Il Sole 24 Ore
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27 novembre 2006

Pallone d'Oro a Cannavaro: «Lo dedico ai ragazzi di Napoli»

di Massimo Donaddio


«Dedico questo trofeo ai ragazzi della mia città, Napoli martoriata dalla violenza. È la dimostrazione che i sogni si possono realizzare. Non perdete la speranza. Non smettete mai di sognare». L’Italia ha un immortale in più nella galleria dei grandissimi che hanno fatto la storia del calcio. Sono stati i risultati a dare a Fabio Cannavaro quella spinta in più, necessaria per vincere un trofeo prestigioso come il Pallone d’oro. Sono passati esattamente cinquant’anni da quel 1956, quando Stanley Matthews si aggiudicò per la prima volta il premio che segnalava il miglior giocatore europeo dell’anno. Da allora la rivista “France Football”, grazie all’apporto di giornalisti sportivi di tutto il Vecchio Continente, ogni anno pronuncia il suo giudizio su chi sia stato il miglior calciatore della stagione. Certo, ormai i contratti pubblicitari e l’esposizione mediatica di uno sportivo sono i parametri principali per determinarne il successo, ma non si può negare che il riconoscimento più ambito per i calciatori continui a esercitare il suo fascino. Un’altra delle condizioni imprescindibili, per i giurati di “France Football”, è che il campione prescelto abbia vinto qualcosa di importante, specialmente nella stagione in corso. Ed ecco che l’identikit di Fabio Cannavaro comincia a delinearsi meglio: una splendida stagione con la Juventus (poi precipitata in serie B per lo scandalo Calciopoli), un mondiale strepitoso vinto con la fascia di capitano (è l’elemento portante del cosiddetto “Muro di Berlino” azzurro), una classe e una tecnica raffinata per un difensore (attributo fondamentale per vincere il trofeo, data la naturale simpatia dei votanti per i goleador e i fantasisti). Le sue doti in anticipo, in chiusura e la capacità di rilanciare l’azione con eleganza ed estrema facilità lo collocano da anni tra i migliori difensori del mondo, ma questo 2006, per il gioiello napoletano del Real Madrid, sarà davvero l’annata da incorniciare. Cannavaro entra di diritto nell’olimpo dei più grandi calciatori italiani di sempre, accanto a campioni del calibro di Omar Sivori, Gianni Rivera, Paolo Rossi, Roberto Baggio, e soprattutto entra a far parte della ristrettissima pattuglia di difensori premiati da “France Football”, cioè Matthias Sammer e il “Kaiser” Franz Beckenbauer (l’icona e il modello per tutti i difensori).

Cannavaro nasce a Napoli il 13 settembre del 1973, secondo di tre figli (il fratello minore Paolo milita nel Napoli proprio come difensore), e comincia a giocare a calcio nella società partenopea quando Diego Armando Maradona fa sognare il San Paolo e tutta la città. Fabio, raccattapalle allo stadio, può ammirare il suo idolo da vicino e accanto a lui anche il giovane Ciro Ferrara, del quale Cannavaro apprenderà numerosi segreti, tra cui l’intervento in scivolata, sperimentato con la maglia della Primavera anche sul grande Maradona. È Cannavaro stesso a raccontare di essere stato subito ripreso, dopo quel gesto tecnico, da uno scrupoloso dirigente napoletano, preoccupato per le condizioni del Pibe de Oro. Ma a prendere le difese della promessa azzurra è lo stesso numero 10: «Bravo, va bene così», sarà la benedizione del campione argentino.

Quando il 7 marzo 1993 (Juventus-Napoli 4-3) Cannavaro esordisce in prima squadra, Maradona è già lontano e i risultati non sono più entusiasmanti. La squadra lotta per la salvezza, ma Fabio già colpisce per le sue doti esplosive, per la sua rapidità e incisività nei contrasti.
L'avventura partenopea dura fino all'estate del 1995, quando Cannavaro si trasferisce a Parma, dove con Gigi Buffon e Lilian Thuram va a comporre una delle difese più ammirate e invidiate da presidenti, allenatori e tifosi di tutto il mondo. Con questa retroguardia la formazione emiliana vince Coppa Italia, Coppa Uefa, Supercoppa Italiana e arriva a un passo dallo scudetto nell'anno del tandem d’attacco formato da Juan Sebastian Veron ed Enrico Chiesa. Nella stagione 2001/2002, con le partenze di Thuram e Buffon destinazione Juventus, il Parma consegna a Cannavaro la fascia di capitano. Il difensore napoletano è chiamato a reggere il peso di una stagione difficile, sempre in bilico fra la salvezza e la zona retrocessione. Alla fine arriva però la grande gioia della Coppa Italia: dopo una finale combattuta con la Juventus (con Fabio spettatore per una squalifica rimediata nella semifinale con il Brescia), la formazione emiliana alza al cielo la terza Coppa Italia della propria storia.

Dopo sette anni trascorsi a Parma, nell'estate del 2002 il neo capitano della Nazionale intraprende una nuova avventura a Milano, sponda nerazzurra.
Napoli, Parma e Inter, ma anche tanto azzurro nella carriera di Fabio Cannavaro. Due titoli europei (1994 e 1996) vinti con la maglia dell'Under 21 allenata da Cesare Maldini, poi l'esordio in nazionale maggiore (22 gennaio 1997, Italia-Irlanda del Nord 2-0), due Campionati del Mondo (1998 e 2002) e un Europeo (2000) fino ai gradi di capitano. Archiviati gli sfortunati Mondiali di Giappone e Corea, Paolo Maldini dà l'addio alla maglia azzurra e la fascia di capitano viene consegnata proprio a Cannavaro.
Dopo gli Europei in Portogallo, avviene il passaggio a Torino, sponda bianconera (successivamente molto discusso per il ruolo giocato nell’affare da Luciano Moggi). Ad attendere Cannavaro alla Juventus, l'amico Ciro Ferrara e tanti altri campioni, tra cui proprio gli ex compagni Buffon e Thuram. Il capitano azzurro diventa subito protagonista della difesa bianconera. Sulla panchina a Torino, come oggi a Madrid, c’è Fabio Capello e fra i due l’intesa è quella giusta.

Sul campo la Juventus vince, ma nell’estate del 2006 lo scandalo Calciopoli colpisce nel profondo il club bianconero, che è costretto a rifondare il proprio staff dirigenziale e ripartire dalla serie B. Cannavaro è in azzurro con Marcello Lippi per i mondiali di Germania, e può alzare la Coppa al cielo davanti agli occhi di tutto il mondo. Il resto è storia di oggi: il capitano azzurro segue Fabio Capello al Real Madrid, il punto di arrivo dei sogni di ogni calciatore, facendo però soffrire non poco i fans della Vecchia Signora.

Beniamino dei tifosi, amato per il suo carattere combattivo, è apprezzato molto, oltre che per la sua eleganza, anche per le sue doti di guerriero. Il volto simpatico e il sorriso solare ne fanno anche un testimonial pubblicitario molto ricercato da parte di numerose aziende. È tutt’altro che mondano: sposato con Daniela dal 17 giugno 1996 è padre di tre figli, Christian (7 anni), Martina (4 anni) e Andrea (2 anni), i cui nomi sono tatuati sul suo corpo.

27 novembre 2006