Tutti i Quattromila in 102 giorni: Alpi da record per lo sloveno Miha Valic

di Luca Re

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19 aprile 2007

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«Il giro delle Alpi in 82 giorni»: sarebbe un titolo perfetto per un romanzo fantastico di Jules Verne, ma stiamo parlando della realtà, dove non c'è spazio per le scommesse fittizie di Phileas Fogg. L'alpinista sloveno Miha Valic è riuscito davvero a scalare le 82 vette di 4000 metri delle Alpi, anche se in 102 giorni. Valic, ventottenne di Lubiana con un lungo curriculum di salite, è riuscito per la prima volta nella storia dell'alpinismo a concatenare tutte le cime delle Alpi di quota pari o superiore ai 4000 metri. Il progetto originale prevedeva una montagna ogni giorno, ma il maltempo e le condizioni spesso invernali hanno costretto Valic a rallentare la sua corsa in alta quota. Lo sloveno ha soffiato il record a Franco Nicolini, guida alpina di Molveno, classe 1960. L'alpinista trentino avrebbe voluto tentare la stessa impresa partendo ad aprile, quando è giunta l'inaspettata notizia (confermata nei dettagli solo nei giorni scorsi) dell'exploit dello sloveno.

82x4000: alpinismo a caccia di record da Berhault a Valic
L'alpinismo contemporaneo è sempre a caccia di record e difficoltà estreme. Velocità, esplorazione, avventura, rischio, rispetto delle regole: sono alcuni dei valori presi come riferimento dagli scalatori, anche se talvolta in modo un po' confuso e contraddittorio, perché l'alpinismo è un'attività priva di canoni universali, che può alimentare segreti, rivalità e polemiche. Nicolini è amareggiato: «Mi sono davvero girate un po' le scatole», confessa il trentino, che ormai era pronto a tentare il bis, dopo il tentativo fallito nel 2006.
L'avventura degli 82 quattromila (da scalare in altrettanti giorni) entra nel vivo nel 2004, per volontà del celebre alpinista francese Patrick Berhault. La guida di Chamonix, 46 anni, era convinta che le Alpi avessero ancora molte sfide da opporre all'uomo: partì allora con Philippe Magnin verso il Grand Tour delle più alte montagne europee. Purtroppo il sogno s'infrange il 28 aprile 2004: una cornice di neve si stacca dalla cresta tra il Taschhorn e il Dom de Mischabel, in Svizzera. Patrick precipita per 600 metri, non essendo legato al compagno. I due alpinisti erano già saliti su 64 vette in 60 giorni.

La maratona fallita di Nicolini e lo sprint sloveno
Nicolini riprende l'avventura di Berhault nel 2006, con Michele Compagnoni. La coppia italiana deve abbandonare la spedizione dopo 40 giorni, solo 12 di scalata effettiva con 25 cime raggiunte. Le condizioni meteorologiche si rivelano proibitive: nevicate, tormente, attese improduttive nei bivacchi a rigirarsi i moschettoni tra le mani, al ritmo inarrestabile del cronometro. L'alpinista trentino non si arrende: tutto è pronto per l'anno successivo, il 2007. Vuole partire in solitaria, spostandosi tra valli e montagne senza usare mezzi a motore (solo la bicicletta); battezza la spedizione "Hivetec 4000" (dal nome dello sponsor) e predispone un sito internet.
Niente da fare: Valic lo anticipa in gran segreto. Lo sloveno completa il Grand Tour di Berhault con l'appoggio di 15 compagni di cordata. Inizia l'estenuante cavalcata alpinistica nel cuore dell'inverno, al Corne du Diable (4069), scegliendo le vie più accessibili, siccome la priorità è lo scorrere della clessidra. L'impegno richiesto è altissimo, anche rimanendo sui percorsi standard, senza velleità di prime ascensioni: «D'inverno - racconta Valic - le normali dei quattromila sono deserte, fredde, dure da salire perché coperte di neve. I rifugi sono chiusi, le giornate corte. Ma il senso di magnificenza delle montagne raggiunge il massimo». Il concatenamento degli 82 quattromila, chiuso a Les Droites (4000), elimina un altro record, tra quelli rimasti sulle pareti alpine. Ogni vittoria è però migliorabile: qualcuno riuscirà davvero a salire 82 vette in 82 giorni? Per il momento, Nicolini preferisce cercare altre imprese: «Ho già un nuovo progetto, che ho intenzione di mettere in campo alla fine del mese. Ma preferisco tenerlo riservato, per ora: ne parlerò solo quando sarò partito, per evitare che qualche avvoltoio mi freghi di nuovo sul tempo».

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