é una proposta di tutto il Pdl e di tutto il Parlamento che ha dato una risposta in appena sei mesi». Questo significa, ha detto il ministro leghista «che questo é un parlamento che produce, lavora e realizza grandi riforme».

Il federalismo fiscale, infatti «é un primo passo per le altre riforme, quelle istituzionali, dei regolamenti parlamentari, il codice delle autonomie che finora sono rimaste le grandi incompiute». Da domani, ha detto il ministro, si lavora sui decreti attuativi «e gli amministratori dovranno dare risposte sull'uso che faranno delle riforme».

Fra i punti principali del provvedimento, passaggio dalla spesa storica al costo standard, maggiore autonomia impositiva per le Autonomie locali, meccanismi di perequazione per garantire i territori più poveri. E poi istituzione di Roma Capitale e di altre otto città metropolitane, premi per gli enti virtuosi e sanzioni per quelli che non lo sono, patto di convergenza e armonizzazione dei bilanci. Entro due anni i decreti attuativi della delega, su cui avrà poteri di controllo e indirizzo una apposita commissione bicamerale. Il testo finale è molto lontano sia da quello licenziato dal Consiglio dei Ministri, e ancora più lontano dal modello lombardo inserito da Pdl e Lega nel programma elettorale del 2008. Leggi il contenuto nel dettaglio nell'abc del provvedimento. (N.Co.)

29 aprile 2009
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