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Sì definitivo della Camera
alla legge sul made in Italy

di Nicoletta Cottone

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17 marzo 2010
Sì definitivo della Camera alla legge sul made in Italy (Olycom)

La Commissione Attività produttive della Camera in sede legislativa, all'unanimità, la legge sul made in Italy, per la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. Le nuove disposizioni saranno in vigore dal 1° ottobre 2010, previa notifica della Ue per il necessario esame di compatibilità. Oggi il marchio made in Italy é il più imitato al mondo, proprio dai paesi che dispongono di manodopera a bassissimi costi e producono brutte copie danneggiando l'economia del Paese. Il viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, ha preannunciato «ogni sforzo» del Governo perché sia «approvato in tempi brevi» il regolamento Ue sulla etichettatura obbligatoria, il cui esame é iniziato al Parlamento europeo.

Si è detto molto soddisfatto il primo firmatario del provvedimento, il leghista Marco Reguzzoni, che insieme a Versace e Calearo ha tifato moltissimo per l'approvazione del provvedimento. «Si tratta - ha detto Reguzzoni - dell'inizio di un percorso che porterà i consumatori finalmente a sapere quello che comprano e sarà importante anche per la tutela dei lavoratori in questo periodo di crisi». Per Massimo Calearo (Gruppo misto) è solo l'inizio di un percorso. «Una pietra miliare del piano di tutela del Made in Italy. La legge Reguzzoni-Versace-Calearo dovrà, però, essere integrata da provvedimenti a sostegno dei marchi. Siamo solo all'inizio, al primo step di un percorso che difende la struttura portante dell'economia italiana, la piccola e media impresa». Per Santo Versace (Pdl, in foto) si tratta di un grande risultato. «Un primo passo per un'Europa della cultura e dello sviluppo dei popoli contro l'Europa dei mercanti e dei burocrati che invece abbiamo ora». Il relatore Enzo Raisi (Pdl) ha voluto sottolineare che la nuova legge «porta la firma di tutti i gruppi. Con questo tipo di provvedimento, in gioco dal 2003, stavolta é stata fatta la scelta giusta ed é stato dato un segnale forte».

In pratica l'etichetta made in Italy, in base alla nuova legge, è consentita «esclusivamente per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazione», «hanno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e, in particolare, se almeno due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità». La proposta di legge Reguzzoni-Versace-Calearo sul made in Italy, costituita da 4 articoli, nel corso dell'iter parlamentare ha accolto una serie di modifiche e precisazioni, risultato del lavoro svolto con le associazioni di categoria e i rappresentanti nazionali e locali del Tac (settore tessile, abbigliamento, calzaturieri).

Il testo del provvedimento

17 marzo 2010
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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