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di Alessandro Merli

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Mercati e mercanti
ARCHIVIO
Ma davvero chi batte moneta può fallire?
30 luglio 2008


La crisi finanziaria degli ultimi dodici mesi ha messo a dura prova le banche centrali, «passate direttamente dall'era dei trionfi all'era dei mal di testa», dice Pierre Cailleteau, economista di Moody's. La crisi ha messo a nudo il fatto che una banca centrale non ha un solo scopo principale, la stabilità dei prezzi, ma anche un secondo, la stabilità finanziaria. Sostiene Charles Goodhart, su Vox, che, quanto maggiore il successo nel raggiungere il primo, quanto più probabili i rischi per il secondo, perché la riduzione dei premi al rischio e della volatilità delle attività finanziarie che viene dalla stabilità dei prezzi (e dai bassi tassi) crea l'incentivo ad aumentare la leva finanziaria e genera un'espansione dei prezzi delle attività. I tre episodi di peggior instabilità finanziaria di questo secolo (Usa 1929-33, Giappone 1999-2005 e la crisi attuale) sono scoppiati in epoche di grande stabilità dei prezzi.
La situazione potrebbe peggiorare. Una delle scelte per contrastare la paralisi dei mercati è stata il pompaggio di liquidità attraverso l'accettazione da parte delle banche centrali di carta di sempre peggiore qualità dal settore privato. Molta di questa carta è illiquida e di dubbia affidabilità. Le perdite che ne potrebbero risultare cancellerebbero il capitale delle banche centrali, secondo Willem Buiter, della Lse, che infatti ha scritto un articolo dal titolo eloquente: "Possono fallire le banche centrali?" (Cepr Policy Insight 24). Non è difficile ipotizzare, sostiene, che la Federal Reserve possa perdere più di 40 miliardi di dollari sulla carta del settore privato che detiene. Prospettiva inquietante in un mondo già preoccupato dai primi fallimenti di banche ordinarie.
C'è un limite, dice Cailletau, oltre il quale il deterioramento del bilancio delle banche centrali non può andare e diventa un problema per i Governi che dovrebbero ricapitalizzarle, ma quel punto, per l'economista di Moody's, è ancora lontano.
Le banche centrali possono sempre assicurare la propria solvibilità stampando moneta e incassando il signoraggio, ma questo andrebbe a scapito della stabilità dei prezzi.
Finora le banche centrale centrali sono riuscite a tenere segregate le iniezioni di liquidità al mercato e la politica monetaria, ma si tratta di una distinzione che a un certo punto diventa inevitabilmente artificiosa. La prevenzione dei rischi per la stabilità finanziaria avrebbe così un impatto sulle credenziali antinflazionistiche delle banche centrali, provocando prima o poi una risposta in termini di tassi d'interesse più alti e quindi, in un circolo vizioso, nuovi problemi per il sistema finanziario. Da un mondo in cui la stabilità dei prezzi ha minato la stabilità finanziaria c'è il rischio di precipitare in un uno dove entrambe saltano. C'è da augurarsi che i prezzi del petrolio continuino a scendere.
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