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Disastro Inter: battuta dal Liverpool e fuori dall'Europa. Mancini: «Lascio a fine anno»

di Lara Vecchio

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12 marzo 2008
Roberto Mancini (Ansa)
SlowFoot/Il blog di Gigi Garanzini
Cuper ci riprova e riparte dal Parma

L'impresa è di quelle impossibili. Non per l'Inter al massimo del suo splendore, ma per l'Inter con i nervi a pezzi di queste ultime settimane, francamente sì. Ingenuità? Sfortuna? Eccesso di provincialismo? Più probabilmente l'insieme delle tre. Restare in dieci per la seconda volta, nella gara più importante della stagione, non è certo espressione di grande maturità, ma anche la fortuna ieri sera ha deciso di andare a svernare altrove. Il tabù europeo resta tale per i colori nerazzurri, il bollino di squadra che non sa vincere fuori dai confini italiani resta incollato sulle maglie interiste come una lettera scarlatta. E come se non bastasse, il colpo di grazia arriva dalle dichiarazioni post partita di Roberto Mancini che annuncia di lasciare a fine stagione. Follia pura, in un momento tanto delicato, proprio quando il condottiero dovrebbe tenere più salde che mai le redini dello spogliatoio. Il rischio di sfasciare un giocattolo che già di suo ha le pile scariche, anche nel rush finale del campionato, è più che una possibilità. Ma cominciamo dalla partita che, per la verità, sembrava indirizzata sui binari giusti. La prima occasione da gol dell'Inter arriva dopo 8' di gara. Bella combinazione Ibrahimovic –Cruz con l'argentino che scocca una staffilata dal limite dell'area ma trova lo scatto felino del portiere del Liverpool Reina. Sembrano carichi i nerazzurri, trascinati da una tifoseria che crede nella rimonta e si sgola. Gli inglesi sono attendisti e lasciano giocare l'Inter senza mai andare in affanno. La manovra nerazzurra del resto non è avvolgente come dovrebbe, il gioco sulle fasce viene bloccato con regolarità. I Reds ci provano con Fernando Torres intorno alla mezz'ora. La sua conclusione è velleitaria ma in mezzo al campo qualcosa comincia a non funzionare. Il Liverpool arriva sul fondo con troppa facilità, soprattutto sulla corsia di destra, ma è ancora l'Inter a confidare nelle giocate individuali: così Ibra pesca ancora una volta in profondità Cruz che, peccando di egoismo, ignora l'ottima posizione di Stankovic e cerca invano il secondo palo. "El jardinero" è l'unico a mostrare grinta, ma non è fortunato neanche quando ci prova di tacco, servito da Maicon. Il primo tempo senza reti smorza l'ottimismo e quel poco va a farsi benedire quando a farla da padrone è la scarsa condizione di mezza quadra. Vieira in primis, che, oltre a risultare sterile in fase di contributo tattico, manca clamorosamente la prima occasione della ripresa spianando la strada alla disfatta e caricando positivamente gli avversari che sentono in tasca la qualificazione e ne accarezzano i contorni un minuto più tardi, quando Burdisso, già ammonito, entra inutilmente a gamba tesa a metà campo lasciando tutti a bocca aperta: l'arbitro norvegese Oevreboe estrae, quasi incredulo, il secondo giallo. E per l'Inter torna l'incubo dell'inferiorità numerica che, con almeno due gol da recuperare in meno di quaranta minuti per sperare almeno nei tempi supplementari , suona come una condanna. Da quel momento in poi, solo mani nei capelli. Innanzitutto quelle di Ibrahimovic, che vuole tirare tutte le punizioni e non ne azzecca una. Poi lo svedese spreca un pallone pesante senza riuscire ad approfittare di una defaillance della retroguardia inglese. Palla che taglia tutta l'area e si spegne a fil di palo. Benitez a questo punto non ha più dubbi e ordina ai suoi di prendersi qualche rischio per lanciarsi in avanti e chiudere il match. Così sia. Non se lo fanno ripetere due volte gli inglesi che prima trovano sulla strada di Gerrard un grande Julio Cesar che neutralizza una punizione, ma tre minuti dopo, al 63' festeggiano il destro secco di Torres, peraltro non irresistibile. Neanche a pensarci alla possibilità di fare quattro gol. La tensione si taglia col coltello. Figo si rifiuta di entrare in campo e Mancini lo manda a quel paese. Pochi minuti dunque per Pelè,che rileva il fantasma di Vieira, per Suazo, che rileva Ibrahimovic, e per Jimenez che sostituisce Stankovic. L'ago della bilancia non fa una piega. L'Inter, anche per quest'anno, dovrà ‘accontentarsi' del palcoscenico italiano. Il pubblico accetta di buon grado e regala perle di fair play, con il conforto, forse, del mezzo gaudio dell'eliminazione dei cugini rossoneri. Nel post partita tiene banco Roberto Mancini annunciando la fine del suo idillio nerazzurro. Il tecnico prova a scorporare la sconfitta europea dalla sua clamorosa decisione, ma molti dubbi restano sul tenore della discussione post partita nella sacralità degli spogliatoi di San Siro. «Nonostante abbia ancora quattro anni di contratto, credo che questi saranno gli ultimi due mesi e mezzo alla guida dell'Inter. Ho già comunicato a Moratti e ai ragazzi la mia decisione». La domanda sorge spontanea: perché ora? O meglio, perché annunciarlo in un momento già difficile? «Adesso c'e' da vincere uno scudetto, questa gente lo merita. L'Inter è una grande squadra e una grande società, a prescindere da chi l'allena». Già, ma da oggi sarà tutto più difficile. E persino uno scudetto che sembrava già in cassaforte potrebbe prendere la via di un percorso accidentato.

La qualificazione del Liverpool definisce il tabellone dei quarti: saranno ben quattro le squadre inglesi nell'urna di Nyon (venerdì il sorteggio). Ci saranno infatti anche l'Arsenal, il Manchester United e il Chelsea. Completano la griglia Barcellona, Roma , Schalke 04 e Fenerbahce .

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