La Corte dei diritti dell'Uomo dice no all'esposizione del crocefisso nella scuola pubblica. Strasburgo, con la sentenza n. 30814 depositata oggi, accoglie così il ricorso della mamma di due bambini di 11 e 13 anni che chiedeva di rimuovere la croce dalle aule dell'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme perché in contrasto con il suo diritto di assicurare ai propri figli insegnamenti in linea con le sue convinzioni religiose e filosofiche.

Una decisione contro la quale il Governo italiano annuncia il ricorso. «Si tratta di questioni di alto diritto internazionale – dice il consigliere Nicola Lettieri che difende l'Italia – non possono essere giudicate da una sola camera ma vanno perlomeno analizzate in grande chambre. La Corte ha parlato di stato laico – conclude Lettieri - ma non bisogna dimenticare che il nostro è anche uno stato concordatario che ha dunque rinunciato ad alcune delle sue prerogative. Per questo siamo fuori dalla Convenzione? È un punto su cui c'è da riflettere».

L'esposizione del simbolo religioso, secondo il ricorrente era dunque in contrasto anche con la convenzione dei diritti dell'Uomo nella parte in cui affermano il diritto all'istruzione oltre che alla libertà di pensiero di coscienza e di religione. Violazioni che i giudici di Strasburgo confermano. Secondo la Corte il crocefisso ha prevalentemente un significato religioso e come tale viene percepito dagli allievi di ogni età. Un senso che può essere confortante e incoraggiante per gli scolari religiosi ma che è in grado di turbare a "livello emozionale" chi professa un altro credo, in particolare chi fa parte di una minoranza religiosa, o semplicemente è agnostico. La laicità dello Stato non si deve dunque limitare alla volontarietà dell'insegnamento della religione cattolica ma deve estendersi anche al divieto di praticare riti o esporre simboli legati a qualunque religione o all'ateismo. L'esposizione del crocefisso non può essere dunque, conclude la Corte, giustificata né dalla richiesta dei genitori cattolici né, come ha sostenuto il governo italiano, dalla necessità di un compromesso con le parti politiche di ispirazione cattolica.

I giudici di Strasburgo negano che l'esposizione nelle aule di un simbolo che è ragionevole associare alla religione maggiormente praticata nel Paese possa contribuire al pluralismo educativo essenziale a una società democratica.


La signora aveva presentato vari ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Solo ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione accordandole anche 5000 euro di risarcimento per i danni morali subiti. La Corte dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia a pagare, entro tre mesi dalla sentenza, 5mila euro di danni morali alla ricorrente.

 

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