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di Alessandro Merli

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Mercati e mercanti
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Parlamento snello l'economia ci guadagna
15 agosto 2007
A Ferragosto anche i politici sono in vacanza. Chi va in bicicletta, chi si distrae in altro modo in Sardegna tenendo un inopinato basso profilo, chi va alle Maldive, chi in vacanza ci ha mandato il cervello accusando di assassinio qualcuno che è stato barbaramente assassinato.
Avendo avanzato qualche modestissima proposta prima di andarsene in ferie, i nostri politici sperano probabilmente che la polemica sui costi della politica si dissolva al rientro come un incubo di mezza estate. Qualche giornale (compreso «Il Sole-24 Ore»,che alla questione ha dedicato un'ampia analisi anche domenica scorsa) e, sperabilmente, l'opinione pubblica, si dovranno occupare di non farla scomparire dal dibattito.
Uno dei problemi più ostici, per ora appena sfiorato, è quello del numero dei parlamentari. Va trovato un equilibrio fra la necessità di limitarne il numero, e quindi i costi, e quella di assicurare che le decisioni riflettano le preferenze dei cittadini. Un sistema in cui i parlamentari sono troppo pochi rischia di prendere decisioni sbilanciate a favore di minoranze particolarmente attive, o di lobby, a scapito dei gruppi meno organizzati. È il caso degli Stati Uniti, dove i parlamentari sono 535 e, secondo un calcolo realizzato da due economisti francesi, Emmanuelle Auriol e Robert Gary-Bobo, per tener conto dell'evoluzione della popolazione dovrebbero essere 807. All'estremo opposto, in una comparazione su oltre 100 Paesi realizzata dai due in un paper di discussione per il Centre for Economic Policy Research, ci sono la Francia (898 parlamentari contro un numero ottimale di 545)e l'Italia (945, quando il numero "giusto" sarebbe 570). Sono i due Paesi nettamente al di sopra della " regola".
Il numero eccessivo di parlamentari non solo contribuisce a gonfiare i costi, per stipendi, pensioni e prebende, spese per uffici, personale e altro, di Camera e Senato. Ma, sostengono Auriol e Gary-Bobo mettendo a confronto i vari Paesi, ci sono ripercussioni negative sull'orientamento di un Paese a favore dell'economia di mercato.Contrariamentea quello che si potrebbe pensare (Parlamento piccolo uguale vita facile per le lobby) le cifre dimostrano che sono i Paesi con troppi parlamentari quelli con più burocrazia (per esempio più barriere alla creazione di nuove attività imprenditoriali, meno apertura al commercio estero), più interferenza dello Stato nell'attività economica e più corruzione percepita dall'opinione pubblica.
L'influenza del numero dei parlamentari sui costi della politica va dunque ben al di là del loro peso diretto sui conti dello Stato. In America si dice che i tacchini non votano a favore di Thanksgiving, la festa autunnale in cui il piatto tradizionale è appunto il tacchino. Far votare i nostri parlamentari per ridursi le poltrone può sembrare utopistico, ma è una battaglia dal cui esito dipende almeno in parte il funzionamento dell'intera economia.

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