LE ARTI E LA CULTURA /
Hip hop e breakdance alla ribalta

di Giuseppe Latour

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12 maggio 2008
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Da Sora ai più grandi palcoscenici della danza contemporanea. La parabola di Enzo Celli, 36 anni, è quella di un predestinato. Sin da ragazzo sogna di studiare danza, ma la sua terra d'origine non gliene offre la possibilità. Per questo si avvicina all'hip hop e alla break dance e nel 1992 si trasferisce a Roma dove studia e insegna nelle palestre. «Lavoravo anche in cinque o sei centri contemporaneamente», ricorda. Intanto fonda i Botega, gruppo di danzatori che nasce per le esibizioni e i concorsi, ma senza alcuna velleità di compagnia professionale. Nel 1996, però, viene notato dalla giornalista Vittoria Ottolenghi, che gli consiglia di sviluppare il suo talento di coreografo. Di lì a poco i Botega diventano una compagnia di professionisti e Celli uno dei più apprezzati coreografi contemporanei. Lavora con Carla Fracci, Lindsay Kemp, Daniel Ezralow e prepara le coreografie per Ovo di Peter Gabriel. Oggi la sua vita si svolge per buona parte dell'anno fuori dall'Italia. Ha insegnato sia a Parigi che a Londra, ma mantiene stretto il legame con la sua terra d'origine, dove nel 2001 è tornato a vivere. Molti dei suoi spettacoli, ancora oggi, hanno nomi presi dal dialetto sorano.
Un legame che caratterizza anche Giovanni Valle, 30 anni, uno dei prodotti del conservatorio di Frosinone. Dopo il diploma, e insieme al maestro Antonio D'Antò, si dedica al recupero della tradizione musicale italiana del 900, partendo dal compositore più illustre della storia di Frosinone, Licinio Refice, di cui ha curato la riedizione di varie opere, alcune delle quali completamente inedite. Allo stesso tempo si dedica a un'apprezzata attività di concertista: sono più di 500 le esibizioni della sua pur giovane carriera. Tra i suoi prossimi impegni, la "Cenerentola", messa in scena dal teatro di Spoleto, che verrà portata in Giappone.
È la pittura, invece, la vocazione di Maria Rita Stirpe, apprezzata artista specializzata in opere con soggetti botanici. «La mia passione è nata 13 anni fa con un corso all'Orto botanico di Roma». La sua dedizione ha fatto ben presto di quel passatempo una professione, rendendola una delle pittrici più quotate sulla scena di questa particolare arte, «che muove dagli studi botanici a corredo delle opere scientifiche del Quattrocento e Cinquecento». Nel 2000 c'è stato il primo concorso internazionale a Londra, nel 2001 una mostra a Washington, nel 2002 un'esposizione presso l'Accademia dei Georgofili di Firenze. I suoi soggetti preferiti sono le piante bulbose, soprattutto narcisi e iris. E nei prossimi mesi diventerà profeta in patria. La sua personale, che passerà prima dagli orti botanici di Padova e Catania, sarà infatti ospitata, a luglio, dalla città di Alatri, in provincia di Frosinone.

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