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SPECIALE ELEZIONI 2008
I cattolici scelgono Pdl (49%), Casini al 10%
di Carlo Marroni

In testa Silvio Berlusconi e il suo Popolo delle Libertà, mentre Walter Veltroni con il Pd a diverse lunghezze di distanza. Assai tonico Pierferdinando Casini e il suo centro. La fotografia del voto cattolico che emerge dall'indagine Ipsos Pa realizzata per Il Sole-24 Ore lascia pochi dubbi: i cattolici praticanti, cioè il 33% dell'elettorato (un altro 35% è composto di quelli che solo occasionalmente frequentano la Chiesa), voterà in maggioranza per il centro destra. Alla domanda se voterebbe per Berlusconi la risposta dei «praticanti» è sì per il 44%, superiore alla media nazionale fissata ad oggi al 40%, sette punti sopra Veltroni, al 37% (meno del 40% di media nazionale): ma la sorpresa è Casini, al 28% (21% nazionale), e poi via via gli altri (Santanchè al 14%, Bertinotti all'11% e Boselli al 7%). Quando la domanda si sposta su quale lista voterebbero per la Camera dei deputati, per i cattolici praticanti - che raggruppano sia i quelli impegnati attivamente in organizzazioni religiose (12% del totale degli elettori italiani) sia quelli che frequentano assiduamente le funzioni religiose (21%) - la preferenza per il Pdl è del 42%: insieme a Lega Nord e i siciliani del Mpa la coalizione del Cavaliere raggiunge il 49,4%, superiore al 45,3% accreditato per il voto generale. Arranca il Pd: 27,6%, che sale al 32,2% con Di Pietro e Svp, nettamente sotto il 38% nazionale. All'Udc il 10%, e l'1,3% alla lista di Giuliano Ferrara (0,5% per il totale dell'elettorato).
Un mondo, quello del voto cattolico, che dopo la dissoluzione della Dc continua ad agitare le acque della politica, sempre alla ricerca di un consenso nelle rispettive aree di riferimento. Ma chi sono i cattolici praticanti? Anzitutto - rivela l'indagine - le donne risultano in maggioranza nel peso dell'elettorato complessivo di riferimento, 40% contro il 25% degli uomini. La presenza cresce via via con l'aumentare dell'età media, così si parte dal 21% nella fascia 18-24 anni, per arrivare al 45% degli oltre 65 anni. I cattolici pesano in misura determinate nel segmento delle casalinghe (45%) e dei pensionati (41%), mentre la quota decresce tra gli imprenditori e i professionisti (25%), i lavoratori autonomi (24%), gli impiegati e gli insegnanti (26%), gli operai (21%) e gli studenti (21%). Il sud e le isole vedono un 38% di elettorato cattolico praticante, Nord-ovest, Triveneto e Centro-sud attorno al 33-34% mentre si cala al 23% nel centro-nord.
Dopo l'acceso dibattito sugli apparentamenti (realizzati e non), alimentato dagli interventi più o meno diretti delle gerarchie ecclesiali, come la pensa la base sulla collocazione del voto e le alleanze: insomma, è meglio concentrarsi o essere trasversali nei diversi schieramenti? La maggioranza non ha dubbi: è giusto che i cattolici siano riconoscibili si presentino in tutti i partiti (lo pensa il 55% dei praticanti), mentre il 35% propende per un'unica lista o coalizione riconducibile al pensiero della Chiesa sui temi etici e sociali. Trasversale, quindi, e favorevole a due soli grandi partiti che in un sistema bipolare garantiscano la governabilità (64%), mentre solo il 33% è a favore anche di forze intermedie. Inoltre si giudica molto buona (41%) la scelta di Veltroni di correre da solo senza sinistra radicale, giudizio più affievolito verso Berlusconi (30%) che ha escluso l'Udc, notoriamente una forza assai gradita ad un parte autorevole della Chiesa italiana, dalle sue liste: in entrambi i casi una forte quota di elettori giudica queste scelte, in definitiva, come obbligate. Ma se Berlusconi e il Popolo della Libertà vincessero di poco le prossime elezioni con chi dovrebbe allearsi per poter governare? Per il 35% dei cattolici praticanti si dovrebbe andare verso la grande coalizione con il Pd mentre per il 37% allearsi con l'Udc di Casini. Ma alla fine è giusto che la Chiesa esprima il suo punto di vista sul dibattito politico e la formazione delle leggi in Italia? Il solito 33% - soglia che si conferma a tutti i livelli come lo «zoccolo duro» - dice che è giusto che Chiesa affermi sempre la sua posizione, il 39% ritiene che gli interventi vadano limitati alle questioni che riguardano da vicino la religione e il 26%, sempre dei praticanti, ritiene invece che la Chiesa debba stare al suo posto.




5 marzo 2008

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